Materie Scolastiche

    Materiale e informazioni su qualsiasi materia scolastica

    Visualizza gli articoli con tag materia storia

    La vita nelle trincee – Informazioni sulla vita nelle trincee

    Diventa assai presto da guerra di movimento una guerra di posizione, in cui i due schieramenti si fonteggiavano a poche centinaia o addirittura poche decine di metri, la Prima guerra mondiale fu vissuta dai soldati principalmente in trincea. Quest’opera di fortificazione era costituita da una fitta rete di fossati – disposti per lo più su due o tre linee à che servivano per proteggere le truppe dai colpi delle mitragliatrici nemiche. Il fossato era a sua volta difesa da una serie di reticolati di filo spinato per impedire o frenare l’assalto degli avversari.

    I soldati in trincea trascorrevano ore e giorni senza aver nulla da fare, senza potersi muovere, spesso impantanati nel fango per l’acqua piovana che allagava i fossati. Alla monotonia si aggiungeva l’angoscia nell’attesa di un ordine d’attacco contro le postazioni nemiche o di un contrattacco da parte degli avversari.

    Sulle penose condizioni delle giornate in trincea viene riportata la testimonianza di un soldato, raccolta dallo storico francese Jean-Baptiste Duroselle:

    Un odore sgradevole ci prende alla gola nella nostra nuova trincea. Piove a dirotto e troviamo dei tel da tenda sulle pareti. L’indomani, all’alba, constatiamo che le nostre tincee sono scavate in un carnaio; i teli da tenda nascondevano la vista di cadaveri e rottami. Dopo qualche giorn del sole, le mosche ci invadono, l’appetito è scomparso. Quando i fagioli ed il riso possono arrivarci, li scaraventiamo oltre il parapetto. Solo il vino e la grappa sono i benvenuti. Gli uomini hanno un colorito torreo, gli occhi segnati. Al secondo posto, fra i va, venivano i topi e i pidocchi, moltiplicati dalla promiscuità di quegli uomini mai svestiti, raramente calzati e lavati, dall’abbondanza dei resti di paglia nei rifugi, dove l’odore acre dell’urina era indicibile, e i rifiuti sparsi un po’ dappertutto.

    I trattati di pace della prima guerra mondiale – Informazioni sui trattati di pace della prima guerra mondiale

    A guerra finita la questione dei trattati di pace fu affrontata in gran parte con la volontà di punire il nemico. Inverno, fin dal Gennaio 1918, il presidente americano Woodrow Wilson aveva enunciato in 14 punti dei principi completamente diversi, su cui avrebbe dovuto basarsi una pace giusta e duratura. Essi prevedevano che fosse riconosciuto il principio di nazionalità, cioè il diritto dei popoli di organizzazione internazionale degli Stati: che la navigazione sui mari e i commerci internazionali fossero il più possibile liberi; che gli armamenti fossero ridotti al minimo; che la Germania restituisse l’Alsazia e la Loena tolte ingiustamente alla Francia nel 1871.

    Alla Conferenza di pace, che si svolse a Parigi (1919-1920), questi punti vennero però quasi del tutto ignorati e a ciascuno dei Paesi vinti fu imposto un trattato pesantemente punitivo.

    I diversi trattati presero il nome dal palazzo o dalla località nei dintorni di Parigi in cui vennero firmati.

    Il Trattato di Versailles con la Germania prevedeva il ritorno dell’Alsazia e della Lorena alla Francia e i Trattati di Saint-Germain e del Trianon dettarono le condizioni di pace all’Austria e all’Ungheria e sancirono la fine dell’Impero asburgico. Sorsero i nuovi Stati della Cecoslovacchia e della Jugoslavia, che raggruppava la Serbia, il Montenegrom e gli ex territori asburgici della Croazia, della Slovenia e della Bosnia-Erzegovina. Austria e Ungheria furono ridotte a repubbliche dalle dimensioni all’incirca pari a quelle attuali. L’Italia ottenne il Trentino, l’Alto Adige e la Venezia Giulia.

