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    Riassunto Canto Paradiso 33 – Il canto si apre con la preghiera che san Bernardo rivolge alla Vergine Maria: egli prima ne esalta l’umilità e la sublimità, soffermandosi sui misteri teologici che riguardano l’incarnazione di Cristo e la sua opera di corredentrice; poi, chiede che sostenga Dante nella visione ultima. Alla preghiera si uniscono tutti i beati, e la Madonna prima fissa benevolmente Bernardo,poi Dio: è il segno che ha accondisceso. Dante, allora, sente in sé nuova forza e, senza che ci sia bisogno che il santo lo esorti a farlo, alza lo sguardo. Quello che allora vide non è esprimibile a parole: egli non ne ha conservato un ricordo distinto, a un senso di suprema dolcezza come da sogno. Scrivendo, si sforza di celebrare degnamente la gloria di Dio e lotta contro l’insufficienza del linguaggio e l’indebolirsi della memoria; ma di fronte a un simile spettacolo, avverte, le sue parole sono ormai come quelle di un bambino.E gli vide infatti la totalità dell’universo e ciò che lo tiene insieme; quindi contemplò il mistero della Trinità e dell’Incarnazione, che non possono essere oggetto della comprensione razionale. Nella sua tensione, egli era simile a chi cerchi inutilmente la quadratura del cerchio: ma proprio allora la grazia giuse in suo soccorso, folgorandolo, e lo rese partecipe de’ordine divino.

    Riassunto Canto Paradiso 32 – San Bernardo assume il ruolo di guida di Dante e inizia a mostrargli i beati della candida rosa. Ai piedi di Maria si trova Eva; nella terza fila dall’alto ci sono Rachele e Beatrice; poi Sara, Rebecca, Giuditta e Ruth. Le donne ebree, in fila uno sotto l’altra, dividono la rosa in due parti: da un lato i beati dell’Antico Testamento, dall’altro, quelli del Nuovo, tra i quali vi sono dei seggi ancora vuoti. Di fronte a Maria siede Giovanni Battista.

    Sotto di lui si trovano san Francesco, san Benedetto e sant’Agostino. In basso stanno i bambini morti innocenti, salvati solo per grazia di Dio. La loro presenza suscita in Dante un dubbio: perché essi si trovano su gradi diversi mostrando così di avere livelli di beatitudine differenti? San Bernardo spiega che l’ordine non è casuale, come non lo  niente in Paradiso: la disposizione dei bambini rispecchia la misura diversa di grazia che Dio ha concesso loro. Il santo aggiunge poi un’osservazione di natura generale: prima di Abramo bastava la fede dei padri per salvarsi, nel tempo intercorso da Abramo a Cristo era necessaria la circoncisione; dopo la venuta di Cristo divenne necessario il battesimo. Quindi, Bernardo esorta Dante a guardare la Madonna per disporsi alla visione di Cristo.

    Attorno a lei volano gli Angeli, e uno in particolare canta l’Ave Maria, distendendo le ali. La corte dei beati risponde a quel canto. Dante chiede chi sia. Il santo risponde che si tratta dell’arcangelo Gabriele, che annunciò alla Vergine la nascita di Gesù. I due che siedono ai lavati di Maria, sono da una parte Adamo e Mosè, dall’altra Pietro e Giovanni Evangelista; di fronte a loro stanno sant’Anna madre di Maria, e santa Lucia.

    Adesso è tempo, continua san Bernardo, di volgere gli occhi a Dio.

    Ma prima è necessario invocare Maria affinché interceda per Dante. Prima che la preghiera inizi, il canto si chiude.

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    Le Gerarchie Angeliche – Gli angeli la cui esistenza è stata riconosciuta come una verità di fede dalla tradizione cattolica, sono creature di Dio, ricordate sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento. Anche nella religione ebraica e in quella musulmana le figure degli Angeli rivestono una decisa importanza tra le creature divine; secondo il credo ebraico essi sono preposti alla glorificazione di Dio, mentre per i musulmani essi svolgono una funzione di intermediazione e intercessione tra Dio e gli uomini, analoga a quella cristiana.

