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    La guerra civile spagnola – Cos’è la guerra civile spagnola

    In Spagna la crisi del 1929 fece crollare la dittatura di Primo de Rivera e la stessa monarchia.

    Alle elezioni di Febbraio 1936 ottenne la maggioranza il Fronte popolare, formato da socialisti, comunisti, anarchici e repubblicani, questi ultimi rappresentati della borghesia progressista. La presenza nel Fronte di correnti estremistiche suscitò enorme paura presso l’aristocrazia, l’alta borghesia, la Chiesa cattolica e tutte le forze della Destra. Queste reagirono con un colpo di Stato, guidato dal generale Francisco Franco e presto sfociato in una vera e propria guerra civile.

    Le due maggiori dittature europee fecero pervenire aiuti al generale ribelle: Mussolini inviò oltre 50.000 volontari. Hitler, oltre che denaro, mandò una squadriglia aerea, che si rese tristemente famosa per il bombardamento e la distruzione di intere città.

    Solo l’URSS fornì materiale bellico e favorì l’invio di Brigate internazionali di volontari. Questa differenza di aiuti fu un elemento decisivo per le sorti della guerra, si concluse con la vittoria del generale Franco.

     

    La politica estera del fascismo – Cos’è la politica estera del fascismo

    Il fascismo fin dalle origini si era ispirato a idee nazionalistiche e imperialistiche.

    Tuttavia negli anni ’20 e nella prima metà degli anni ’30, il fascismo attuò una politica estera assai moderata e in accordo con gli ex alleati dell’Intesa. La scelta fu dovuta sia a motivi interni sia internazionali.

    A partire dal 1934 il duce modificò tale atteggiamento e decise di invadere l’Abissinia, uno dei pochi territori africani non ancora ridotti in condizione coloniale.

    I motivi erano soprattutto due: attuare una politica di prestigio, che facesse apparire l’Italia una grande potenza, e dare una valvola di sfogo al malcontentato sociale interno, promettendo ai contadini nuove terre da coltivare.

    La situazione si rivelò però assai diversa dalle aspettative. La guerra, condotta dall’Ottobre del 1935 al Maggio del 1936 con metodi disumani ebbe esito favorevole, ma richiese spese enormi.

    Inoltre, dopo i primi entusiasmi, l’Abissinia si rivelò assai povera di terre coltivabili e di risorse. In più l’Italia si trovò isolata dal punto di vista internazionale e colpita dalle sanzioni economiche decise dalla Società delle nazioni. Le sanzioni non furono mai applicate in modo rigido, ma indubbiamente arrecarono seri danni, soprattutto al commercio internazionale dell’Italia.

    A seguito di ciò, l’Italia si avvicinò sempre più alla Germania, stipulando nel 1936 l’Asse Roma-Berlino e nel 1939 il Patto d’acciaio, una vera e propria alleanza.

    La politica aggressiva del fascismo non si fermò qui: il regime infatti inviò un corpo di spedizione in soccorso del colpo di Stato attuato dal generale Francisco Franco in Spagna e sfociato in una sanguinosa guerra civile. Infine nell’Aprile del 1939, per stare al passo con la Germania, l’Italia aggredì e sottomise l’Albania.

    Il totalitarismo – Cos’è il totalitarismo

    Le opposizioni al nazismo furono deboli e limitate, in lunga misura proprio per la durezza e l’efficienza della repressione nazista. Fin dal 1933 furono costruiti dei campi di concentramento o lager, in cui erano internati gli avversari del regime, costretti a lavorare come schiavi.

    Nonostante gli oppositori al regime fossero sempre meno, negli ani successivi i lager si moltiplicarono e il numero delle persone internate crebbe enormemente.

    Per cercare di capire i motivi di questo orrendo massacro, bisogna tenere presente il totalitarismo del regime nazista e la sua volontà di costruire una Germania fatta di soli perfetti Tedeschi.