    La prima guerra mondiale – Informazioni sulla prima guerra mondiale

    I contrasti coloniali, le crisi balcaniche, le rivendicazioni nazionaliste, la corsa agli armamenti fin dall’inizio del Novecento resero assai probabile lo scoppio di una guerra di vaste proporzioni. Molti politici e intellettuali ne erano ben consapevoli, ma le grandi potenze non fecero nulla di serio per evitare la guerra, che alla fine scoppiò.

    L’occasione fu un’altra crisi balcanica, che però, a differenza delle precedenti, coinvolgeva direttamente, fin dal principio, uno dei maggiori Stati europei, ovvero l’Impero asburgico. Il 28 Giugno 2914 a Sarajevo, nella Bosnia, un nazionalista serbo uccise l’arciduca Francesco Ferdinando, principe ereditario dell’Austria-Ungheria. Il governo di Vienna, ritenendo la Serbia direttamente responsabile dell’attentato, le inviò un durissimo ultimatum,che fu accolto solo in parte. Pertanto il 28 Luglio l’Austria dichiarò guerra alla Serbia.

    Seguì una serie di reazioni a catena che portarono nell’arco di una settimana a un conflitto di dimensioni europee: da una parte gli Stati dell’Intesa a fianco della Serbia, dall’altra gli Imperi centrali.

    L’Italia invece si dichiarò neutrale, poiché la Triplice alleanza aveva un carattere esclusivamente difensivo, mentre, in questo caos, era stata l’Austria ad attaccare la Serbia.

    A partire dalla fine di Agosto il conflitto europeo si allargò a livello mondiale: infatti il Giappone che sperava di strappare ai Tedeschi possedimenti e aree d’influenza in Estremo Oriente, intervenne a fianco dell’Intesa. Tra il 1915 e il 1917 sarebbero poi intervenuti con la Triplice intesa l’Italia, la Romania, gli Stati Uniti, la Grecia e il Portogallo; con gli imperi centrali la Bulgaria e la Turchia.

    In Italia la proclamazione della neutralità era stata accolta con favore dalla maggioranza sia del Parlamento sia della popolazione. Infatti erano contrari all’intervento in guerra i liberali giolittiani, i socialisti e i cattolici.

    Giolitti temeva che l’entrata in guerra aggravasse i contrasti sociali; era inoltre convinto che l’Italia avrebbe potuto ottenere gran parte dei territori ancora occupati dall’Austria mediante trattative diplomatiche, senza esporsi ai rischi di una guerra.

    Per quanto riguarda i socialisti, mentre in quasi tutti gli altri Stati europei si erano dichiarati favorevoli alla guerra, in Italia si erano mantenuti fedeli al pacifismo proclamato dalla Seconda internazionale, che affermava il dovere delle classi lavoratrici e dei loro rappresentanti di impedire la guerra con tutti i mezzi. Infatti, secondo i socialisti, il conflitto nasceva dalla politica imperialistica degli Stati borghesi e dalla loro sempre maggiore sete di guadagni, ma per il proletariato la guerra significava morte e privazioni.

    Contrarie all’intervento erano poi la maggioranza delle autorità cattoliche, che consideravano la guerra un terribile e inutile massacro fratricida, e gran parte della popolazione, che non poteva aspettarsi dalla guerra nessun tipo di vantaggio, ma solo sconvolgimenti e rovina.

    Pur essendo una minoranza sia in Parlamento sia tra la popolazione, coloro che sostenevano l’intervento in guerra, i cosiddetti interventisti, continuavano una forza molto attiva e rumorosa.

    Gli interventisti democratici nelle idee politiche generali sia vvicinavano molto ai socialisti, alcuni sindacalisti ritenevano che il conflitto avrebbe favorito la rivoluzione proletaria, i nazionalisti erano la componente principale degli interventisti e gli intervenitisti costituivano un movimento politico sorto poco dopo la conclusione della Terza guerra d’indipendenza con lo scopo specifico di unire all’Italia il Trentino e la Venezia Giulia.

