I trattati di pace della prima guerra mondiale – Informazioni sui trattati di pace della prima guerra mondiale

A guerra finita la questione dei trattati di pace fu affrontata in gran parte con la volontà di punire il nemico. Inverno, fin dal Gennaio 1918, il presidente americano Woodrow Wilson aveva enunciato in 14 punti dei principi completamente diversi, su cui avrebbe dovuto basarsi una pace giusta e duratura. Essi prevedevano che fosse riconosciuto il principio di nazionalità, cioè il diritto dei popoli di organizzazione internazionale degli Stati: che la navigazione sui mari e i commerci internazionali fossero il più possibile liberi; che gli armamenti fossero ridotti al minimo; che la Germania restituisse l’Alsazia e la Loena tolte ingiustamente alla Francia nel 1871.

Alla Conferenza di pace, che si svolse a Parigi (1919-1920), questi punti vennero però quasi del tutto ignorati e a ciascuno dei Paesi vinti fu imposto un trattato pesantemente punitivo.

I diversi trattati presero il nome dal palazzo o dalla località nei dintorni di Parigi in cui vennero firmati.

Il Trattato di Versailles con la Germania prevedeva il ritorno dell’Alsazia e della Lorena alla Francia e i Trattati di Saint-Germain e del Trianon dettarono le condizioni di pace all’Austria e all’Ungheria e sancirono la fine dell’Impero asburgico. Sorsero i nuovi Stati della Cecoslovacchia e della Jugoslavia, che raggruppava la Serbia, il Montenegrom e gli ex territori asburgici della Croazia, della Slovenia e della Bosnia-Erzegovina. Austria e Ungheria furono ridotte a repubbliche dalle dimensioni all’incirca pari a quelle attuali. L’Italia ottenne il Trentino, l’Alto Adige e la Venezia Giulia.