    In particolare il regime di Hitler si accanì contro gli Ebrei; fin dal 7 Aprile 1933 gli Ebrei vennero esclusi dagli uffici statali, ma con la consistente eccezione dei reduci di guerra e degli orfani e delle vedove di ex combattenti.

    Con lo scoppio della guerra e la rapida conquista da parte del Terzo Rench di vasti territori in cui era notevole la presenza di Ebrei, per questi ultimi la situazione precipitò verso la catastrofe.

    Per la verità, da principio, l’idea di privare gli Ebrei dei loro beni e di emarginarli in un’area apposita della Polonia orientale o addirittura in Madagascar, colonia francese passata alla Germania dopo la resa della Francia.

    Dopo l’attacco all’Unione Sovietica il numero degli Ebrei da sistemare crebbe ulteriormente, i nazisti scelsero di eliminarli fisicamente.

    Da un lato moltiplicarono le uccisioni, programmate, degli Ebrei; ne vennero eliminati circa due milioni.

    Dall’altro specialmente nelle città maggiori dove questo tipo di azione era di più difficile attuazione, gli Ebrei vennero costretti a vivere nei ghetti, dai quali, a partire dal Dicembre 1941, cominciarono a essere trasferiti nei campi di sterminio.

    Il loro scopo era l’eliminazione sistematica di un gran numero di persone, attraverso iniezioni letali e soprattutto nelle camere a gas.

    Cinque di questi campi di sterminio vennero utilizzati per eliminare gli Ebrei polacchi, russi, e in generale, orientali. Un sesto campo, quello di Auschwitz-Birkenau, servì in particolare per eliminare gli Ebrei provenienti dalle aree dell’Europa occidentale occupate dai nazisti. Nei campi della morte, come vennero anche definiti, furono assassinati circa tre milioni di Ebrei.

    Le caratteristiche del nazismo – Quali sono le caratteristiche del nazismo

    In Germania la crisi economica ebbe le conseguenze più pesanti nel 1932 una famiglia su due fu toccata dal problema della disoccupazione e la produzione scese quasi alla metà di quella del 1929. Tale situazione fu con ogni probabilità la causa principale dell’affermazione e della presa del potere da parte del nazismo.

    Alle elezioni del 1932 il Partito nazionalsocialista dei lavori tedeschi ebbe un successo travolgente, tanto da arrivare al 37% dei voti, dal 2-3% che aveva negli anni ’20.

    I motivi di una simile affermazione vanno piuttosto cercati in alcune caratteristiche di fondo del nazismo, che venivano proposte all’opinione pubblica come la medicina definitiva per la crisi: il nazionalismo esasperato, l’antisemitismo e in generale l’avversione per gli stranieri, il rifiuto dei trattati di pace e la critica al sistema democratico-parlamentare.

    Egli riteneva che la ripresa della Germania dovesse basarsi innanzi tutto sull’esaltazione della superiorità della azza indoeuropea o ariana e sopravvive solo il più forte.

    Lo stalinismo – Cos’è Lo stalinismo

    Negli anni della rivoluzione russa e della successiva Guerra civile, tutti i capi bolscevichi erano convinti che lo Stato sovietico avrebbe potuto sopravvivere solo se non fosse rimasto isolato e il comunismo avesse trionfato anche in altri Paesi europei.

    Invece, dopo il fallimento dei tentativi rivoluzionari in Germania, Austria e Ungheria nel 1919-1920, cominciò ad emergere la convinzione che per un periodo più o meno lungo la Russia sarebbe rimasta l’unico Stato comunista in un contesto europeo di Paesi a economia capitalista.

    In verità una componente del Partito bolscevico, la cosiddetta Sinistra guidata Trockij, continuò a sostenere la necessità di una rivoluzione permanente, cioè di fare ogni sforzo per estendere la rivoluzione in altri Paesi.

