La prima guerra mondiale – Informazioni sulla prima guerra mondiale

I contrasti coloniali, le crisi balcaniche, le rivendicazioni nazionaliste, la corsa agli armamenti fin dall’inizio del Novecento resero assai probabile lo scoppio di una guerra di vaste proporzioni. Molti politici e intellettuali ne erano ben consapevoli, ma le grandi potenze non fecero nulla di serio per evitare la guerra, che alla fine scoppiò.

L’occasione fu un’altra crisi balcanica, che però, a differenza delle precedenti, coinvolgeva direttamente, fin dal principio, uno dei maggiori Stati europei, ovvero l’Impero asburgico. Il 28 Giugno 2914 a Sarajevo, nella Bosnia, un nazionalista serbo uccise l’arciduca Francesco Ferdinando, principe ereditario dell’Austria-Ungheria. Il governo di Vienna, ritenendo la Serbia direttamente responsabile dell’attentato, le inviò un durissimo ultimatum,che fu accolto solo in parte. Pertanto il 28 Luglio l’Austria dichiarò guerra alla Serbia.

Seguì una serie di reazioni a catena che portarono nell’arco di una settimana a un conflitto di dimensioni europee: da una parte gli Stati dell’Intesa a fianco della Serbia, dall’altra gli Imperi centrali.

L’Italia invece si dichiarò neutrale, poiché la Triplice alleanza aveva un carattere esclusivamente difensivo, mentre, in questo caos, era stata l’Austria ad attaccare la Serbia.

A partire dalla fine di Agosto il conflitto europeo si allargò a livello mondiale: infatti il Giappone che sperava di strappare ai Tedeschi possedimenti e aree d’influenza in Estremo Oriente, intervenne a fianco dell’Intesa. Tra il 1915 e il 1917 sarebbero poi intervenuti con la Triplice intesa l’Italia, la Romania, gli Stati Uniti, la Grecia e il Portogallo; con gli imperi centrali la Bulgaria e la Turchia.

In Italia la proclamazione della neutralità era stata accolta con favore dalla maggioranza sia del Parlamento sia della popolazione. Infatti erano contrari all’intervento in guerra i liberali giolittiani, i socialisti e i cattolici.

Giolitti temeva che l’entrata in guerra aggravasse i contrasti sociali; era inoltre convinto che l’Italia avrebbe potuto ottenere gran parte dei territori ancora occupati dall’Austria mediante trattative diplomatiche, senza esporsi ai rischi di una guerra.

Per quanto riguarda i socialisti, mentre in quasi tutti gli altri Stati europei si erano dichiarati favorevoli alla guerra, in Italia si erano mantenuti fedeli al pacifismo proclamato dalla Seconda internazionale, che affermava il dovere delle classi lavoratrici e dei loro rappresentanti di impedire la guerra con tutti i mezzi. Infatti, secondo i socialisti, il conflitto nasceva dalla politica imperialistica degli Stati borghesi e dalla loro sempre maggiore sete di guadagni, ma per il proletariato la guerra significava morte e privazioni.

Contrarie all’intervento erano poi la maggioranza delle autorità cattoliche, che consideravano la guerra un terribile e inutile massacro fratricida, e gran parte della popolazione, che non poteva aspettarsi dalla guerra nessun tipo di vantaggio, ma solo sconvolgimenti e rovina.

Pur essendo una minoranza sia in Parlamento sia tra la popolazione, coloro che sostenevano l’intervento in guerra, i cosiddetti interventisti, continuavano una forza molto attiva e rumorosa.

Gli interventisti democratici nelle idee politiche generali sia vvicinavano molto ai socialisti, alcuni sindacalisti ritenevano che il conflitto avrebbe favorito la rivoluzione proletaria, i nazionalisti erano la componente principale degli interventisti e gli intervenitisti costituivano un movimento politico sorto poco dopo la conclusione della Terza guerra d’indipendenza con lo scopo specifico di unire all’Italia il Trentino e la Venezia Giulia.