    Tra gli intervenisti si schierò anche Benito Mussolini che era stato uno dei neutralisti più accesi. Nell’aco di un mese passò a sostenere la tesi opposta dell’intervento a fianco dell’Intesa e venne perciò espulso dal Partito socialista.

    Infine c’era la Destra liberale che aveva il sostegno del re Vittorio Emanuele III e faceva capo al primo ministro Salandra.

    Le vicende militari nella prima guerra mondiale (1914-1917) – I primi avvenimenti bellici riguardarono il fronte occidentale dove si contrapponevano Francia e Germania.

    Entrambe le potenze ritenevano di risolvere il conflitto a proprio favore in pochi mesi con una guerra di movimento, quindi d’attacco. I più rapidi a muoversi furono i Tedeschi che volendo cogliere di sorpresa i Francesi, decisero di passare attraverso il Belgio, non rispettandone la neutralità. All’altezza della Marna furono però fermati e costretti a retrocedere leggermente. Si formò così una doppia trincea lunga circa 800 km dai Vosgi alla costa belga. Qui la guera di movimento si trasformò in una guerra di posizione che durò 4 anni.

    Fin dall’inizio della guerra la potentissima flotta britannica dominò incontrastata il Mare del Nord, impedendo alle navi tedesche di entrare e uscire dai loro porti.

    In tal modo furono anche bloccati i rifornimenti di materie prime, merci e generi alimentari necessari alla Germania. L’unico tentativo di forzare il blocco fu stroncato e con il trascorrere del tempo gli Imperi centrali si trovarono in una situazione di grave emergenza, oltre che per i rifornimenti militari, anche per quelli alimentari: molti prodotti mancavano del tutto e gli altri furono razionati.

    Nel 1918 gli Imperi centrali erano allo stremo delle forze e la loro offensiva si esaurì nell’estate. Invece gli eserciti dell’Intesa afforzati dall’arrivo delle truppe e delle armi amirane, poterono sferrare la controffensiva decisiva: ad Amiens sul fronte occudentale e a Vittorio Veneto su quello italiano. Dopo che già si erano arrese la Bulgaria e la Turchia, il 3 novembre l’Austria firmò l’armistizio, seguita, l’11 Novembre dalla Germania.

    I trattati di pace della prima guerra mondiale – A guerra finita la questione dei trattati di pace fu affrontata in gran parte con la volontà di punire il nemico. Inverno, fin dal Gennaio 1918, il presidente americano Woodrow Wilson aveva enunciato in 14 punti dei principi completamente diversi, su cui avrebbe dovuto basarsi una pace giusta e duratura. Essi prevedevano che fosse riconosciuto il principio di nazionalità, cioè il diritto dei popoli di organizzazione internazionale degli Stati: che la navigazione sui mari e i commerci internazionali fossero il più possibile liberi; che gli armamenti fossero ridotti al minimo; che la Germania restituisse l’Alsazia e la Loena tolte ingiustamente alla Francia nel 1871.

    Alla Conferenza di pace, che si svolse a Parigi (1919-1920), questi punti vennero però quasi del tutto ignorati e a ciascuno dei Paesi vinti fu imposto un trattato pesantemente punitivo.

    I diversi trattati presero il nome dal palazzo o dalla località nei dintorni di Parigi in cui vennero firmati.

    Il Trattato di Versailles con la Germania prevedeva il ritorno dell’Alsazia e della Lorena alla Francia e i Trattati di Saint-Germain e del Trianon dettarono le condizioni di pace all’Austria e all’Ungheria e sancirono la fine dell’Impero asburgico. Sorsero i nuovi Stati della Cecoslovacchia e della Jugoslavia, che raggruppava la Serbia, il Montenegrom e gli ex territori asburgici della Croazia, della Slovenia e della Bosnia-Erzegovina. Austria e Ungheria furono ridotte a repubbliche dalle dimensioni all’incirca pari a quelle attuali. L’Italia ottenne il Trentino, l’Alto Adige e la Venezia Giulia.

