La rivoluzione russa – Informazioni sulla rivoluzione russa

All’inizio del Novecento la Russia si trovava in una situazione di grave arretratezza politica, economica e sociale  rispetto agli altri Stati europei. Infatti, nonostante qualche tentativo di riforma, l’Impero zarista era rimasto una monarchia assoluta, che negava o limitava fortemente anche le libertà fondamentali e nel quale la ricchezza era concentrata nelle mani di 30-35.000 famiglie, mentre le altre vivevano in una condizione di estrema povertà.

La situazione era così grave che veniva spesso denunciata anche da persone appartenenti ai ceti privilegiati. Ad esempio gli stessi industriali inviarono allo zar ricchezze, sottolineando fra l’altro che l’eccessiva povertà frenava lo sviluppo dell’industria, la quale non trovava a chi vendere i suoi prodotti. Analogicamente alcuni aristocratici avevano capito che era necessario, per prevenire una rivoluzione, soddisfare le richieste di terra da parte dei contadini.

Una riforma agraria, che dava ai contadini la possibilità di entrare in possesso delle terre di proprietà comune dei villaggi, fu effettivamente tentata a partire dal 1906.

Molti di loro non avevano però i mezzi per far fruttare la terra ricevuta e furono quindi costretti a cederla a proprietari più ricchi. In tal modo la riforma ebbe come effetto quasi esclusivamente l’allargamento dei possedimenti dei contadini benestanti, i cosiddetti kulaki.

Inoltre negli anni immediatamente precedenti la Prima guerra mondiale il regime zarista concentrò ancora di più il potere nelle proprie mani, perdendo in gran parte anche l’appoggio dei suoi alleati più fedeli: i nobili e la Chiesa ortodossa.

Con l’inizio della guerra in Russia la situazione precipitò: l’esercito passò da una sconfitta all’altra e andò disgregandosi a causa di diserzioni e ammutinamenti sempre più frequenti, mentre gli scioperi, dovuti all’estrema miseria della popolazione, si moltiplicarono fino a raggiungere il culmine all’inizio del 1917.