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    Cos’è la patria – La radice del termine patria deriva dal latino pater (padre), che richiama l’idea di famiglia, ma anche quella di autorità. Il concetto patria, el corso della storia, ha assunto connotazioni diverse: soprattutto in età romantica, i assato nazionale diventa oggetto di indagine, intensificando l’interesse per le proprie radici, e favorendo il recupero delle tradizioni folclorihe. L’Ottocento, inotlre,  il secolo che vede consolidarsi la fisionoia degli stati nazionali europei: è all’interno di questo quadro che sorgono i vari nazionalismi, la cui deriva, all’inizio del Novecento, costituirà una delle cause della tragedia delle guerre mondiali. L’ideale patriottico dunque ci si presenta in maniera duplice: e da un lato la patria costituisce il serbatoio di memoria alla base dell’identità di ogni popolo, dall’altro il corso della storia li ha mostrato come spesso l’attaccamento alla patria si sia trasformato in un atteggiamento di chiusura, aggressività e violenza verso le altre comunità nazionali, alimentando in tal modo ideologie aberranti come quella del nazionalisocialismo.

    LItalia ha avuto una storia particolare, diversa da quella delle grandi potenze dell’Europa continentale: fattori di ordine politico, etnico, economico, culturale hanno di gran lunga ritardato il formarsi di un sentimento nazionale italiano. Solo il Risorgimento sarà prprio una spinta patriottica a innescare quel processo che, grazie ai moti rivoluzionari degli anni Venti e Trenta e alle guerre d’indipendena, porterà all’unificazione del territorio nazionale. Resta il atto che, proprio per questa storia fatta di divisioni e fratture, gli italiani hanno faticato a riconoscesi come popolo, sviluppando un carattere che già i trattatisti del Cinquecento e poi Leopardi definivano individualista, teso unicamente al proprio interesse particolare.

    Lo storico Walter Barberis, nella premessa al suo saggio il bisogno di patria 2004, riconosce questa particolarità del carattere e della storia dell’Italia, che sembrerebbe aver rimosso l’idea di patria, intesa come senso di appartenenza di una comunità. L’assenza di una prospettiva comunitaria rischia di rivelarsi, nella convivenza civile, pericolosa e potenzialmente lacerante. Ma proprio nella travagliata storia della penisola, nella sua complessa statificazione culturale, Berberis vede la base per rilanciare un discorso sulla patria in Italia, che, senza connotazioni ideologiche, si ponga come base per ricomporre un tessuto sociale e antropologico troppo spesso, nel corso dei secoli frammentario. La coscienza di una storia sfaccettata e eterogenea, che assomma in sé apporti culturali diversi, potrebbe costituire l’elemento unificante e una delle ricchezze della nostra identità nazionale.

    Chi è Sordello da Goito – Sordello da Goito è nato intorno all’anno 1200 a Goito, nei pressi di Mantova, Sordello fu un importante trovatore italiano. Apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà, ma preferì comunque diventare giullare. Soggiornò alla corte estense presso Azzo VII, poi si spostò a Verona, dove si innamorò di Cunizza da Romano, moglie del onte Rizzardo di San Bonifacio (la donna apparir el XIX canto del Paradiso). Nel 1226, per volere di Ezzellino II da Romano, egli la rapì, riportandola al suo casato. Fu questo un evento clamoroso, riportato da tutte le cronache e ricordato ampiamente anche nella lirica del tempo. Sordello si trasferì poi in Spagna, alla conte di Ferdinando III, e poi, dal 1233, vie stabilmente in Provenza. Qui assunse un ruolo di rilievo tanto che divenne consigliere del conte Raimondo Bengaio IV, e qui scrisse le ue liriche principali, divenendo il trovatore più illustre della sua epoca: del resto, aveva iniziato già prima a ricorrere a quella lingua (l’uso letterario dei volgari italiani, all’epoca, era ancora agli albori) Nel 1265 seguì Carlo d’Angiò nella spedizione militare in italia. Da Carlo ricevette, come ricompensa per la sua fedeltà, feudi in Piemonte e in Abruzzo. Morì nel 1269.