    La gerarchie degli Angeli venne classificata in maniera sistematica da Dionigi l’Aeropagita, filosofo e teologo, vissuto probabilmente alla fine del V secolo. A lui è attribuita l’opera De coelesti hierarchia (La gerarchia celeste), in cui, sulla base di alcuni passi delNuovo Testamenti, egli distingue tra gerarchie o sfere di angeli, all’interno delle quali individua rispettivamente tre differenti cori. Questa classificazione, era esemplata sul modello della gerarchia ecclesiastica. Di seguito vi riporto la gerarchia che va dai gradi più alti a quelli più bassi (quindi in direzione opposta a quella seguita da Dante nel Paradiso, che pure la rispetta fedelmente).

     

    Prima Gerarchia:

    Sefaini

    Cherubi

    Troni

     

    Seconda Gerarchia:

    - Dominazioni

    - Virtù

    - Podestà

     

    Terza Gerarchia:

    - Principati

    - Arcangeli

    - Angeli

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    Chi è Bernardo di Chiaravalle – Bernardo di Chiaravalle è una delle principali figure del cristianesimo, del XII secolo. Nato nel 1090, fu ordinato monaco cistercense e fondò l’abbazia di Clairvaux (in italiano: Chiaravalle) in Borgogna. Fu consigliere di sovrani e papi, e predicò a favore della seconda crociata. Fu anche uno dei più grandi mistici del Medioevo e come teologo, avversò le correnti puramente razionalistiche interne al pensiero cattolico. Morì nel 1153. E’ autore di varie opere di meditazione, lettere, trattati e dei Sermones in laudibus Virgnis Matris (Discorsi in lode della Vergine Madre).

    Dante ne fa la propria guida nella parte finale del viaggio ultraterreno, per farsi introdurre alla visione di Dio. E’ probabile che questa scelta dipenda da un lato dalla natura mistica e contemplativa di Bernardo, dall’altro della sua particolare devozione alla Madonna, cui è rivolta la splendida preghiera con cui si apre il XXXIII canto.

    Riassunto Canto Paradiso 31 – Dante è giunto all’Empireo, vera sede di Dio e dei beati. Questi ultimi, con i loro seggi disposti come in un teatro circolare a gradoni, formano una rosa luminosa; mentre glia Angeli, come api, volano da Dio alle anime per portare loro la sua carità. Lo stupore di Dante, giunto a un simile spettacolo dalle miserie e dalle pene del mondo e di Firenze, è maggiore di quello dei barbari che, arrivando dalle loro terre scoprirono la grandezza di Roma. Il poeta contempla la forma generale del Paradiso e si volta per interrogare Beatrice, ma al suo posto vede un vecchio risplendente: questi è stato inviato dalla donna, che ora siede nella candida rosa, per guidarlo nell’ultima e più ardua parte del suo viaggio. Sebbene lontanissima, Dante la vede con chiarezza: la ringrazia per averlo scortato sin l e la prega di assisterlo sino alla morte. Beatrice gli sorride benevola, e torna a guardare Dio Il vecchio allora si presenta: è san Bernardo che, i nome della sua particolare devozione per la Madonna, invita il poeta a guardare ancora la rosa e, in essa, a stessa Vergine: Solo così egli potrà gustare davvero la goia del paradiso. Dante, soccorso dalla grazia di Dio, alza gli occhi e riesce a fissare l margine estremo della rosa dove, festeggiata da mille angeli e confusa di luce, c’è aria. La sua bellezza non potrà essere espressa a Parola. Quando Bernardo certo che Dante può vederla, si rivolge anch’egli a lei.

