Riassunto Canto Inferno 15 di Brunetto Latini – Mentre cammina con Virgilio sullo stretto argine del fiume di sangue, Dante comprende di essere fissato nella penombra da una schiera di dannati, che stanno in basso e ce vanno in senso opposto al suo. Uno di questi lo afferra per la veste, perché lo ha riconosciuto: è il fiorentino Brunetto Latini, letterato, uomo politico e suo antico maestro Punito per il peccato di sodomia da una pioggia di fuoco e da un cammino incessante, egli parlerà con lui senza smettere di camminare. Dante gli spiega come mai sia disceso all’Inferno, e Brunetto lo esorta a seguire quella virtù che si era già manifestata in lui da giovane. Tuttavia, gli profetizza oscure disgrazie: i suoi concittadini fiorentini lo avranno in odio e lo colpiranno proprio per la sua onestà. Dante si dichiara pronto a superare le prove cui la sorte lo sottoporrà, e riferirà quanto al dannato chi sono i suoi compagni, e questi gli indica il grammatico Prisciano, il giurista Francesco d’Accorso, Andrea de’ Mozzi, vescovo prima di Firenze e poi di Vicenza. Prima di lasciarlo, Brunetto gli raccomanda la propria opera; e corre via, rapidamente.