    Dante deve aver letto e apprezzato le liriche di Sordello fin da giovane. Tracce del’influenza del trovatore si trovano già nella Vita nuova. Nel Devulgari eloquentia si a riferimento a dei componimenti in volgare italiano di Sordello, oggi perduti. Nel Purgatorio, Sordello appare ome un magnanimo. Sebbene non sia esplicitamente da nessuna delle schiere di anime, diviene infatti guida di Dante e Virgilio nella valletta fiorita dove indica loro principi e sovrani, deprecandone i discendenti. E’ probabile che emerga così un ricordo del planh in onore di Ser Blacatz, nel quale Sordello invitava i sovrani d’Europa a cibarsi del cuore del barone defunto per trarne coraggio e valore: i principi menzionati nella valletta sono otto, come quelli citati in quel testo.

    Chi è Pia dei Tolomei – Di Pia dei Tolomei sono giunte pochissime notizie, se non quelle riportate dai primi commentatori della Commedia. Per il resto la sua esistenza storca, comunque certa rimane avvolta nell’oscurità. Sappiamo che si tratta della sene Sapìa dei Tolomei, moglie di Nello Pannocchiechi della Pietra, signore di Marea e capitano della Taglia Guelfa di Toscana (la lega dei Gulefi toscani) nel 1284. L’episodio della sua morte ciè stato tramandato in due versioni differenti. Secondo la prima, il arito l’avrebbe uccisa precipitandola giù da una finestra del castello della Pietra, per essere libero di sposare Margherita Aldobrandechi.

    Secondo l’altra versione, invece, il motivo del delitto sarebbe stato la gelosia del marito, suscitata dall’atteggiamento leggero e dalla bellezza della donna (particolare che però, poco si concilia con lo spirito del personaggio dantesco): Un commentatore del Purgatorio sostiene che nello avrebbe fatto assassinare Pia durante una cena un servitore, afferratala per i piedi, l’avrebbe spinta nel vuoto da una finestra.

    Chi è Buonconte a Montefeltro – Buonconte, nato tra il 1250 e il 1255, era figlio di Guido a Montefeltro il condottiero ghibellino protagonista del XXVII canto dell’Inferno. Guido impartì al figlio un’educazione militare, facendone un valoroso condottiero. Nel 1287 Buonconte partecipò alla cacciata dei Guelfi di Arezzo, e l’anno seguente sconfisse i Senesi alla Pieve al Toppo. Nel 1289 u uno dei capitani ghibellini della battaglia di Campaldino, nel corso della quale trovò la morte Anche Dante partecipò a quella battaglia, ma nello schieramento avversario. a vicenda di Buonconte narrata da Dante è speculare e opposta quella del padre Guido: un diavolo e un angelo si contendono l’anima del ghibellino, ma in questo caso l’angelo ha la meglio. Il diavolo si vendica facendo scempio del corpo di Buonconte, scatenando un tremendo temporale. Secondo quanto riportato dalle cronache di fatto il suo corpo non venne mai ritrovato.

    Chi è Iacopo del Cassero – Iacopo del Cassero, nato nel 1260, faceva parte di un’importante famiglia guelfa di Fano, città sull’Adriatico. Nel 1288, insieme ad altri Guelfi marchigiani sostenne Firenze nella guerra contro Arezzo. Nel 1296 divenne podestà di Bologna; in questa occasione si oppose in ogni modo a che la città entrasse a far parte dei domini del marchese Azzo VIII d’Este, signore di Ferrara, suscitando la sua profonda ostilità. Nominato podestà di Milano nel 1298, temendo di attraversare i territori di Ferrara per paura di una vendetta di Azzo, decise di imbarcarsi per Venezia e proseguire da lì il viaggio. Diretto verso Padova, nei pressi di Oriago, venne raggiunto dai sicari di Azzo e assassinato.