    Riassunto Canto Paradiso 30 – I cori angelici scompaiono dalla vista di Dante, che rivolge lo sguardo a Beatrice. La donna gli appare nel culmine della sua bellezza, al punto che il poeta non riesce a rendere attraverso il linguaggio il suo aspetto ormai ineffabile.

    Beatrice spiega a Dante che si trovano nell’Empireo, fatto solo di luce, amore e gioia. Qui egli vedrà le due milizie del Paradiso, quella degli angeli e quella dei beati, riunite insieme. I beati gli appariranno con il corpo, che riacquisteranno però solo il giorno del Giudizio Finale. Una luce abbagliante acceca il poeta: come spiega Beatrice,  il saluto che l’Empireo riserva a chi vi giunge, non per togliergli la vista, ma per fortificarlo.

    Così, il poeta riesce a vedere un fiume di luce, tra due rive fiorite, da cui escono faville che si dispongono tra i fiori. Beatrice chiarisce che si tratta di un’immagine figurale che anticipa la vera visione,e per quale Dante non è ancora pronto. Le faville rappresentano gli angeli, mentre i fiori alludono ai beati.

    Dante fissa gli occhi nel fiume di luce e finalmente gli appare la visione reale: il fiume diviene un cerchio e all’immagine dei fiori e delle faville si sostituisce quella delle due corti del cielo, composte dagli angeli e dai beati. Questi ultimi sono disposti in forma di rosa, come in un immenso antiteatro con più di mille crani, mentre gli angeli fanno la spola tra Dio e i beati. Dante appunta la sua attenzione su un seggio vuoto. Beatrice gli spiega che presto verrà occupato dall’imperatore Arrigo VII, che scenderà in Italia per tentare di risollevarne le sorti; a papa Clemente V si opporrà intralciando il suo cammino. Egli morirà comunque presto e sostituirà dei simoniaci in cui sono conficcati i pontefici corrotti.

    Riassunto Canto Paradiso 29 – Beatrice, in silenzio, guarda direttamente Dio per un breve intervallo di tempo. Poi, inizia a parlare, avendo già compreso la domanda ce il poeta vorrebbe rivolgerle. L’amore di Dio creò gli angeli nell’eternità al di fuori dello spazio e del tempo. Le prime sostanze create simultaneamente furono la pura forma, che si dispose in alto a formare le intelligente angeliche, e la materia, che si collocò in basso, sulla Terra; la lro indissolubile unione, invece, andò a formare ciò che sta tra l’Empireo e il globo terrestre, cioè i cieli. Subito una parte degli angeli, appena creati, turbarono la crosta terrestre precipitandovi; gli altri rimasero nell’Empireo e iniziarono a ruotare intorno a Dio. La causa della caduta fu la punizione della superbia di Lucifero. Gli angeli rimasti fedeli furono ammessi alla visione di Dio e resi dunque più perfetti. Si crede che essi esercitino l’intelligenza, la volontà e la memoria proprio come gli esseri umani, ma ciò è falso: essi, infatti, godono perennemente della visione di Dio e vedono tutto simultaneamente, dunque non hanno bisogno di ricordare niente. Beatrice critica aspramente coloro che inventano nuove dottrine sulle verità teologiche o per ignoranza o per mala fede. I predicatori, inoltre, sono pieni di vanità e promettono indulgenze ai fedeli, senza avere realmente la facoltà di dispensarle.

    Infine, Beatrice precisa che gli angeli sono innumerevoli. Dio emana la sua luce su di loro, ed essi la accolgono ciascuno secondo la propria capacità di riceverla. Dio si rispecchia negli angeli, pur restando sempre uno.

    Riassunto Canto Paradiso 28 – Beatrice ha terminato il suo discorso. Dante la guarda negli occhi e vede un punto luminosissimo riflesso in essi. Allora, egli si volta per accertarsi che esso corrisponda a una luce reale, e vede effettivamente un punto luminoso incredibilmente piccolo, attorno al quale ruota velocissimo un cerchio di fuoco, a sua volta cinto da altri otto cerchi Essi sono progressivamente più lenti nel ruotare e meno luminosi, a seconda della distanza dal punto di luce che si trova il centro.