    Cangrande_della_Scala.JPG (206×244)

    Chi è Cangrande della Scala – Alberto I Canfrancesco della Scala, not come Cangrande della Scala, nacque a Verona nel 1291. Figlio di Alberto della Scala, divenne signore di Verona insieme al fratello Alboino, in seguito alla morte del padre avvenuta nel 1301 e dell’altro fratello Bartolomeo, morto nel 1304. Nel 1311 era stato nominato vicario imperiale; morto anche Albonio, divenne unico signore della città. Con la morte di Arrigo VII nel 1513, divenne il punto di riferimento dei Ghibellini italiani.

    Condusse una politica universalista, nel desiderio di riunificare l’Italia sotto il potere imperiale; ma morì ancora giovane nel 1329. Dante trovò generosa ospitalità presso di lui tra il 1312 e il 1318. A Cangrande è dedicata la erza cantica della Commedia: lo dichiara la XIII epistola indirizzata a lui.

    Francesco_d_Assisi.jpg (197×256)

    Chi è Francesco d’Assisi – Francesco d’Assisi è una delle principali figure storiche del cristianesimo. Nacque ad Assisi nel 1182, Viglio di un ricco mercante di tessuti, Pietro Bernardone, e di una nobile di origine provenzale, Giovanna. Fu battezzato col nome di Giovanni; fu il padre a voler aggiungere il nome Francesco, che a quel tempo significava francese, in onore dei numerosi viaggi per affari da lui compiuti in Francia. Ebbe una giovinezza serena e agiata. Intraprese la carriera militare e partecipò alla guerra tra Perugia e Assisi (1202-1203(), in seguito alla quale fu fatto prigioniero. Da questo momento in poi visse una profonda crisi interiore. Inizi a dedicarsi ad opere di carità per i poveri e i lebbrosi, ritirandosi spesso a pregare nella chiesa di San Damiano. Venduti alcuni beni di famiglia per finanziare il restauro di quell’edificio, Francesco venne citato in giudizio dal Vescovo. Decise allora di rinunciare pubblicamente ai propri beni, si spogliò delle vesti e le restituì al padre che ruppe con lui ogni rapporto. Allora si unirono a Francesco alcuni confratelli che condividevano il suo progetto di povertà estremo, che divenne la base della sua regola. Questa fu presentata nel 1210 a Papa Innocenzo III che diede un’approvazione non ufficiale. Nel 1214 Francesco si stabilì con i confratelli nella piccola badia di Santa Maria degli Angeli alla Poorzincola. Presso Assisi, si recò poi in Terra Santa per cercare di convertire il sultano. Rientrato in Italia mise a punto la regola che venne approvata ufficialmente da Papa Onorio III nel 1223. L’anno seguente si ritirò sul monte della Verna, dove ricevette le stimmate, cioè i segni della crocifissione di Cristo. Duramente prostrato da digiuno e dalla durezza del clima, quando tornò ad Assisi aveva ormai la salute compromessa. Nel 1225 compose il Cantico delle Creature. Dopo un anno nell’ottobre del 1226, gravemente malato, morì adagiato sulla nuda terra alla Proziuncola. Fu canonizzato nel 1228.

    Tommaso_d_Aquino.jpg (190×265)

    Chi è Tommaso d’Aquino – Tommaso d’Aquino può essere considerato il più influente e importante pensatore cristiano del Medioevo. Figlio del conte d’Aquino, nacque nel castello di Roccasecca in ampani,a nel 1226 e divenne frate domenicano nel 243. Studiò a Parigi e a Colonia dove incontrò Alberto Magno. Una volta completata la sua formazione iniziò a insegnare nella stessa Colonia, a Parigi, a Napoli, per poi tornare nuovamente a Parigi.

