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    Riassunto Canto Paradiso 26 – San Giovanni inizia a interrogare Dante, la cui vista è ancora accecata, sulla terza delle virtù teologali, la carità, chiedendogli quale sia l’oggetto del suo amore. Il poeta risponde che è Dio, principi e fine di ogni cosa. L’apostolo allora gli chiede di precisarne l’origine. Il bene suscita l’amore dell’uomo; visto che il più grande dei beni è Dio, bisogna amarlo al di sopra di ogni cosa.

    Ciò è affermato da Aristotele, da Mosè e dal Vangelo dello stesso Giovanni. Quest’ultimo domanda quali siano i motivi ce lo spingono ad amare Dio. Dante li elenca: la creazione del mondo e di lui stesso; la redenzione dal peccato, realizzata da Cristo con la sua morte in croce; la beatitudine che ogni fedele spera di raggiungere nell’aldilà; tutte le creature.

    I beati intonano il Sanctus (Santo, è il Signore), inno di lode. Dante, finalmente, riacquista la vista e, accortosi di una quarta sfera luminosa, che si trova lì vicino, domanda di chi si tratti. Beatrice rivela che è Adamo. Dante  preso dallo stupore, si rivolge a lui chiedendogli di soddisfare le sue curiosità, che egli già conosce. Adamo si illumina e inizia a parlare: egli legge nella ente di Dio i desideri di Dante, che vorrebbe sapere quanto tempo è è passato dalla sua creazione, quanto tempo restò nel Paradiso terrestre, quale fu la vera essenza del peccato originale e quale lingua egli parlasse. L accusa del peccato fu la superbia che lo spinse a violare il limite posto da Dio. Dalla sua creazione sono trascorsi 6498 anni. La lingua che egli usò si è estinta: il parlare è, infatti, un atto naturale, ma il modo in cui si parla dipende dal gusto e, dunque, varia nel tempo. Infine, egli rimase nel Paradiso terrestre per sette ore.

    Riassunto Canto Paradiso 25 – Dante esprime il desiderio di tornare a Firenze e ricevere la corona di poeta del battistero: la fede che allora ricevette è anche quella che costituisce il fondamento del suo poeta.UN’altra sfera luminosa si distacca dal gruppo degli spiriti trionanti e si avvicina: è san Giacomo apostolo. Beatrice gli chiede di celebrare la seconda virtù teologale, la speranza, interrogando Dante. Giacomo invita il poeta a sollevare lo sguardo, poi gli chiede cosa sia la speranza, quanta egli ne abbia e da dove gli derivi. Beatrice interviene, rispondendo alla seconda domanda al posto di Dante, affinché egli non pecchi di superbia: la Chiesa militante non ha un figlio più pieno di speranza di lui Poi, gli lascia la parola.

    La speranza, dice il poeta, è l’attesa certa della beatitudine futura, che deriva in eguale misura dalla grazia divina e dal merito individuale. A infondergliela, furono per primi i Salmi di Davide e l’Epistola dello stesso san Giacomo. Quest’ultimo si illumina compiaciuto; poi, chiede ancora quale sia l’oggetto della speranza. Dante risponde che è la beatitudine, come è affermato nelle Sacre Scritture.

    I beati intonano un salmo e iniziano a danzare. Un’altra sfera luminosa si distacca dalla corona danzante e si fa avanti, mettendosi accanto a san Pietro e san Giacomo.

    Beatrice lo presenta: è san Giovanni Evangelista, al quale Gesù dalla croce affidò la Madonna. Dante fissa lo sguardo sul santo, per cercare di vedere attraverso la luce. Giovanni lo avverte che il suo corpo è sepolto sulla terra e lì resterà fino al giorno del Giudizio: nell’aldilà, solo Cristo e Maria conservano ia carne sia spirito, perché furono assunti a cielo. Dante, continua il santo, dovrà riferire questa verità verso Beatrice, ma il suo splendore è tale che non riesce a sostenerne la vista.

