L’Unione europea – Cos’è l’Unione europea

Dopo il ritiro di De Gaulle dalla scena politica, il processo di integrazione europea riprese slancio, anche per i buoni risultati economici ottenuti nel primo decennio: in particolare, all’interno del MEC, ci fu una forte crescita degli scambi commerciali. Molti Paesi chiesero pertanto di entrare nella Comunità europea: nel 1973 venne accolta la richiesta di adesione dellla Gran Bretagna, dell’Irlanda e della Danimarca. Successivamente la CEE si allargò alla Grecia, alla Spagna e al Portogallo, all’Austria, alla Svezia e alla Finlandia.

Rimaneva tuttavia il problema degli organismi di potere, cioè di chi prendeva le decisioni nella CEE: anzi, con il progressivo allargamento della Comunità, la questione si complicava.

Dal 1974 divenne consuetudine riunire regolarmente almeno due volte l’anno, oltre al Consiglio ei ministri dei diversi settori, il Consiglio europeo, costituito dai capi di governo dei vari Stati e dal presidente della Commissione. Al Consiglio europeo spettavano le decisioni fondamentali si trattava certamente di un rafforzamento dei poteri delle istituzioni nazionali, ma esso diventava anche un punto di riferimento stabile e preciso per la Commissione, la quale doveva dar attuazione alle decisioni del Consiglio.

Inoltre il potere dei governi nazionali venne parzialmente bilanciato dalla nascita di un Parlamento europeo eletto a suffragio universale che sostituiva l’Assemblea eletta dai Parlamenti nazionali.

Il risultato fu che nel Febbraio del 1986 il Consiglio europeo firmò l’Atto unico, così definito perché comprendeva in un unico testo elementi diversi.

In primo luogo esso indicava le norme che entro una precisa data avrebbero dovuto dar vita a un reale mercato unico, basato su quattro fondamentali libertà di circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali.

L’importanza di una simile decisione è evidente. Si sarebbe infatti craeto un immenso mercato unico di circa 320 milioni di consumatori che avrebbe permesso all’Europa di tornare a collocarsi tra le grandi potenze economiche mondiali e di resistere alla loro fotissima concorrenza.

In secondo luogo l’Atto unico conteneva alcuni organi di governo della CEE. Esso non accoglievano le richieste dei federalisti, ma rappresentavano comunque un piccolo passo avanti nella direzione da essi indicata.

Sebbene con difficoltà il mercato unico venne in buona parte realizzato nei sette anni previsti. A questo punto, per procedere nell’integrazione economica diventava necessario che gli Stati europei trovassero un accordo sul problema della moneta unica.

I prita unica erano stati fatti fin dal 1972 con la creazione del cosiddetto serpente monetario, un siste,ma per limitare le variazioni di valore tra le monete. A causa soprattutto della crisi che investì l’economia mondiale nel 1973, i risultati ottenuti furono però piuttosto scarsi.

L’idea di ridurre al minimo gli sbalzi tra i cambi venne ripresa nel 1979 con la creazione del Sistema monetario europeo che fissava i precisi limiti di oscillazione delle singole monete rispetto all’ECU.

Se le decisioni sulla moneta unica furono sicuramente le più importanti del Trattato di Maastricht,questo conteneva tuttavia anche altre novità rilevanti. Innanzi tutto la Comunità economica europea veniva inserita in una struttura più ampia, definita Unione europea UE.

In termini pratici il passaggio non determinò grandi trasformazioni, ma aveva un preciso significato: le questioni economiche continuavano a essere certamente predominanti, però non erano più le sole su cui i Paesi della UE si impegnavano nel processo di unione. Al cosiddetto primo pilastro se ne affiancavano infatti altri due: il secondo riguardante la politica estera e la difesa, il terzo relativo alla cooperazione giudiziaria e di polizia, con particolare riferimento al controllo dell’immigrazione dai Paesi extracomunitari.

Gli impegni presi in tali settori erano assai minori rispetto a quelli assunti in materia economica e probabilmente non risultavano del tutto adeguati di fronte, da un lato, alla crescente immigrazione extracomunitaria, dall’altro, alle straordinarie novità che si erano determinate in Europa negli anni 1989-1991 con la caduta del comunismo nei Paesi dell’Est.