    Rientrò in Italia nel 272 e vi morì nel 274 Fu canonizzato nel 323 e poi proclamato dottore della Chiesa.

    A Tommaso si deve la più organica sistemazione della teologia cristiana secondo i fondamenti razionali della filosofia aristotelica. Oltre ai commenti alle opere del filosofo greco, Tommaso è autore di due fondamentali Summae: la Summa Theologiae.

    Dante riconosce la centralità delle dottrine di Tommaso, concedendo al santo un osto d’onore tra gli spiriti sapienti del quarto cielo del aradiso. Ma è opportuno ricordare che il pensiero di Dante non ricalca fedelmente e sue posizioni e che anzi, su numerose questioni si distacca da esso. La cultura filosofica di Dante era infatti molto varia e aperta a influssi differenti; non a caso proprio nel X canto del Paradiso, in cui filosofo appare, Dante colloca tra i sapienti il teologo Sigeri di Brabante, che da Tommaso era stato duramente avversato e criticato per quel che riguarda il rapporto tra ragione e fede.

    Corso_Donati.jpg (229×400)

    Chi è Corso Donati – Corso Donati, fratello di Forse e di Piccanda, fu una figura di spicco della toria di Firenze a cavallo tra il II e il XV secolo. Capo della fazione dei Guelfi Neri, le cronache del tempo lo descrivono come un uomo crudele.

    Quando era giovane strappò la sorella Piccarda dal convento per darla in moglie a Rossellino della Tosa episodio al quale Dante allude durante l’incontro con la donna in Paradiso. Fu podestà in varie città e nel 1289 partecipò ala battaglia di Campaldino rendendosi protagonista di una delle azioni determinati per la vittoria finale dei fiorentini. Probabilmente partecipò alla congiura di Santa Trinità che doveva portare alla cacciata definitiva dei Bianchi da Firenze. Per questo fu condannato a morte in contumacia ma riuscì a rientrare quando intervenne nella contesa Carlo di Valois inviato da Bonifacio VIII. Tornato in città si vendicò ferocemente dei suoi avversari e divenne una sorta di tiranno. Per questo entrò in conflitto anche con quelli che lo avevano sostenuto fino a quando non venne condannato come traditore nel 1308. Fuggito dalla città a cavallo viene raggiunto e ucciso non lontano dalle mura.

    Bonagiunta_Orbicciani.jpg (197×249)

    Chi è Bonagiunta Orbicciani – BAonagiunta Orbicciani da Lucca nacque intorno al 1220 e morì probabilmente nel 1296, o poco dopo. Fu notaio e poeta. A lui e a Guittoe d’Arezzo della poesia della scuola poetica siciliana. Ci è rimasto un suo canzoniere con trentasei componimenti di tema amoroso. Egli rimase estraneo ai modi dello stilnovo, inaugurati da Guinizzelli. Proprio a Guinizzelli egli indirizz ò un sonetto polemico. Voi ch’avevate mutato la manera, in cui accusava il poeta di essersi allontanato dalla tradizione lirica. Probabilmente da questo testo deriva la scelta di Dante di farne il suo interlocutore nel XXIV canto del Purgatorio, in cui espone la novità del dolce stile.

    Enrico_VII.JPG (250×344)

    Chi è Enrico VII – Enrico VII, o Arrigo VII di Lussemburgo, nacque nel 1275. Fu eletto re di Germania nel 1308 e incoronato ad Acquisgrana nel gennaio dell’ano seguente sebbene non avesse ottenuto ancora l’approvazione del papa Clemente V. Fu animato da ideali universalitici di pace e di giustizia, tanto che nel 1310 decise di scendere in Italia: intendeva far valere i suoi diritti imperiali e risolvere la contesa tra Guelfi e Ghibellini che ormai stava dilaniando la penisola. Nel 1311 venne incoronato re de Romani a Milano e inizialmente trovò una buona accoglienza da parte dei comuni. Ben presto però si schierò con i Ghibellini, mostrando un’ostilità aperta al maggiore sostenitore dei Guelfi italiani, Roberto d’Angiò, re di Napoli. I comuni allora si ribellarono.