    Riassunto Canto Paradiso 24 – Beatrice rivolge una preghiera agli spiriti trionfanti, perché soddisfino le richieste di conoscenza di Dante. Le anime allora, iniziano a ruotare come e fossero comete. Una di esse gira per tre volte intorno a Beatrice, vantando in maniera celestiale; poi le parla, offrendo la sua disponibilità. E’ san Pietro, al quale Cristo consegnò le chiavi del Paradiso. Beatrice lo invita a interrogare Dante su quella fede che consente agli uomini di diventare cittadini del Paradiso. San Pietro, allora chiede al poeta cosa essa sia. Egli risponde, citando la definizione di san Paolo, che essa è il fondamento (sostanza) della speranza e la prova (argomento) dell’esistenza delle cose che non appaiono agli occhi. San Pietro domanda allora perché san Paolo abbia definito la fede in questo modo. Dante risponde: le cose che si mostrano in Paradiso sono nascoste allo sguardo degli uomini sulla terra, e per questo  la loro esistenza può essere creduta solo per fede. Compiaciuto della risposta di Dante, san Pietro gli chiede se egli stesso abbia fede. Dante risponde di s^ e il santo, allora, gli chiede da dove l’abbia tratta: dalla Sacra scrittura, ispirata dallo Spirito Santo, risponde Dante, e non dalle dimostrazioni razionali.

    Pietro vuol sapere ancora che cosa garantisca l’autenticità dell’Antico e del Nuovo Testamento e il poeta risponde che sono i miracoli a provarla. Ma i miracoli, replica il santo, derivano la loro autenticità proprio dai testi sacri. Dante aggiunge che la prova è data dal fatto che gli uomini si convertirono al cristianesimo ancora prima dei miracoli, grazie alla predicazione degli apostoli. Gli spiriti del cielo innalzano un inno di lode a Dio. l’ultima domanda che san Pietro rivolge a Dante riguarda l’oggetto della sua fede: il poeta afferma di credere in un solo Dio e nelle tre persone della Trinità. Il santo lo benedice e lo abbraccia.

    Riassunto Canto Paradiso 23 – Dante è giunto nell’ottavo cielo. Qui attende con Beatrice una manifestazione prodigiosa: il trionfo di Cristo con tutti i beati. Questi gli appaiono come una miriade di luci, sulle quali splende una luce ancora più intensa, accecante come il sole. Dante rimane folgorato, e Beatrice lo incoraggia a contemplare il uo sorriso: lo spettacolo è di tale sublimità che il poeta, anche se avesse le forze di tutti i più grandi poeti, non potrebbe descriverlo. La donna esorta comunque Dante a guardare gli spiriti: Cristo, che si è sollevato in alto per non abbacinarlo oltre, gli permette ora di farlo. Gli appare allora, simile a una stella la Vergine Maria: intorno a lei cantando e celebrandola, gira l’arcangelo Gabriele. Tutti i beati la invocano, presi d’amore per lei, e Dante celebrala loro virtù. Fra loro è san Pietro, l’incontro con il quale è preannunciato nella chiusa del canto.

    Riassunto Canto Paradiso 22 – Ancora sconvolto per il grido dei beati, Dante si volge a Beatrice, che gli ricorda che ogni cosa in Paradiso procede dall’ardore per il bene.

    L’effetto che l’urlo ha avuto sul poeta gli dovrebbe mostrare il motivo per cui Beatrice non ha riso e i beati non hanno intonato alcun canto: le sue facoltà non avrebbero retto.In seguito all’accorata invettiva di Pier Damiani contro i vescovi corrotti, i beati hanno pregato Dio di vendicarsi e Dante assister prima di morire, a tale vendetta. Poi, Beatrice invita i poeta a guardare le anime: egli vede più di cento sfere lucenti, una delle quali gli si avvicina e inizia a parlargli.

    E’ un Benedetto, fondatore dell’abbazia di Conte assino e dell’ordine monastico dei benedettini. Lì accanto a lui si trovano Acario e Romando, fondatore del monastero di Calmadoli. Dante allora gli chiede di poterlo guardare nelle sue sembianze umane. Il santo risponde che nellEmpireo il suo desiderio verrà soddisfetto: la scala che parte dal cielo di Saturno, aggiunge, arriva direttamente all’Empireo. Purtroppo, continua san Benedetto, nessuno sulla terra muove più piedi per salire quella scala e la stessa regola monastica del suo ordine non serve più a nessuno.  benedettini sono avidi di denaro; ma tutti i beni che la Chiesa tiene per sé appartengono ai poveri e non ai parenti dei chierici. San Pier Damiani, san Francesco e san Benedetto stesso hanno iniziato la loro missione spirituale nella povertà e nella preghiera, ma ormai i loro ordini sono degenerati: Dio interverrà a punire tanta corruzione e a soccorrere la sua Chiesa.