    Ai capi sovietici fu chiaro fin da principio che, per poter conservare una società comunista in un mondo dominato dal sistema capitalistico, bisognava fare dell’URSS una grande potenza economica e militare. Ma l’Unione Sovietica era uscita dal periodo bellico e rivoluzionario in condizioni economiche disastrose.

    Secondo Trockji e la Sinistra i capitali necessari per avviare lo sviluppo industriale dovevano essere ottenuti attraverso una collettivizzazione dell’agricoltura sottoposta al rigoroso controllo dallo Stato.

    Secondo la cosiddetta Destra, che faceva capo a Nikolaj Bucharin bisognava lasciare ai contadini un guadagno personale, stimolandoli in tal modo ad aumentare la produzione; in questo modo avrebbero richiesto una maggiore quantità di prodotti industriali con il risultato di favorire lo sviluppo dell’industria.

    I contrasti esistenti tra i bolscevichi furono sfruttati da Stalin in modo abile e spregiudicato nella lotta per il potere che si aprì in Unione Sovietica a partire dal 1922, quando Lenin abbandonò la vita politica, e ancor più dal 1924 quando morì.

    Stalin infatti dapprima si alleò cn la Destra per sconfiggere ed emarginare la Sinistra, i cui esponenti furono costretti a lasciare le cariche politiche: Trockij, nel 1929, fu anche esiliato. Poi, nel 1928-1929, quando ormai la Sinistra era stata messa a tacere, Stalin fece proprio il suo programma sull’industrializzazione e cacciò il gruppo di Bucharin dagli organi di potere.

    Cominciava in URSS la dittatura personale di Stalin, lo stalinismo. Dopo che già al tempo di Lenin la democrazia era stata eliminata all’interno della società sovietica, ora veniva totalmente negata anche all’interno dello stesso PCUS. Durante la rivoluzione e nei primi anni a essa successivi, tra i bolscevichi c’era sempre stata una discussione vivace e aperta.

    Nel 1929 Stalin decise di intraprendere un programma di collettivizzazione agraria, sostanzialmente nelle forme previste dalla Sinistra trockjsta. D’altra parte, nella lotta per il potere aveva ormai emarginato dalle cariche politiche gli esponenti più rappresentativi di quest’ultima e stava portando a termine un’operazione simile contro la Destra, che sosteneva la NEP: abbandonare la nuova politica economica significava pertanto dare un duro colpo al gruppo di Bucharin.

    I contadini in molti casi cercarono di resistere con ogni mezzo alla collettivizzazione forzata. Le maggiori resistenze vennero dai kulaki, contro i quali furono adottate misure eccezionali che portarono al loro sterminio: arresti, fucilazioni in massa e soprattutto deportazioni in campi di lavoro forzato.

    L’organizzazione di tali campi fece capo dal 1930 per lo più al Gulag. Nei gulag i lavoratori vennero utilizzati soprattutto a sostegno dell’industrializzazione, avviata nel frattempo da Stalin.

    In campo agricolo i risultati della collettivizzazione furono piuttosto limitati. Infatti i contadini lavoravano nelle aziende collettive solo perché costretti e senza incentivi individuali.

    La collettivizzazione agraria fu usata in primo luogo come base per lo sviluppo industriale a cui lo stalinismo diede avvio,a  tappe forzate, dal 1929. I motivi fondamentali per cui, secondo Stalin, occorreva assolutamente e rapidamente fare dell’URSS, una potenza industriale e militare erano la sopravvivenza del comunismo e la stessa indipendenza dell’Unione Sovietica, che si trovava circondata da Paesi capitalisti.

    Il dopoguerra in Italia – Informazioni sul dopoguerra in Italia

    La Grande guerra, aveva lasciato pesanti conseguenze anche in Italia. Lo Stato aveva contratto debiti enormi per le spese militari e l’inflazione era elevatissima: i prezzi quintuplicarono.

