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    Riassunto Canto Paradiso 17 – Esortato da Beatrice, chiede a Cacciaguida che gli chiarisca le allusioni ce, all’inferno e in Purgatorio, alcuni spiriti hanno fatto sul loro futuro sventurato. L’avo precisa anzituttto che egli vede nella mente di Dio ciò che accadrà, senza che questi neghi il libero arbitrio degli uomini. Quindi, spiega a Dante che sarà esiliato ingiustamente da Firenze per le trame dei Guelfi neri e di papa Bonifacio VIII che, pure, poco dopo saranno puniti da Dio. Dante lascerà cose care, costretto a cercare altrove ospitalità: ma a pesargli sarà soprattutto la soltezza dei suoi compagni di sventura che prima lo attaccheranno, poi periranno nel tentativo di rientrare con le armi a Firenze. Dante verrà ospitato a Verona da Bartolomeo e da Cangrande della Scala: a quest’ultimo spetteranno fama e gloria, sia per la sua onestà, sia per l’appoggio che dar all’imperatore. Nonostante le sue sciagure, Dante non dovrà però essere risentito con i suoi concittadini Il poeta, che si appresta a tollerare quelle pene, chiede allora n altro consiglio all’avo. Se dirà tutto quello che ha visto nell’oltretomba, si procurerà molti odi: dovrà dunque tacere la verità, per proteggersi, o sfidare le ire dei contemporanei, per conquistarsi una gloria futura? Cacciauida spiega che, anche se fosse reticente non per questo Dante si farebbe meno nemici: dunque, non abbia timore, e riveli ogni cosa. Se del resto ha visto tanti spiriti famosi, è perché solo le loro vicende possono colpire l’immaginazione dei vivi e indurli a mutare comportamento.

    Riassunto Canto Paradiso 16 – Dante e Beatrice si trovano ancora con Cacciaguida nel cielo di Marte In apertura di canto il poeta si rivolge alla nobiltà di sangue di cui gli uomini sulla terra si vantano, sebbene essa sia ben poca cosa. Lo stesso Dante in Paradiso ne ha fatto motivo di orgoglio; ma essa  come un mantello che si restringe con il tempo e i discendenti non provvedono ad allungarlo. Dante chiede quindi a Cacciaguida informazioni su di lui e sulla Firenze del suo tempo. L’avo risponde di essere nato nel 1091 e di aver vissuto nel quartiere fiorentino di porta San Piero. Per modestia, tace sulle origini dei suoi antenati. Quindi, spiega che gli uomini d’arme presenti in città erano allora circa un quinto della popolazione che Firenze ha all’epoca di Dante. Gli abitanti erano tutti di origine cittadina e nessuno proveniva dal contado. I conflitti tra la Chiesa e l’Impero avrebbero spinto molti di coloro che stavano nelle ampagne a trasferirsi in città. dove si sarebbero arricchiti con mezzi spregevoli. Così, la mescolanza di cittadini di provenienze e ceti diversi avrebbe causato la rovina di Firenze. Poi, Cacciaguida elenca i nomi di casate illustri, il cui ricordo si è perso: le famiglie, infatti, possono estinguersi, come le città. Infine, l’avo celebra l’antica Firenze, che viveva nella pace e senza alcuna divisione interna.

    Riassunto Canto Paradiso 15 – Le anime di coloro che combatterono per la fede sono apparse nel cielo di Marte in forma di una croce risplendente. Da un braccio di essa si sposta un beato, simile a una stella cadente o a una gea, accogliendo Dante con altissima gioia. Egli loda Dio con solenni parole latine e il poeta che fissa Beatrice, crede di toccare il colmo della beatitudine. Allora, lo pirito pronuncia parole così profonde da risultare incomprensibili; quindi, invita Dante a interrogarlo, per quanto egli sappia già (lo legge nella mente di Dio) cosa voglia chiedergli. Il poeta ringrazia della festosa accoglienza che gli è stata tributata, e domanda al beato la sua identità. Questi rivela così di essere Cacciaguida, trisavolo di Dante e padre di Alighiero, che ora è in Purgatorio e per abbreviare le pene del quale il poeta dovrà pregare. Cacciaguida ricorda la Firenze in cui nacque, tutta racchiusa entro la prima cerchia delle mura: la città dei suoi tempi era tanto pacifica, sobria e virtuosa quanto quella dei tempi di Dante è divisa, corrotta e dissoluta. L’avo ricorda usi, costumi e personaggi del passato, contrapponendoli severamente al presente; quindi rievoca la propria nascita, il proprio battesimo, alcuni membri della famiglia. Egli fu fatto cavaliere dall’imperatore Corrado III: con cui partecipò alla seconda crociata e in Terra Santa morì combattendo per la liberazione del Santo Sepolcro.

