La politica estera del fascismo – Cos’è la politica estera del fascismo

Il fascismo fin dalle origini si era ispirato a idee nazionalistiche e imperialistiche.

Tuttavia negli anni ’20 e nella prima metà degli anni ’30, il fascismo attuò una politica estera assai moderata e in accordo con gli ex alleati dell’Intesa. La scelta fu dovuta sia a motivi interni sia internazionali.

A partire dal 1934 il duce modificò tale atteggiamento e decise di invadere l’Abissinia, uno dei pochi territori africani non ancora ridotti in condizione coloniale.

I motivi erano soprattutto due: attuare una politica di prestigio, che facesse apparire l’Italia una grande potenza, e dare una valvola di sfogo al malcontentato sociale interno, promettendo ai contadini nuove terre da coltivare.

La situazione si rivelò però assai diversa dalle aspettative. La guerra, condotta dall’Ottobre del 1935 al Maggio del 1936 con metodi disumani ebbe esito favorevole, ma richiese spese enormi.

Inoltre, dopo i primi entusiasmi, l’Abissinia si rivelò assai povera di terre coltivabili e di risorse. In più l’Italia si trovò isolata dal punto di vista internazionale e colpita dalle sanzioni economiche decise dalla Società delle nazioni. Le sanzioni non furono mai applicate in modo rigido, ma indubbiamente arrecarono seri danni, soprattutto al commercio internazionale dell’Italia.

A seguito di ciò, l’Italia si avvicinò sempre più alla Germania, stipulando nel 1936 l’Asse Roma-Berlino e nel 1939 il Patto d’acciaio, una vera e propria alleanza.

La politica aggressiva del fascismo non si fermò qui: il regime infatti inviò un corpo di spedizione in soccorso del colpo di Stato attuato dal generale Francisco Franco in Spagna e sfociato in una sanguinosa guerra civile. Infine nell’Aprile del 1939, per stare al passo con la Germania, l’Italia aggredì e sottomise l’Albania.