    I contadini reclamavano la terra loro promessa in tempo di guerra. Soprattutto nel Centro-Sud avvennero occupazioni di latifondi.

    La classe operaia con una serie di scioperi tentò di recuperare il potere d’acquisto dei salari, che era notevolmente diminuito a causa dell’aumento dei prezzi, e di acquisire maggiore potere di decisione nelle fabbriche.

    I ceti medi avevano perso gran parte dei loro risparmi a causa dell’inflazione.

    Tra le principali conseguenze della Grande guerra si considerano anche quelle politiche; da un lato si affermarono i grandi movimenti di massa (socialisti e cattolici) e dall’altro gli stessi ceti imprenditoriali talora preferirono affidarsi, anziché ai liberali, ai più energici movimenti nazionalisti e di estrema Destra. Incerta sulla linea da seguire, la classe dirigente liberale pensò di usare il più potente di tali movimenti il fascismo di Mussolini, come un mezzo per frenare i partiti di massa e soprattutto i socialisti. Era un’illusione: i liberali avrebbero perso non solo l’egemonia, ma sarebbero stati travolti dall’affermazione del fascismo.

    Nel gennaio del 1913 fu fondato dal don Luigi Sturzo il Partito popolare italiano che proponeva un programma ispirato ai principi della democrazia e del cattolicesimo.

    Parallelamente si ebbe una crescita impetuosa del Partito socialista italiano e degli iscritti al sindacato della CGL.

    Al loro interno, prevalse il gruppo rivoluzionario, che era allora definito massimalista. Sorse nel PSI un gruppo di estrema Sinistra che faceva capo ad Amedeo Bordiga e ad Antonio Gramsci.

    Nell’estate del 1919 nel nostro Paese scoppiarono foti agitazione operaie contro i l carovita. Gli scioperi dilagarono a macchia d’olio.

    La situazione era dunque difficile per i governi liberali e nel 1920 venne richiamato alla carica di primo ministro Giolitti, che però non riuscì a frenare le lotte operaie.

    Tuttavia un altro problema sempre più pressante: quello del potere in fabbrica.

    Di fronte all’agitazione degli operai, la risposta padronale fu la serrata delle fabbriche. A loro volta, all’inizio di settembre del 1920, i lavoratori occuparono le fabbriche.

    Apparentemente la classe operaia usciva vittoriosa dallo scontro, ma in realtà era battuta proprio sulla questione che era stata al centro delle lotte: veniva infatti chiaramente ribadito che, in fabbrica, il potere spettava agli industriali.

    La sconfitta del movimento operaio in questa lunga azione di lotta portò a una divisione tra i socialisti: i gruppi di Gramsci e Bordiga si staccarono dal PSI per fondare il Partito comunista.

    Il dopoguerra in Europa – Informazioni sul dopoguerra in Europa

    La crisi dell’Europa nel dopoguerra

    La Prima guerra mondiale provocò direttamente oltre otto milioni di morti. A questi bisogna aggiungere almeno un milione di vittime della denutrizione e delle malattie da essa provocate e circa tre milioni di morti causati dalla Guerra civile in Russia.

    Inoltre nella maggior parte dei casi le vittime erano soldati, generalmente in giovane età, per cui dopo la guerra moltissime donne rimasero sole con la conseguenza di un calo della natalità.

    Occorre poi sommare a tutto ciò anche l’alta percentuale di mortalità causata dalle difficili condizioni igieniche presenti in Europa durante il conflitto.

    A completare questa strage di vite umane si aggiunse, infine, tra il 1918 e il 1919 una violentissima epidemia di influenza, nota come la spagnola, che provocò oltre 21 milioni di morti, distribuiti in tutti i continenti. In passato alcune epidemie avevano provocato un numero di vittime anche maggiore ma mai nessuna aveva avuto una tale diffusione mondiale.