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    Storia dell’Arte Medievale – La rappresentazione dell’Inferno nell’Arte Medievale

    Senza dubbio, la Commedia contribuì a fissare la rappresentazione dell’inferno nell’arte pittorica medioevale; ma a sua volta, essa si nutrì delle immagini di diavoli e dannati, presenti in affreschi e mosaici che Dante stesso poteva aver ammirato. Se furono gli scritti del i teologi e dei Padri della Chiesa a stabilire il significato del male e del peccato e, dunque, l’identità del diavolo fu l’arte a diffondere una visione concreta dell’aldilà, che spesso svolgeva una funzione didattica presso i fedeli; le terribili figure di dannati torturati da demoni ripugnanti dovevano suscitare un sincero sgomento nell’uomo medioevale, inducendolo a pentirsi dei peccati e a salvarsi, in particolare, l’immagine del diavolo si fonda su una degradazione, spesso grottesca, di tratti umani: il male  inteso, dunque, come uno stravolgimento della natura umana; inoltre, secondo una semplificazione di grande impatto visivo ed emotivo, il male si identifica automaticamente nel brutto. Molti sono gli animali cui il diavolo è associato: il serpente, di ascendenza biblica, il maiale, il capo, da cui probabilmente derivano alcuni tratti come le corna e la barba; già presenti nei satiri dell’arte classica Il diavolo, inoltre, era spesso associato a tipi sociali marginali e subalterni, come i contadini: forconi, uncini e rastrelli, tipici strumenti della vita dei campi, diventano, nell’inconografia, le armi con cui i diavoli infliggono tremende torture ai dannati, come del resto testimonia anche Dante nella straordinaria invenzione di Malebolge.

    La e rappresentazioni dell’inferno sono spesso parte dell’iconografia del Giudizio universale che ebbe una notevole diffusione in tutta l’arte del Medioevo, un esempio, risalente al ii secolo, è dato dagli splendidi mosaici del duomo di Torcello, piccola isola della laguna di Venezia.

    Una parte della parete è occupata da un Giudizio, che risponde precisamente a quelle esigenze didascaliche ricordate prima. La scesa dei dannati, più che apocalittica e solenne, è realistica: i cantoni accentuati, i colori intensi, la dinamicità delle figure creano un inieme ricco di patho e capace di agire aemotiamente nell’animo di chi guarda. Su questo filone, intenso e realistico, si può collocare anche il mosaico del Giudizio universale del Bottistero di Firenze, iniziato probabilmente nel 1255 e attribuito a Coppo di Marcovalido. Qui, campeggia sulla scena orun orrendo diavolo divora i dannati e ha tutti gli attribuiti tipici del demonio (le corna, la barba nera, i serpenti), elaborati con uno stile grottesco, deformante e fortemente espressivo. Lea sena, inoltre, è satura di dannati e di diavoli che li sottopongono a torture spaventose. Dante conosceva bene questo mosaico, piché si trovava nel Battistero della sua città, più volte rammentato nella Commedia; è dunque una sicura forte di ispirazione per il poema.

    Quasi contemporaneo alla stesura dei primi canti dell’inferno è lo splendido affresco del Giudizio universale di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, realizzato nel 1303-1304. Gli accenti realistici e grotteschi permangono: Lucifero è obeso, livido, animalesco, attorniato di serpi mostruose; i suoi demoni hanno tratti selvaggi e sadici; le pene sono terribili (si vedano, in particolare, le impiccagioni che richiamavano la diretta esperienza di vita el mondo medioevale): Tuttavia, nel suo complesso l’impostazione dell’affresco è solenne e ispirata da un senso profondo e implacabile della giustizia divina; le stesse fiamme della punizione provengono dal sereno arcobaleno che circonda un maestoso Cristo giudice. La scena è nettamente divisa in due parti; da un lato, in schiere composte e immetrice, giusti dall’altro, in uno spazio che i fa improvvisamente agitato e vorticoso, i dannati, avvolti da un turbine di fiamme. Nella Cappella degli Scrovegni, il male e l’inferno sono dunque il luogo del caos e del deserto, di contro all’armonia e all’equilibrio che dominano il regno dei beati. Fatto nuovo, Giotto si sofferma anche sulla sofferenza dei dannati: elemento, questo, che richiama la pietà spesso tutrita da Dante per le anime e che implica atteggiamento nuovo, più umano, rispetto a raffigurazioni precedenti.