    Finito il suo discorso, san Benedetto si allontana, e Beatrice invita Dante a salire per la scala: immediatamente essi si ritrovano nel cielo superiore, quello delle Stelle fisse. Dante si rivolge alla costellazione dei Gemelli, nel cui spazio si trova ora: egli è nato sotto il loro sogno, e li invoca perché lo aiutino nella difficile prova che sta impegnando tutte le se facoltà. Beatrice lo invita a guardare verso il basso. Dante rivede il misero globo terrestre, che lo induce a sorridere della vanità delle cose umane.

    Scorge poi i sette pianeti e, abbracciata con uno sguardo l’intera estensione della superficie terrestre, torna a fissare Beatrice.

    Riassunto Canto Paradiso 21 – Dante guarda Beatrice: la donna spiega che non sorride perché, se lo facesse, in quel cielo – il settimo – al quale sono appena ascesi, ridurrebbe il poeta in cenere. Guardandosi attorno, Dante vede una scala infinita che sale verso l’Empireo e numerose luci che si dispongono sui suoi gradini. Uno dei beati si avvicina al poeta, che indugia a porgli delle domande e attende che Beatrice acconsenta. Quando ciò accade Dante interroga lo spirito: come mai egli è disceso tanto vicino a lui? e perché in quel cielo non viene intonato alcun coro? Il boato risponde prima alla seconda domanda, dicendo che se le anime di quel cielo cantassero, Dante ne sarebbe sopraffatto. Poi passa al primo quesito. è stata la Provvidenza divina ad assegnarli il compito di avvicinarsi a Dante per parlargli. Il poeta, allora, chiede perché sia stato prescelto proprio lui. Nessuno risponde lo spirito, potrebbe rispondere a una simile domanda: nessuna creatura, infatti, può penetrare nella mente del Creatore.

    ante, allora, ciede al beato chi sia: è san Pier Damiani, che prima di convertirsi era conosciuto come Pietro Peccatore. Si dedicò alla vita contemplativa fino a quando, ormai anziano, non divenne vescovo. A questo punto, lo spirito pronuncia un’aspra invettiva contro i vescovi che, a differenza dei primi apostoli Pietro e Paolo vivono negli agi e nel lusso. Di fronte a questa dolorosa accusa, le altre anima si radunano rapidamente e rompono in un grido assordante che stordisce Dante.

    Riassunto Canto Paradiso 20 – Dante e Beatrice si trovano ancora nel cielo di Giove, il sesto. L’aquila formata dalle anime degli spiriti giusti, tace dopo aver pronunciato ‘amara condanna dei sovrani indegni su cui si chiudeva il canto preedente. I beati intonano dei cori.

    Poi a Dante sembra di sentire come il gorgoglio di un fiume: è la voce dell’aquila, che riprende a parlare.

    Gli spiriti che ne formano l’occhio, cioè quelli che godono della beatitudine più alta, desiderano che Dante li guardi: sono il re d’Israele Davide, autore dei Salmi, l’imperatore romano Traiano, il re di Giuda Ezechia, l’imperatore Costantino, il re di Sicilia Guglielmo II d’Altavilla, il troiano Rifeo. Dante non si trattiene e manifesta il suo stupore per la presenza dei due pagani, Traiano e Rifeo. L’unica violenza che il Reno dei cieli sopporta, risponde l’aquila, è quella dell’amore e della carità. Dai corpi di Traiano e Rifeo, al momento della loro morte uscirono due anime Cristiane: Rifeo credeva nella venuta di risto come evento futuro e Traiano come evento passato. Quest’ultimo resuscitò, dopo essere andato all’Inferno, grazie alle preghiere di papa Gregorio Magno:una volta risorto ebbe tempo di convertirsi, così, morto una seconda volta, andò in Paradiso. Rifeo, pervaso dalla grazia di Dio, fu animato da un grande amore per la giustizia; Dio gli rivelò a poco a poco il mistero della futura redenzione, che si sarebbe realizzata con la morte e la resurrezione di Cristo; egli credette e per questo fu salvato. Le virtù teologali – fede, speranza e carità – ebbero su di lui lo stesso effetto del battesimo. La giustizia di Dio è imperscrutabile: l’aquila ammonisce gli uomini a non emettere giudizi, perché i beati stesi non sanno chi sarà tra gli eletti.