    Le perdite, pur gravissime, furono però recuperate in breve tempo. Infatti, superata la momentanea cisi, la mortalità tornò a scendere, mentre la natalità continuò a salire in tutto il mondo a ritmi molto elevati, tranne che nell’Europa centro-occidentale. Così, dal punto di vista globale, la popolazione mondiale subì solo un leggero e temporaneo rallentamento nella sua crescita.

    Diversa era la situazione nei Paesi industrializzati, in particolare dell’Europa centro-occidentale. Qui al calo della mortalità sempre più si accompagnò un calo della natalità, tanto che la popolazione cominciò a stabilizzarsi o addirittura a diminuire.

    Se la crisi demografica si risolse presto, al contrario la crisi economica e sociale provocata dalla Grande guerra, ebbe effetti di assai più lunga durata.

    La rete dei trasporti e i macchinari delle aziende erano spesso gravemente danneggiati; inoltre le aziende erano state convertite in tutti i casi possibili alla produzione di armi e strumenti bellici. Pertanto c’era la necessità di riconvertire le industrie a una produzione di pace.

    Le nazioni europee coinvolte nella guerra avevano sostenuto spese fortissime per le operazioni militari e ora erano indebitate in modo pesante soprattutto con gli Stati Uniti, i quali, poiché la guerra era stata combattuta in Europa, avevano potuto mantenere intatte le loro industrie, anzi in quasi ogni settore le avevano potenziate.

    Per i Paesi sconfitti s’aggiungevano poi altri problemi, l’Austria era stata ridotta a uno Stato minuscolo con un’enorme capitale, mentre la Germania oltre a restituire l’Alsazia e la Lorena alla Francia a caderle per 15 anni lo sfruttamento delle miniere della Saar, dovette rinunciare alle colonie e pagare una cifra enorme ai Paesi vittoriosi, come risarcimento per i danni di guerra.

    Anche l’agricoltura aveva subito gravi danni, tanto che la produzione dei cereali nell’Europa centro-occidentale negli anni 1920-1932 si ridusse del 25-30% rispetto a quella degli anni 1909-1913.

    Il forte indebitamento degli Stati europei nei confronti degli Stati Uniti e la vistosa crescita economica di questi ultimi, che li rese la prima potenza industriale del mondo, portarono gli Stati Uniti stessi a diventare anche la prima forza in campo politico-militare. L’egemonia mondiale dell’Europa con la Grande guerra si avviò al tramonto.

    In realtà gli Stati Uniti non mostrarono interesse a sostituire gli Europei nel ruolo di nazione guida. Tuttavia non c’erano dubbi che gli Stati Uniti fossero ormai la prima potenza mondiale.

    La guerra aveva coinvolto direttamente decine di milioni di uomini e donne, che avevano preso coscienza di poter contare qualcosa anche nella politica e nella società. Ne derivò una forte crescita, dei sindacati e dei partiti di massa.

    I patiti del movimento operaio quasi ovunque si divisero tra socialisti e comunisti.

    Sul fronte opposto si rafforzarono movimenti e partiti nazionalisti o comunque d estrema Destra.

    Dalle masse contadine e in parte anche dai ceti medi proveniva poi la maggioranza dei sostenitori dei partiti cattolici.

     

    La vittoria dell’Armata rossa – Informazioni sulla vittoria dell’armata rossa

    La Guerra civile fu particolarmente pesante e sanguinosa, sia per la ferocia dimostrata da entrambi gli schieramenti sia per le difficoltà di riferimento alimentare causate dalle devastazioni provocate dalla guerra, che duravano ormai da anni. Alla fine nel corso del 1920, prevalse l’Armata rossa, guidata da una delle figure di spicco del Partito bolscevico: Lev Trockij.