    Prova dell’influenza straordinaria che ebbe il modello dantesco nel codificare la rappresentazione dell’aldilà è l’affresco le pittore Nardo di Cione in Santa Maria Novella a Firenze: a geografia infernale è costruita sul modello della Commedia, seguendo federalmente tutte le suddivisioni in cechi, gironi e bolge.

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    Chi è Federico II di Svevia – Figlio dell’Imperatore Enrico VI e di Costanza d’Altavilla, ultima erede dei Normanni, Federico di Svevia nacque a lesi nel 1194. Egli rimase orfano del padre nel 1197, e della madre l’anno dopo. Perciò enne affidato alla tutela d papa Innocenzo III. Nel 1312 fu nominato anche re di Germania in opposizione a Ottone di Brunswick.

    Fino alla morte di Innocenzo III Federico rimase vicino alla politica del papa, cui promise che non si sarebbe fatto eleggere imperatore. Ma nel 1220 ottenne la corona imperiale dal nuovo pontefice, Onorio III. Da allora la sa posizione divenne apparentemente ostile al Papato, Rifiutandosi di partecipare alla crociata nel 1226 venne scomunicato. Due anni più tardi s recò in Terra anta: riuscì a recuperare Gerusalemme grazie a un patto con Sultano e senza perdere le armi, cosa che determinò il grave disappunto del pontefice. Il centro della sua politica divenne la Sicilia, nella quale diede vita a un’organizzazione statale solida e accentrata, fondata su un ricco corpus di leggi, le cosiddette Costituzioni di Melfi. La sua conte fu un centro culturale di straordinaria ricchezza e apertura, punto d’incontro di tradizioni differenti. Federico, per la sua inesauribile curiosità e per la molteplicità dei suoi interessi, venne soprannominato Stupor Mundi (Meraviglia del Mondo), promosse lo studio della matematica, della filosofia, delle scienze naturali, della medicina e dell’astrologia; inoltre particolarmente intensa fu l’attività che si svolse all’interno della scuola poetca siciliana, i cui esponenti rielaborarono per la prima volta i modelli letterari giunti dai trovatori provenziali. Infine Federico fondò a Napoli nel 1224, la prima università statale e aica della storia dell’Occidente. Sul piano politico, egli fu guida dei Ghibellini Italiani: lo scontro con il Papato fu molto duro, tanto che egli venne nuovamente scomunicato e addirittura deposito. Morì improvvisamente nel 1250 a Castel Fiorentino, determinando la disfatta dei Ghibellini italiani.

    Dante lo pone fra gli eretici, sia per le sue propensioni culturali, sia per le scomuniche che lo colpirono. Sebbene nel X canto dell’inferno egli appaia fuggevolmente, è una figura destinata a tornare più volte nel corso di tutta la Commedia.

    Quadro Sinottico di Storia – Il quadro sinottico di storia con date e rispettivi avvenimenti e fatti storici avvenuti.

    1250 -Muore Federico II di Svevia e ha inizio la crisi della sua dinastia, gli Hobenstaufen.

    1260 – I Ghibellini di Firenze, alleati con i Manfredi, figlio illegittimo di Federico I, sconfiggono i Guelfi a Montaperti.

    1266 – Carlo d’Angiò scende in Italia su invito del papa Clemente IV e a Benevento sconfigge Manfredi, che muore in battaglia.

