Il dopoguerra in Italia – Informazioni sul dopoguerra in Italia

Il ritorno della pace dopo la Seconda guerra mondiale aveva sollevato gli animi di gran parte della popolazione dalle pesanti angosce generate dal conflitto: la paura di morire sotto un bombardamento aereo, il timore di cadere in un rastrellamento operato dai nemici, l’ansia per la sorte dei familiari combattenti o prigionieri. Finalmente, cessati i divieti imposti dal fascismo e dalle necessità belliche, si poteva circolare liberamente per le strade, raggrupparsi per discutere nei caffè e nelle piazze, organizzare feste pubbliche e private.

La riconquistata libertà fu quindi festeggiata a lungo nell’estate nel 1945, anche se in forme per lo più semplici, adatte alle ristrettezze economiche e alle usanze del tempo: la gente acclamava esultante le sfilate di partigiani e di ex combattenti, seguiva le processioni allestite come ringraziamento ai santi protettori, girava allegramente fra giostre e baracconi dei parchi di divertimento e soprattutto ballava ovunque al ritmo di vecchie canzoni popolari e della nuova musica americana.

L’Italia di allora però un Paese povero e arretrato, devastato dalle distruzioni: quindi, nonostante le manifestazioni di gioia per la conclusione degli eenti bellici, il ritorno alla vita normale fu abbastanza lento, e per qualche anno, molti italiani dovettero adattarsi a vivere in condizioni assai precarie, talvolta ai limiti di sussistenza.

Gravissimo era il problema della casa. Chi aveva avuto la propria abitazione distrutta o fortemente danneggiata, in attesa delle ricostruzioni aveva dovuto accontentarsi di sistemazioni provvisorie presso scuole, caserme, chiese, sconsacrate, perfino vagoni ferroviari, messi a disposizione dallo Stato. Soprattutto in città, la popolazione si addensava anche in scantinati, soffitte, case semidistrutte, oppure in baracche, costruite con materiali recuperati tra le macerie. Chi, più fortunato, abitava in un appartamento non lesionato, doveva ospitare i senzatetto, adattandosi a vivere con estranei e in spazi ridotti.

Un altro enorme problema era quello dell’alimentazione, particolarmente presente nelle grandi città. Il latte, il pane, la farina, lo zucchero e altri generi di prima necessità scarseggiavano ed erano ancora distribuiti con la tessera. Fioriva così la borsa nera, anche più che nel periodo bellico: provenienti dalle campagne e dai magazzini degli eserciti alleati, i prodotti ricercati, quali olio, burro, carne fresca e in scatola, zucchero, caffè, cioccolato, erano comerciati illegalmente e a prezzi irraggiungibili per molte persone.

Alla borsa nera, oltre ai generi alimentari, si trovavano merci di vario tipo: pezzo di ferramenta, pneumatici, sigarette, libri, dischi, mobili, calzature, coperte e stoffe militari, abiti usati.