    Riassunto Canto Paradiso 14 – Dante e Beatrice sono ancora presso gli spiriti sapienti del quarto cielo del Paradiso. Non appena san Tommaso termina il suo discorso, con perfetta coordinazione inizia a parlare Beatrice, che esprime un altro dubbio di Dante: la uce che avvolge ‘anima dei beati resterà immutata? Quando riacquisteranno il loro corpo, essa non impedirà loro di vedere? I beati iniziano a intonare un triplice canto in lode della Trinità, mentre una voce, quella del re Salomone, umilmente inizia a parlare. Quando le anime si ricongiungeranno con i corpi, in occasione della resurrezione che seguirà al Giudizio finale, le persone dei beati risulteranno più perfette: per questo, avranno un grado maggiore di beatitudine e, dunque, emaneranno una luce ancora più intensa. Lo splendore della carne sarà più forte della luce irradiata, mentre gli organi corporei saranno potenziati per ricevere ogni sensazione di diletto. Un chiarone si diffonde in tutto il cielo attorno alle corone di beati e a Dante sembra di vedere nuove anime disporsi attorno a quelle degli spiriti sapienti. Il bagliore è tae ce il poeta non riesce a sopportarne la vista e si volge a guardare Beatrice. Poi, acquistata nuova forza, i suoi occhi si risollevano verso l’alto: Dante si vede trasportato nel cielo superiore.

    Qui domina la luce colore del fuoco del pianeta Marte. A Dante appaiono due raggi, composti da stelle luminose, disposti a formare una croce dalle braccia di uguale misura. In essa balena l’immagine di Cristo. La memoria di Dante si offusca nel tentativo di ripetere, attraverso le parole quella visione, che egli considera la più bella ai vista fino a quel momento nel Paradiso.

    Riassunto Canto Paradiso 13 – Dante e Beatrice sono ancora nel quarto cielo tra gli spiriti sapienti.

    Le due corone di beati cantano e danzano. Il poeta, chiedendo al lettore uno sforzo di immaginazione, la paragona alle quindici stelle del cielo boreale, unite alle stelle dell’Orsamaggiore e alle due dell’Ora minore a formare una costellazione (che in realtà non esiste) a fora di corona.

    I beati si arrestano, lasciando che san Tommaso riprenda a parlare con Dante. Egli vuole chiarire al poeta il dubbio che ha letto nella ua mente: come è possibile che Salomone, nominato nel X canto, sia stato più sapiente di Adamo e di Cristo, tradizionalmente ritenuti gli uomini più saggi della terra?

    Tutte le cose create, spiega, emanano da Dio e discendono poi nella materia dalla quale traspare più o meno la luce che l’impronta divina lacia in ogni cosa. e la creature risultano imperfette. Adamo e Gesù, creati direttamente da Dio, sono superiori a tutti gli altri esseri umani quanto a perfezione.

    Salomone allora risulta il più sapiente non in quanto uomo a in quanto re. atto questo chiarimento, san Tommaso invita Dante a procedere con prudenza quando gli si presentano questioni non immediatamente chiare. Le opinioni formulate in maniera frettolosa spesso conducono all’errore: sia tra i pensatori pagani sia tranquilli cristiani furono molti coloro che sbagliarono su questioni delicate e importanti. Si dovrebbe essere cauti, continua san Tommaso, anche nel giudicare i comportamenti umani, senza basarsi sulle apparenze, perché il giudizio di Dio è imperscrutabile.

    Riassunto Canto Paradiso 12 – Dante e Beatrice sono ancora nel cielo del sole, dove si trovano gli spiriti sapienti. San Tommaso ha appena concluso il suo discorso su san Francesco, quando la corona di beati inizia a ruotare; un’altra corona la circonda, muovendosi con essa e accordando il proprio canto a quello degli altri beati.

    Dante sente una voce levarsi dal coro, e una delle anime inizia a parlare: come san Tommaso ha lodato san Francesco, così adesso lo spirito intende parlare dell’altro santo che fece da guida alla Chiesa, riportandola sulla retta via..

    L’anima inizia a raccontare la vita di San Domenico. nato a Caleruega, in Spagna, egli manifestò la propria santità ancor prima d nascere: la madre, infatti, mentre era incinta ebbe visioni profetiche.