    1267 – I Guelfi riprendono il potere a Firenze.

    1282 – A Palermo scoppia la rivolta popolare dei Vespri; gli Aragonesi tolgono la Sicilia agli Angiò.

    1289 – I fiorentini sconfiggono gli Aretini a Campaldino e i Pisani a Caprona (alle battaglie partecipa anche Dante).

    1293 – Giano alla Bella con gli Ordinamenti di giustizia esclude la nobiltà di Firenze dalle cariche pubbliche.

    1294 – Celestino V, eletto papa, abdica dopo pochi mesi; viene eletto Bonifacio VIII.

    1295 – I nobili fiorentini vengono riammessi alle cariche pubbliche a condizione di essere iscritti a una delle Arti.

    1300 – Bonifacio VIII bandisse il primo Giubileo; è il momento di massimo prestigio per il papato.

    1301 – Il legato pontifacio Carlo di Valois inviato a Firenze col pretesto di rappacificare le frazioni dei Guelfi neri e bianchi, prende con la forza Firenze e la consegna nelle mani dei Guelfi neri, alleati del papa; iniziano le persecuzioni contro i Guelfi bianchi.

    1302 – Bonifacio VIII emana la bolla Umam sactam, in cui sostiene la subordinazione del potere temporale a quello spirituale.

    1303 – Filippo IV, re di Francia, convoca un concilio contro il papa e lo fa prigioniero ad Anagni; Bonifacio VIII, liberato, muore poco dopo.

    1304 – Nella battaglia della Lastra i Guelfi bianchi fuoriusciti, alleatisi con i Ghibellini, vengono sconfitti dai Guelfi neri.

    1309 – Il papa Clemente V, francese, trasferisce la sede del papato ad Avignone.

    1310 – Attrigo VII di Lussemburgo scende in Italia per essere incoronato da Clemente V.

    1313 – Arrigo VII muore a Buonconvento.

    1265 – Nasce a Firenze tra il 14 Maggio e il 13 Gugno da Bella e da lagherio, appartenente alla piccola nobiltà cittadina e di parte guelfa.

    1277 – Viene combinato il matrimonio tra Dante e Gemma Donati (dal matrimonio da collocarsi intorno al 1285, nasceranno tre o quattro figli).

    1283  - Incontra Beatrice e ha inizio l’esperienza amorosa descritta nella Vita nuova.

    1290 – L’8 giugno muore Beatrice segue un periodo di traviamento spirituale per il poeta e di intensi studi filosofici

    1293-95 – Compone la Vita nuova.

    1294 – Accompagna il figlio di Carlo d’Angiò in visita a Firenze

    1295-97 – In questo periodo si iscrive all’Arte dei medici e degli speziali.

    1297 – Compone le Rime petrose.

    1300 – Nominato priore firma un provvedimento di condanna all’esilio nei confronti dei capifazioe dei Gueli neri e bianchi (tra questi c’è l’amico Cavalcati).

    1301 – E’ inviato come ambasciatore da Bonifacio VIII per comprendere le sue reali intenzioni nei confronti di Firenze.

    1302 – A gennaio di ritorno da Roma apprende la notizia della condanna all’esilio per batteria la pena viene commu

    1302-1303 – Si avvicina per un breve periodo agli esuli di parte bianca nella speranza di poter rientrare a Firenze; in questo periodo compone il De vulgari eloquentita, che abbandona incompleto nel 1305.

    1304-1308 – Soggiorna in numerose città cel Centro e del Nord Italia: scrive il Convivio; in questi anni compone probabilmente l’Inferno.

    1310-13 – Si schiera a favore di Arrigo VII e gli invia alcune lettere: a questo periodo risale l’ideazione e forse la stesura del De monarchia e del purgatorio.

    1312-18 – Risiede a Verone ospite di Cangrande della Scala, dove inizia il Paradiso.