    Beatrice spiega a Dante che da quel punto dipende il cielo e tutta la natura; il cerchio che gli sta più vicino si muove più velocemente perché  stimolato direttamente da esso. Dante si chiede come mai il cerchio più vicino alla terra è quello più lento e lontano da Dio, contrariamente all’immagine che ha davanti agli occhi. Beatrice gli risponde: le sfere corporee, che circondano la terra, sono più grandi o più piccole a seconda della maggiore o minore quantità di virtù in esse diffusa; il cerchio più grande, quello che avvolge tutti gli altri e che risulta più distante dalla terra, corrisponde a quello che contiene più amore ed è più piccolo e più vicino a Dio. Il mondo sensibile, dunque, appare rovesciato rispetto al modello intelligibile che Dante ha davanti agli occhi.

    Dante è rasserenato dalla spiegazione. Beatrice tace e i cerchi risplendono e cantano inni di lode a Dio. Beatrice, allora illustra al poeta la distribuzione delle intelligenze angeliche nei vari cerchi: i Serafini stanno nel primo; seguono i Cherubini e i Troni; nei tre cerchi successivi si trovano Dominazioni, Virtrù e Podestà; negli ultimi tre, infine, i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli. Tutti gli ordini angelici guardano in alto verso Dio e emanano la loro influenza verso il basso. Fu san Dionigi a classificare correttamente le gerarchie angeliche; san Gregorio, invece, si distaccò da lui nel descriverle, errando. A san Dionigi, la corretta disposizione fu rivelata da san Paolo, che l’aveva vista con i suoi occhi.

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    Chi è San Pietro – San Pietro è uno dei dodici apostoli di Cristo. Era un pescatore originario della città di Cafarnao, in Galilea. Gesù mutò il suo nome originario, Simone, in Kefa, che in ramaico significa pietra e in greco si dice Petros. Infatti, nel Vangelo di Matteo Cristo si rivolge a lui dicendogli: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cielo, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ci che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. Dopo la morte di Gesù, Pietro predicò la sua parola e trascorse gli ultimi anni della sua vita a Roma, dove morì da partire, crocifisso a testa in giù nel 67 a. C., durante le persecuzioni dell’imperatore Nerone contro i cristiani. Sulla sua tomba venne edificata nel IV secolo la basilica a lui intitolata, ampliata nel Medioevo e interamente ricostruita nel Cinquecento.

    Riassunto Canto Paradiso 27 – Dante è ancora nell’ottavo cielo, davanti agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni ed ad Adamo. Ora tutto il Paradiso, come in un sorriso cosmico, alza un inno alla Trinità. Ma subito dopo, lo spirito di san Pietro avvampa di rosso tutti i beati. Egli rimprovera sdegnato la decadenza della Chiesa, accusando Bonifacio III: la Chiesa non fu istituita da Cristo e non conobbe il martirio dei primi papi per diventare prenda di ecclesiastici venali, corrotti e indegni, né perché alcuni Cristiani (cioè i Ghibellini) si richiamassero ad essa per combatterli, ed esorta Dante a diffondere la sua profezia.

    Allora, i beati appaiono al poeta come fiocchi di neve in un cielo invernale; ma Beatrice lo invita a guardare in già; egli si renderà conto di quanto spazuio ha percorso e potrà lanciare un ultimo sguardo alla Terra lontana. Poi, ineffabile e, improvvisamente, si sente trascinato nel nono ielo, il Primo Mobile o Cristallino. La donna spiega allora la natura di questo luogo, da cui parte ogni moto cosmico; per contrasto con la sua pace, ella scaglia poi un’invettivo contro gli uomini, che si smarriscono nel peccato. Ma un giorno, annuncia profeticamente, Dio interverrà a riportare in terra la giustizia.