    Nel giorno del suo battesimo, egli sposò idealmente la Fede, di cui sarebbe divenuto uno strenuo difensore. Egli sembrò aver coscienza della propria missione già quando, ancora bambino,veniva trovato dalla nutrice fuori dalla culla, per terra. Divenuto un importante teologo, si pose direttamente al servizio della Chiesa, e non per cercare onori e fama, come molti altri chierici Domandò per questo al papa di essere inviato a predicare presso gli eretici Albigesi, destinando i beni materiali ai poveri. Il suo esempio fu imitato dai suoi seguaci.

    Sia san Domenico sia san Francesco furono ardenti difensori della Chiesa. Ma, continua l’anima, i francescani non hanno eseguito l’esempio del loro ispiratore: l’ordine è degenerato perché i frati si sono divisi sull’interpretazione della Regola, alcuni allontanandosi da essa, altri intendendola in senso restrittivo; Dio, però, li punirà. L’anima, a questo punto,si presenta: è san Bonventura da Bagnoreio, rate francescano e grande mistico medioevale. Insieme a lui si trovano altri che misero a frutto la loro sapienza per difendere la fede, con il cui elenco si chiude il canto.

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    Chi è Tommaso d’Aquino – Tommaso d’Aquino può essere considerato il più influente e importante pensatore cristiano del Medioevo. Figlio del conte d’Aquino, nacque nel castello di Roccasecca in ampani,a nel 1226 e divenne frate domenicano nel 243. Studiò a Parigi e a Colonia dove incontrò Alberto Magno. Una volta completata la sua formazione iniziò a insegnare nella stessa Colonia, a Parigi, a Napoli, per poi tornare nuovamente a Parigi.

    Rientrò in Italia nel 272 e vi morì nel 274 Fu canonizzato nel 323 e poi proclamato dottore della Chiesa.

    A Tommaso si deve la più organica sistemazione della teologia cristiana secondo i fondamenti razionali della filosofia aristotelica. Oltre ai commenti alle opere del filosofo greco, Tommaso è autore di due fondamentali Summae: la Summa Theologiae.

    Dante riconosce la centralità delle dottrine di Tommaso, concedendo al santo un osto d’onore tra gli spiriti sapienti del quarto cielo del aradiso. Ma è opportuno ricordare che il pensiero di Dante non ricalca fedelmente e sue posizioni e che anzi, su numerose questioni si distacca da esso. La cultura filosofica di Dante era infatti molto varia e aperta a influssi differenti; non a caso proprio nel X canto del Paradiso, in cui filosofo appare, Dante colloca tra i sapienti il teologo Sigeri di Brabante, che da Tommaso era stato duramente avversato e criticato per quel che riguarda il rapporto tra ragione e fede.

    Riassunto Canto Paradiso 11 – Il canto si apre con un’invettiva di Dante contro gli uomini, che, anziché pensare alle verit eterne e alla salute dell’anima, si perdono in occupazioni vane. Quindi riprenderla narrazione. Gli spiriti sapienti, che nel canto precedente hanno formato un cerchio ruotando intorno a Dante e Beatrice, si fermano, e san Tommaso d’Aquino, che già aveva parlato, riprende il discorso per chiarire due dubbi di Dante. Anzitutto, deve spiegare perché ha detto che nell’ordine dei frati domenicani ci si arricchisce spiritualmente se non ci si allontana dalla regola originaria: poi, perché ha sostenuto che nessun uomo è stato più sapiente del re Salomone. Il che ha sostenuto che nessun uomo è stato più sapiente del re. Solamente se non ci si allontana dalla regola originaria: poi perché ha sostenuto che nessun uomo è stato più sapiente del re Salomone. Il canto è destinato al chiarimento del primo dubbio (il secondo verrà risolto nel canto che). La provvidenza ha disposto due guide per la Chiesa: una fu san Domenico, fondatore dell’ordine cui Tommaso stesso apparteneva; l’altra fu san Francesco d’Assisi, che ora egli celebrerà. Sin da giovane, Francesco amava la Povertà, che dopo la morte di Cristo non aveva trovato nessuno disposto a seguirla sino in fondo Incorso nell’odio del padre, rinunciò ad oggi bene e si pose sotto la protezione del suo vescovo, attirando a sé, il suo esempio di umità assoluta, molti discepoli. Poi, ottenne l’approvazione orale di papa Innocenzo III e scritta di Onorio III. Dopo aver tentato inutilmente di convertire al Cristianesimo il Sultano d’Egitto, musulmano, tornò in Italia, dove ricevette le stimmate. Qui, due anni dopo, morì, poverissimo e raccomandando la povertà ai suoi seguaci. Dalla celebrazione di Francesco, aggiunge Tommaso d’Aquino, si può implicitamente comprendere ance la grandezza di Domenico, altra guida spirituale della Chiesa. Tuttavia, la maggior parte dei membri del suo ordine si sono allontanati dall’insegnamento originario del santo, perdendosi dietro i vani beni terreni. In questo  modo, è stato chiarito il primo dubbio di Dante.