    La vittoria fu però pagata a caro prezzo dallo Stato socialista, che ebbe complessivamente tre milioni di morti e fu costretto, per far fronte alle esigenze della guerra civile, ad attuare una politica rigidamente autoritaria, il cosiddetto coma. Questa linea di azione così dura gli fece perdere l’appoggio della stragrande maggioranza delle masse contadine e in buona parte degli stessi operai. Tra gli altri provvedimenti fu requisita agli agricoltori tutta la produzione che non fosse necessaria alla pura sopravvivenza, e nelle fabbriche vennero di nuovo introdotti lavoro, controllati da tecnici nominati dal Partito bolscevico, mentre i soviet degli operai furono di fatto privati di ogni poteri.

    La fine dello zarismo – Informazioni sulla fine dello zarismo

    La fase decisiva delle agitazioni iniziò verso metà febbraio del 1917 a Pietrogrado in seguito alla decisione delle autorità di razionare il pane. Dopo alcuni giorni di lotte condotte spontaneamente dalla gente, i bolscevichi il 25 febbraio proclamarono uno sciopero generale in tutta la Russia e il 27 costituirono nella capitale un soviet che guidasse la rivolta in nome del popolo.

    Lo zar tentò di reprimere l’insurrezione facendo intervenire l’esercito, che però si rifiutò di sparare sulla folla e che anzi si uni ai rivoltosi.

    Il 28 febbraio il soviet di Pietrogrado inviò un appello a tutta la popolazione russa, invitandola a costituire ovunque comitati di lotta, per costringere il sovrano a lasciare il potere e per dare vita a un governo democratico.

    Nel frattempo i rappresentanti liberali della Duma, il Parlamento russo, formarono un governo provvisorio, presieduto dal principe. Il 2 Marzo lo zar Nicola II prima di essere arrestato con la famiglia, fu costretto ad abdicare a favore del fratello. Questi, tuttavia, giudicando la situazione ormai insostenibile per la monarchia, non accettò la carica e la Russia divenne repubblica (4 marzo).

    La rivoluzione russa – Informazioni sulla rivoluzione russa

    All’inizio del Novecento la Russia si trovava in una situazione di grave arretratezza politica, economica e sociale  rispetto agli altri Stati europei. Infatti, nonostante qualche tentativo di riforma, l’Impero zarista era rimasto una monarchia assoluta, che negava o limitava fortemente anche le libertà fondamentali e nel quale la ricchezza era concentrata nelle mani di 30-35.000 famiglie, mentre le altre vivevano in una condizione di estrema povertà.

    La situazione era così grave che veniva spesso denunciata anche da persone appartenenti ai ceti privilegiati. Ad esempio gli stessi industriali inviarono allo zar ricchezze, sottolineando fra l’altro che l’eccessiva povertà frenava lo sviluppo dell’industria, la quale non trovava a chi vendere i suoi prodotti. Analogicamente alcuni aristocratici avevano capito che era necessario, per prevenire una rivoluzione, soddisfare le richieste di terra da parte dei contadini.

    Una riforma agraria, che dava ai contadini la possibilità di entrare in possesso delle terre di proprietà comune dei villaggi, fu effettivamente tentata a partire dal 1906.

    Molti di loro non avevano però i mezzi per far fruttare la terra ricevuta e furono quindi costretti a cederla a proprietari più ricchi. In tal modo la riforma ebbe come effetto quasi esclusivamente l’allargamento dei possedimenti dei contadini benestanti, i cosiddetti kulaki.

    Inoltre negli anni immediatamente precedenti la Prima guerra mondiale il regime zarista concentrò ancora di più il potere nelle proprie mani, perdendo in gran parte anche l’appoggio dei suoi alleati più fedeli: i nobili e la Chiesa ortodossa.

    Con l’inizio della guerra in Russia la situazione precipitò: l’esercito passò da una sconfitta all’altra e andò disgregandosi a causa di diserzioni e ammutinamenti sempre più frequenti, mentre gli scioperi, dovuti all’estrema miseria della popolazione, si moltiplicarono fino a raggiungere il culmine all’inizio del 1917.