La guerra fredda – Cos’è la guerra fredda

Oltre a provocare decine di milioni di moti e terrificanti distruzioni, la seconda guerra mondiale determinò anche conseguenze politiche ed economiche. I regimi nazifascisti furono abbattuti.

Tra le nazioni vincitrici, la Francia e la Gran Bretagna persero progressivamente i loro imperi coloniali e cedettero il ruolo di grandi potenze a Stati Uniti e Unione Sovietica.

Le due nuove superpotenze presentavano una serie di caratteristiche comuni:

erano estese come continenti e comprendevano al loro interno popoli diversi;

possedevano immense risorse naturali e una vasta organizzazione industriale;

miravano a una politica imperialistica.

Esse però erano fondate su sistemi sociali, politica ed economici differenti.

Capitalismo, democrazia, ampie libertà ma anche forti disuguaglianze sociali erano le caratteristiche degli Stati Uniti.

Socialismo, dittatura del Partito comunista, negazione delle libertà, scarso benessere, caratteristiche dell’Unione Sovietica.

Inoltre gli Stati Uniti avevano un netto vantaggio industriale e militare.

Infine solo gli Stati Uniti possedevano la micidiale bomba atomica; l’URSS costruì la prima nel 1949.

Al termine della Seconda guerra mondiale il mondo era dunque dominato da due superpotenze, che si apprestavano a spartirselo in due zone d’influenza.

L’Organizzazione delle nazioni unite ONU, un nuovo organismo internazionale creato nella Conferenza di San Francisco.

L’obiettivo dei cinquanta Stati che parteciparono alla Conferenza era salvare le generazioni future dal flagello della guerra.

Ma il funzionamento del nuovo organismo fu largamente influenzato e spesso impedito dalle scelte politiche delle due superpotenze.

Il Consiglio di sicurezza è composto inizialmente da undici membri, di cui cinque permanenti e sei eletti a turno fra tutti gli altri Stati. Solo in seguito all’ampliamento dell’ONU, i membri del Consiglio di sicurezza furono portati a quindici. Ciascuno dei membri permanenti godeva del diritto di veto, con il quale poteva bloccare ogni decisione. In pratica ciò significava che erano approvate solo le risoluzioni su cui ci fosse accordo tra le due superpotenze.

Il nuovo presidente degli Stati Uniti Truman assunse nei confronti dei Russi un atteggiamento molto più rigido rispetto a quello tenuto da Roosevelt.

Truman pensava che occorresse frenare a ogni costo l’espansione sovietica.

Già alla Conferenza di Potsdam dove si riunirono i rappresentanti di Stati Uniti, URSS e Gran Bretagna i contrasti emersero chiaramente.

La Germania continuò a essere divisa in quattro zone di occupazione, così come Berlino. Restò a sua volta divisa in quattro parti: l’area occidentale delle città andò ad Americani, Francesi e Inglesi, Berlino est ai Sovietici.

L’Italia perse alcuni territori sulle Alpi occidentali, l’Istria, le isole greche e le colonie.

Al centro della guerra fredda fu tuttavia la Germania. Fin dal 1947, gli Alleati unirono le loro zone di occupazione, in previsione della ricostituzione di uno Stato tedesco. Stalin rispose blccando, nel Giugno 1948, le vie d’accesso a Berlino e impedendo i rifornimenti alla parte occidentale della città. Gli Stati Uniti organizzarono allora un gigantesco ponte aereo in grado di rifornire Berlino ovest.

Nel 1945 la situazione economica in Italia era gravissima. I rifornimenti alimentari mancavano poiché la produzione agricola si era ridotta del 60% rispetto al 1938 e il sistema di trasporti era stato in gran parte distrutto. Per trovare cibo in quantità accettabile occorreva ricorrere alla borsa nera, dove però i prezzi erano spesso troppo alti per i comuni lavoratori, i cui salari reali erano la metà di quelli del 1939.

I bombardamenti avevano inoltre reso inabitabili circa un milione di alloggi perciò molte persone erano state costrette a trasferirsi presso parenti o a cercare rifugio negli edifici pubblici.

Il pesante disagio diede slancio alle lotte sociali, soprattutto al Nord, dove parecchi che avevano partecipato alla guerra partigiana, pensavano di poterla proseguire e trasformare in azione rivoluzionaria per la creazione di una società socialista. Ma furono gli stessi leader della Sinistra a frenare questo progetto facendo deporre le armi ai partigiani.

Il malcontento di molti che avevano partecipato alla Resistenza fu inoltre aggravata dal modo in cui venne affrontato il problema dell’epurazione, cioè dell’allontanamento da ruoli di potere e dall’amministrazione pubblica di quanti avevano condiviso in prima persona la responsabilità del regime fascista. Infatti quest’operazione fu condotta in modo ambiguo e si limitò a individuare chi aveva avuto ruoli di piccola responsabilità, senza toccare chi aveva avuto responsabilità ben maggiori.

Questa forma assai limitata di epurazione fu voluta in particolare dalla Democrazia cristiana e dai liberali, ma venne in sostanza condivisa dai maggiori partiti della Sinistra. Questi ultimi non ritennero opportuno giungere a una rottura dei rapporti con i partiti moderati e rischiare di essere esclusi dal governo che doveva preparare le prime consultazioni democratiche dopo vent’anni di dittatura.

Così il passaggio dallo Stato fascista a quello democratico avvenne senza reale rinnovamento negli incarichi importanti dell’amministrazione pubblica.

Le esecuzioni sommarie dei fascisti in Emilia ebbero talvolta l’appoggio dei dirigenti comunisti locali, ma furono duramente contrastate dai vertici nazionali del PCI.

Abbandonati sia il programma rivoluzionario sia quello di una vasta epurazione, i partiti di Sinistra e il sindacato s’impegnarono invece fortemente per ottenere riforme a favore dei lavori. Tra i risultati raggiunti particolare importanza ebbero il riconoscimento delle commissioni interne, che rappresentavano il sindacato all’interno delle aziende e l’introduzione della cosiddetta scala mobile.

I governi che si costituirono in Italia nel dopoguerra furono da principio formati da tutte le forze politiche che avevano fatto parte del Comitato di liberazione nazionale.

Dopo un breve governo presieduto da Ferruccio Parri, leader del Partito d’azione, nel 1945 divenne primo ministro il democristiano Alcide De Gasperi.

Socialisti e comunisti da principio non si opposero a questa svolta conservatrice, perché speravano in una prossima vittoria elettorale che permettesse loro di formare un governo della Sinistra e di attuare così riforme radicali.

Per il 2 Giugno 1946 venne fissata una doppia votazione, ovvero il referendum per decidere se mantenere la monarchia o trasformare l’Italia in repubblica e l’Assemblea costituente, cioè di un Parlamento con il compito di dare alla democrazia italiana una nuova Costituzione.

La seconda conseguenza fu l’esclusione dei socialisti e dei comunisti dal governo, che rimase così nelle mani dei soli democristiani, appoggiati da alcuni esponenti dei partiti minori del Centro e della Destra. Questa decisione di De Gasperi fu fortemente sollecitata dagli Stati Uniti, che probabilmente erano anche intervenuti per favorire la spaccatura del Partito socialista. Il pesante intervento degli Stati Uniti nella politica interna italiana era il prezzo che l’Italia doveva pagare per ricevere gli aiuti del piano Marshall.