    Riassunto Canto Paradiso 10 – Il canto si apre con una visione cosmica che parte dalla Trinità, dal cui amore ha origine l’intero universo. Dante invita il lettore a seguirlo verso le sfere celesti per ammirare l’opera di Dio: si ricordano, infatti, il moto del cielo stellato, in cui il piano corrisponde a quello dell’equatore terrestre, e quello dei cieli dei pianeti che girano invece su un piano inclinato. Se l’orbita dei pianeti non fosse inclinata rispetto al movimento del cielo delle stelle non si avrebbe l’alternarsi delle stagioni sulla terra da cui dipende il ciclo vitale.

    Dante giunge, accompagnato da Beatrice, al ciclo del Sole senza accorgersi di esservi salito. Le luci dei beati sono ancora più splendenti di quella del Sole, al punto che Dante non trova parola per descrivere quello che vede con gli occhi. Beatrice invita il poeta a ringraziare Dio di averlo fatto ascendere fino a quel punto. Dante volge subito il suo amore verso il Creatore, al punto da dimenticare Beatrice stessa.

    Le anime dei beati si dispongono il cerchio attorno al poeta e alla sua guida e, cantando, girano per tre volte. Poi, uno degli spiriti inizia a parlare: è san Tommaso D’aquino, il più grande filosofo cristiano del Medioevo e accanto a lui c’è il teologo Alberto Magno. Per soddisfare il desiderio di Dante di conoscere i beati di quel cielo, san Tommaso inizia a presentarglieli sono: Francesco Graziano, Pietro Lombardo, il re Salomone, Dionigi l’Areopagita, lo storico Paolo Orosio e il filosofo Boezio, il grammatico Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile, Riccardo di  San Vittore, Sigieri di Barabante. San Tommaso a questo punto tace. E LA corona di beati riprende la sua danza e il suo dolcissimo canto.

    Riassunto Canto Paradiso 9 – Dante e Beatrice si trovano ancora nel cielo di Venere, tra gli spiriti amati. Carlo Martello conclude il suo discorso, si rivolge poi nuovamente a Dio, mentre il poeta depreca l’attaccamento degli uomini alle cose vane.

    Un’altra anima si avvicina: Dante a invita a soddisfare il suo desiderio di conoscenza: lo spirito, allora, si presenta: è Cunizza a Roma (parte dell’attuale eneto) e sorella del sanguinario tiranno Ezzelino da Romano, punito all’Inferno nel girone dei violenti. In vita subì l’influsso del cielo di Venere, ma pentendosi seppe trasformare in beatitudine quella inclinazione peccaminosa all’amore. Cunizza presenta poi a Dante l’anima che le sta accanto lodandone la gloriosa fama lasciata sulla terra. Gli abitanti della Marca Trevigiana, invece, non si curano di lasciare un buon esempio. Così, profetizza la beata, Padova verrà sanguinosamente sconfitta a Venezia, il tiranno di Treviso verrà ucciso in una congiura, il vescovo di Feltre tradirà alcuni fuoriusciti erraresi. Cunizza pont co termine al suo discorso e Dante invita l’altra anima a parlare anticipando la sua domandata. Il beato si presenta: è il trovatore Folchetto di Marsiglia, che nel corso della sua vita arse di passione, ma adesso non ha alcun rimorso perché il Lete ha cancellato il ricordo del peccato e Dio ha disposto al bene l’inclinazione amorosa. Folchetto, rispondendo alla domanda che Dante non ha di fatto formulato, dice che l’anima che gli sta accanto è Raab, a prostituta biblica che accolse nella sua casa a Gerico i due esploratori inviti da Giosuè prima di attaccare la città.

    La beata fu la prima anima ad essere assunta in quel cielo da Cristo, perché con il suo aiuto favo la buona riuscita della prima impresa gloriosa di Giosuè per riconquistare la Terra Santa, di cui adesso il papa non si ricorda più. I fiorini, coniati da Firenze, sono la causa del traviamento della massima autorità della Chiesa, che dovrebbe guidare le anime dei fedeli. Il Vangelo e i testi dei padri della Chiesa non sono più considerati: il papa e i cardinali non pensano agli insegnamenti di Gesù, ma solo alle ricchezze ai beni temporali Ma presto Roma e il Vaticano verranno liberati da questa profanazione.