    1315 – Rifiuta l’amnistia offertagli dal comune di Firenze a condizione di riconoscere le proprie colpe e di pagare una multa simbolica.

    1318 o 1320 – Ri trasferisce a Ravenna presso Guido Novello da Polenta.

    1321 – Muove il 13 Settembre di ritorno da un’ambasseria a Venezia.

    Riassunto sul Medioevo (Alto Medioevo e Basso Medioevo) – Cos’è il Medioevo –  Il Medioevo (o età di mezzo) indicava il periodo di tempo tra l’età classica e l’età nuova e inizia nel 476  D. P. quando avvenne la fine dell’Impero Romano d’Oriente e d’Occidente.

    Oggi il Medioevo si divide in Alto Medioevo con crisi e instabilità dove svolge un importante ruolo la chiesa ponendo Dio al centro del mondo e in Basso Medioevo con una ripresa culturale ed economica. Nel periodo dell’Alto Medioevo emergono il cristianesimo e il germanesimo da cui nascono nascono nuove mentalità politiche.

    Nella Notte di Natale Carlo venne incoronato imperatore del papa Leone III e nascerà il Sacro Romano Impero che nell’idea di Carlo doveva continuare l’Impero

    Venne recuperata l’antica cultura classica e il recupero dei classici latini. La rinascita carolingia assicurò la trasmissione di testi fondamentali del patrimonio classico.

    A questa rinascita seguì la rinascita ottomana dove Ottone III riporta la capitale dell’Impero a Roma.

    Nel Basso Medioevo nascono invece le letterature volgari, i Comuni e un’economia dinamica.

    Tra l’8° e il 9° secolo prende importanza l feudalesimo che si fondava sulla fedeltà assoluta ed un capo a costo della propria vita.

    I punti di questa fedeltà erano 3: il beneficio, il vassallaggio e l’immunità. Il vassallo a volta poteva dare a uomini fidati il suo erreno. Anche la chiesa ebbe un ruolo importante. Nel Medioevo ricostruendo un’unità culturale e religiosa dove i vescovi si sostituiscono ai magistrati e imperatori portando ad esempio con il diritto di asilo che non faceva entrare le armi nelle chiese. La cultura medievale è cultura teocentrica, cioè tutto ruota intorno a Dio e il mondo è un libro scritto da Dio e si pensava che ogni oggetto non sono solo ciò che appaiono, ma sono collegati all’invisibile a Dio. Nel mondo medievale si dava molto spazio alla fantasia e all’immaginazione dando ad ogni oggetto un simbolo, esempio: il leone è simbolo di violenza. Due sono i concetti fondamentali; quello del peccato originale dove l’uomo è allontanato dal suo creatore senza però che Dio lo abbandoni; l’altro è la redenzione on l’incarnazione di Cristo; importante anche la differenza tra la città di Dio e quella dell’uomo.

    La città terrena è la figlia dell’amore, mentre la città celeste è invece figlia dell’amore di Dio.

    Ci fu un impoverimento scolastico anche se ci furono 2 grandi persone cultuali. Boesio al quale si deve il salvataggio di una parte della cultura greca e Cassiodro che scrisse un manuale di ortografia. Alla fine del VI secolo le sedi degli studi erano i monasteri e i centri episcopali (dove si studiava). Gli studi erano gestiti dai chierici, cioè il clero che conoscevano il latino e lo sapevano scrivere.

    Nei primi secoli c’era un attrito tra cristiani e pagano e Agostino rivolse il problema con il sacro furto, cioè i cristiani potevano rubare ai pagani quello che serviva alla fede. I padri della chiesa si avvicinarono ai testi classici tramite il metodo allegorico, cioè dire una cosa per farne capire un’altra. E’ questa la civiltà del libero e del commento. Nascono le università; importante è quella di Parigi dove i professori non sempre appartenenti alla chiesa sono spinti da interesse intellettuale e non religioso.

    Riassunto fatto da Patrizio Masini (Webmaster).

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