    Riassunto Canto Paradiso 19 – Nel cielo di Giove, Dante ammira on stupore la sagoma dell’aquila formata dalle anime dei beati splendenti di luce. Incredibilmente, essa inizia a parlare come se si trattasse i una sola persona riuniti insieme, si trovano lì gli spiriti dei giusti, che ebbero fama in vita, ma il cui esempio non  più seguito sulla terra. Dante esprime all’aquila un dubbio a proposito della giustizia divina.Quando Dio creò l’universo spiega l’aquila, la sua idea rimase infinitamente più grande rispetto ai limiti finiti delle cose create: così, tutte le creature sono come recipienti troppo stretti per poter contenere quel bene infinito che, è Dio. La mente umana risulta, dunque, limitata: essa non può, con le sole sue forze, discernere il principio da cui ha origine, cioè Dio stesso. Dante si chiede tuttavia come può essere condannato giustamente chi nacque lontano dai luoghi della cristianità senza aver sentito parlare di Cristo.

    Che colpa ha? L’aquila rimprovera la pretesa di Dante di giudicare la volontà di Dio. Essa è buona di per sé: tutto ciò che è in accordo con essa, è, dunque giusto. Il pensiero divino è incomprensibile per la mente dell’uomo. Solo che ha creduto in Cristo, sia prima della sua venuta, sia dopo la sua morte in croce, può essere salvato. Ma la fede non basta: molti che pronunciano il nome di Gesù, comunque, non si salveranno, mentre altri, considerati infedeli perché non lo avranno conosciuto, saranno vicinia lui nel giorno del Giudizio e potranno condannare i cristiani malvagi. Allo stesso modo, i pagani condanneranno i sovrani ingiusti della cristianità.

    Riassunto Canto Paradiso 18 – Dante pensa assorto alla profezia sul suo esilio pronunciata da Cacciaguida. Beatrice lo invita a distogliersi da quelle preoccupazioni, evocando il nome di Dio nel quale ogni torto trova giustizia. Il poeta si volge alla donna e viene sopraffatto dall’amore che splende nei suoi occhi.

    Poi, si volta nuovamente verso il suo avo, che riprende a parlare. Nel quinto cielo si trovano spiriti che ebbero grande fama sulla terra: Cacciaguida pronuncerà i loro nomi e ogni spirito nominato brillerà e attraverserà come un fulmine i due bracci della croce. Tra i beati vi sono Giosuè, he succedette a Mosè nella guida del popolo di Israele; Giuda Maccabeo, che liberò gli ebrei dalla tirannide di Antioco Epifane, re di Siria; Carl Magno, fondatore del Sacro Romano Impero, che insieme al paladino Orlando, anch’egli tra i beati, combattè gli arabi in Spagna; Guglielmo, consigliere di Carlo Magno, e il suo fedele Rinoardo, musulmano convertito al cristianesimo; Goffredo di Buglione, che guidò la prima crociata, e Roberto il Guiscardo, che sconisse gli arabi in Puglia. Dante guarda gli occhi di Beatrice che risplendono ancora di più: capisce di essere asceso al cielo superiore. Una visione incredibile o accoglie: i beati si dispongono in modo da ormare varie lettere de’alfabeto e quindi la frase ‘diligite iustiam qui iudicatis terram. Poi, gli spiriti restano disposti all’ultima lettera della frase, cioè la M. Altri beati, splendenti, si posano sulla sua sommità creando prima un giglio, poi la testa di un’aquila. Dante prega allora Dio, perché indirizzi lo sguardo verso la terra, a quel fumo che oscura la sua luce e che proviene dal clero corrotto. Poi, rivolto ai beati, chiede che essi preghino per coloro ce sulla terra sono travati dal cattivo esempio. Infine, pronuncia un apostrofe contro papa Giovanni XXII, accusandolo di usare la scomunica per denaro.

    Bartolomeo_della_Scala.JPG (250×281)

    Chi è Bartolomeo della Scala – Primogenito di Alberto della Scala, Bartolomeo della Scala divenne signore di Verona nel 1301, in seguito alla morte del padre. Governò fino al 1304, anno in cui prematuramente morì. Dante si recò a Verona nel 1303, mentre egli era al potere, dopo aver rotto i rapporti con gli altri esiliati. Nel XVII canto del Paradiso è indicato come gran Lombardo.

    L’espressione vuole celebrare la sua generosità nei confronti dell’esule.