    Nel Maggio del 1312 occupò militarmente Roma, difesa proprio da Roberto d’Angiò. Alla fine di giugno ottenne di essere incoronato imperatore da Clemente V in San Giovanni in Laterano, senza però riuscire ad appianare definitivamente i contrasti con il papa. Nel 1313 tentò di assediare Firenze, ma fu costretto a rifugiarsi nella ghibellina Pisa. Partito alla conquista di Roma e poi del regno di Napoli morì improvvisamente a Buonconvento, vicino a Siena, quello stesso anno. Dante fu un convinto sostenitore di Arrigo VII (Enrico VII) e della sua politica di restaurazione dell’autorità imperiale: a lui indirizzò una delle sue epistole; inoltre nel De Monarchia viene elaborata una teoria politica molto vicina alle posizioni imperiali.

    Nella Commedia la figura di Arrigo (Enrico) è evocata allegoricamente, attraverso una profezia di sapore apocalittico del XXXIII canto del Purgatorio, dove è indicato come colui che riporterà l’ordine e arresterà la decadenza della Chiesa corrotta e l’ingerenza del re di Francia Filippo il Bello. Nel Paradiso, Dante gli destina un seggio trionfale fra i beati dell’Empireo: l’imperatore è celebrato come l’alto Arrigo (Enrico).

    L’Antisemitismo – Cos’è L’Antisemitismo

    Il trine antisemitismo  stato coniato intorno al 1879 per indicare l’ideologia e l’atteggiamento persecutorio nei confronti degli Ebrei (semiti in quanto secondo il racconto della Genei, dopo il diluvio universale discesero da Sem, uno dei tre figli di Noè). Tuttavia, le origini di questo pregiudizio razziale sono molto antiche. Attestato già nel mondo greco e romano, l’antisemitismo si diffuse col Cristianesimo: gli Ebrei vennero collettivamente accusati di deicidio, cioè dell’uccisione di Dio, incarnatosi in Gesù Cristo. Il diffondersi del Cristianesimo dal IV secolo d. . in poi, consolidò e radicò nella coscienza religiosa questo pregiudizio, dall’origine delle numerose e sanguinose persecuzioni che gli Ebrei subirono nel corso della storia. Con la distruzione di Gerusalemme, nel 70 d. C., ha inizio la diaspora, ciò la dispersione del popolo ebraico fuori dalla terra di Israele: e venne considerata la giusta punizione che Dio scagliava contro i suoi assassini (Dante stesso aderisce a questa interpretazione ). Quello che la Bibbia presenta come il popolo eletto diventava così un popolo maledetto. Considerati responsabili del sacrilegio pi orribile, nell’Europa medioevale gli Ebrei divennero oggetto delle accuse più svariate e false, dalla diffusione della peste all’uccisione rituale di bambini dall’avvelenamento delle acque dei fiumi alla profanazione delle ostie consacrate. Sebbene le comunità ebraiche vivessero, insieme a molte altre comunità all’interno delle società cristiane, la loro presenza era sentita come una minaccia per l’integrità religiosa. Fu così che, anche con il sostegno del papato, furono incoraggiate le persecuzioni. Gli Ebrei vennero ufficialmente espulsi dall’Inghilterra nel 1290, dalla Francia nel 1394, dalla Spagna nel 1492. Nel 1215 il IV Concilio Vaticano sarcì il principio della separazione fra Cristiani ed Ebrei, ai quelli si cominci a imporre l’uso di un abbigliamento distintivo. La segregazione trovò il culmine con la costituzione del primo ghetto ufficiale a Roma nel 1555 sotto Paolo IV, sebbene già al 1516 a Venezia la contrada Gheto, da cui ha origine il termine.