Tra gli intervenisti si schierò anche Benito Mussolini che era stato uno dei neutralisti più accesi. Nell’aco di un mese passò a sostenere la tesi opposta dell’intervento a fianco dell’Intesa e venne perciò espulso dal Partito socialista.

Infine c’era la Destra liberale che aveva il sostegno del re Vittorio Emanuele III e faceva capo al primo ministro Salandra.

Le vicende militari nella prima guerra mondiale (1914-1917) – I primi avvenimenti bellici riguardarono il fronte occidentale dove si contrapponevano Francia e Germania.

Entrambe le potenze ritenevano di risolvere il conflitto a proprio favore in pochi mesi con una guerra di movimento, quindi d’attacco. I più rapidi a muoversi furono i Tedeschi che volendo cogliere di sorpresa i Francesi, decisero di passare attraverso il Belgio, non rispettandone la neutralità. All’altezza della Marna furono però fermati e costretti a retrocedere leggermente. Si formò così una doppia trincea lunga circa 800 km dai Vosgi alla costa belga. Qui la guera di movimento si trasformò in una guerra di posizione che durò 4 anni.

Fin dall’inizio della guerra la potentissima flotta britannica dominò incontrastata il Mare del Nord, impedendo alle navi tedesche di entrare e uscire dai loro porti.

In tal modo furono anche bloccati i rifornimenti di materie prime, merci e generi alimentari necessari alla Germania. L’unico tentativo di forzare il blocco fu stroncato e con il trascorrere del tempo gli Imperi centrali si trovarono in una situazione di grave emergenza, oltre che per i rifornimenti militari, anche per quelli alimentari: molti prodotti mancavano del tutto e gli altri furono razionati.

Nel 1918 gli Imperi centrali erano allo stremo delle forze e la loro offensiva si esaurì nell’estate. Invece gli eserciti dell’Intesa afforzati dall’arrivo delle truppe e delle armi amirane, poterono sferrare la controffensiva decisiva: ad Amiens sul fronte occudentale e a Vittorio Veneto su quello italiano. Dopo che già si erano arrese la Bulgaria e la Turchia, il 3 novembre l’Austria firmò l’armistizio, seguita, l’11 Novembre dalla Germania.

I trattati di pace della prima guerra mondiale – A guerra finita la questione dei trattati di pace fu affrontata in gran parte con la volontà di punire il nemico. Inverno, fin dal Gennaio 1918, il presidente americano Woodrow Wilson aveva enunciato in 14 punti dei principi completamente diversi, su cui avrebbe dovuto basarsi una pace giusta e duratura. Essi prevedevano che fosse riconosciuto il principio di nazionalità, cioè il diritto dei popoli di organizzazione internazionale degli Stati: che la navigazione sui mari e i commerci internazionali fossero il più possibile liberi; che gli armamenti fossero ridotti al minimo; che la Germania restituisse l’Alsazia e la Loena tolte ingiustamente alla Francia nel 1871.

Alla Conferenza di pace, che si svolse a Parigi (1919-1920), questi punti vennero però quasi del tutto ignorati e a ciascuno dei Paesi vinti fu imposto un trattato pesantemente punitivo.

I diversi trattati presero il nome dal palazzo o dalla località nei dintorni di Parigi in cui vennero firmati.

Il Trattato di Versailles con la Germania prevedeva il ritorno dell’Alsazia e della Lorena alla Francia e i Trattati di Saint-Germain e del Trianon dettarono le condizioni di pace all’Austria e all’Ungheria e sancirono la fine dell’Impero asburgico. Sorsero i nuovi Stati della Cecoslovacchia e della Jugoslavia, che raggruppava la Serbia, il Montenegrom e gli ex territori asburgici della Croazia, della Slovenia e della Bosnia-Erzegovina. Austria e Ungheria furono ridotte a repubbliche dalle dimensioni all’incirca pari a quelle attuali. L’Italia ottenne il Trentino, l’Alto Adige e la Venezia Giulia.