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    I contratti collettivi di lavoro – Cosa sono i contratti collettivi di lavoro

    I contratti collettivi di lavoro sono quei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dalle corrispondenti associazioni dei datori di lavoro contenenti le regole cui sono tenuti a uniformarsi i singoli contratti individuali di lavoro.

    Il contratto collettivo non vincola i sindacati firmatari ma crea obbligazioni fra i soggetti (lavoratori, datori di lavoro) rappresentati dai sindacati stessi. Esso condiziona il contenuto dei successivi contratti individuali di lavoro stipulati dal singolo lavoratore con il proprio datore di lavoro i quali potranno discostarsi dalle disposizioni collettive soltanto per stabilire regole più favorevoli per il lavoratore.

    Questo principio trova attenuazione anche nei rapporti tra il contratto collettivo e le fonti legislative. Infatti, sebbene il contratto collettivo occupi una posizione gerarchicamente subordinata rsipetto alla legge, può derogare le disposizioni di legge purchP in senso migliorativo per il lavoratore.

    La distribuzione del reddito – Cos’è la distribuzione del reddito

    La distruzione del reddito è il modo in cui la ricchezza prodotta nel sistema è ripartita tra i soggetti che hanno contribuito a realizzarla.

    La questione è delicata e causa di forti tensioni all’interno della società. Nello stabilire i criteri di ripartizione della richezza prodotta si finisce inevitabilmente per privilegiare certe categorie sociali a scapito di altre.

    Le classi meglio rappresentate politicamente cercheranno di far valere principi distribuiti a loro più vantaggiosi, magari giustificandoli con la maggiore importanza del loro apporto al benessere collettivo e utilizzeranno gli strumenti giuridici e fiscali più appropriati per imporli.

    La teoria del moltiplicatore – Cos’è la teoria del moltiplicatore

    Nella teoria del moltiplicatore ogni spesa aggiuntiva crea un incremento del reddito pari alla spesa stessa per un coefficiente (moltiplicatore), la cui misura dipende dalla propensione al consumo.

    Il moltiplicatore del reddito – Cos’è il moltiplicatore del reddito

    Il moltiplicatore del reddito misura l’effetto espansivo di una qualsiasi spesa aggiuntiva (investimento privato o pubblico) sul reddito nazionale. La formula del moltiplicatore si ricava mediante pochi semplici passaggi.

    Il moltiplicatore del reddito è il rapporto tra la variazione del reddito nazionale e la variazione della spesa che l’ha originata. Esso è un numer che indica quante volte occorre moltiplicare la spesa aggiuntiva per ottenere il valore effettivo dell’incremento del reddito che quella spesa ha determinato.

    Si può facilmente constatare che quanto più elevato è il valore della propensione al consumo, tanto maggiore è il moltiplicatore.

    Il bilancio economico nazionale – Cos’è il bilancio economico nazionale

    I dati relativi alle risorse e agli impieghi vengono registrati in un importante documento della contabilità nazionale: il bilancio economico nazionale. Si tratta di un documento in cui la vicenda economica del Paese riferita all’anno trascorso viene scomposta in ogni dettaglio, così da risultare quasi una radiografia del sistema economico.

    Esso rappresenta una sorta di bilancio consuntivo che prende in considerazione fenomeni accaduti e che si preoccupa di disaggregare i dati dell’economia in modo da facilitarne la comprensione.

    La produzione nazionale viene suddivisa, ad esempio, per settori e tenuta distinta dai beni importanti; i consumi vengono suddivisi tra quelli privati e quelli pubblici.

    Gli investimenti, oltre che distinti tra beni strumentali e scorte, vengono classificati a seconda che effettuarli siano state le imprese oppure lo Stato,: infine, una voce importante degli impieghi è dedicata alle esportazioni verso i Paesi stranieri. Questo strumento fondamentale della politica economica utilizza i dati annualmente presentai dal Governo al Parlamento nella Relazione generale sulla situazione economica del Paese.

    Il bilancio è strutturato in due parti contrapposte.

    Nella parte delle Entrate vengono registrati i valori del PIL e dei beni e servizi importati da pesi stranieri; tale aggregato costituisce l’insieme delle risorse disponibili e rappresenta l’offerta globale o aggregata.

    Nella parte Uscite sono invece riportati i dati relativi agli impieghi del reddito nazionale, opportunamente suddivisi in consumi, investimenti privati e pubblici e in esportazioni; tale valore aggregato costituisce la domanda globale o aggregata del Paese nel periodo considerato.

    Il reddito nazionale – Cos’è il reddito nazionale

    Il reddito nazionale lordo, abbreviato con RNL,  l’insieme di tutti i redditi percepiti dai residenti in un Paese nell’anno considerato.

    Il ricavato di ciò che viene prodotto finisce in parte ai produttori di beni intermedi e, nella parte rimanente, costituisce il valore aggiunto. Il valore aggiunto viene utilizzato per compensare i soggetti che hanno contribuito alla produzione e che, quindi, finisca per essere tutto distribuito sotto forma di redditi (quindi salari, stipendi, interessi, rendite, profitti).

    E’ dunque possibile affermare che prodotto nazionale e reddito nazionale si riferiscono per lo più alla stessa grandezza globale, sinteticamente definita ricchezza nazionale, solo che lo fanno da angolazioni differenti, la prima avendo di mira l’aspetto produttivo della creazione della ricchezza nazionale, solo che lo fanno da angolazioni differenti, la prima avendo di mira l’aspetto produttivo della creazione della ricchezza, l’altra quello della sua distribuzione tra i fattori produttivi impiegati.

    La coincidenza tra prodotto e reddito nazionali non è tuttavia perfetta, soprattutto in un sistema economico aperto, in cui i soggetti normalmente intrattengono relazioni con soggetti di Paesi stranieri. Si pensi al caso del lavoratore straniero che trasferisce una parte dello stipendio ricevuto per la sua prestazione lavorativa alla famiglia residente nel Paese di origine, evidentemente il valore di quel reddito sarà contabilizzato per intero nel prodotto nazionale, ma nel reddito nazionale.

    Nella realtà, dunque, i valori del prodotto e del reddito nazionali non sono coincidenti, sebbene lo scollamento tra questi dati sia piuttosto modesto, soprattutto se riferito alle cifre iperboliche della contabilità nazionale. A causa di tale modesta differenza, nella pratica i due termini vengono usati indifferentemente per indicare la ricchezza prodotta nel Paese.

    Il prodotto nazionale lordo – Cos’è il prodotto nazionale lordo

    Il prodotto nazionale lordo, abbreviato con PNL, è costituito dalla somma dei valori monetari di tutti i beni e servizi finali prodotti in un anno dagli operatori economici nazionali, quindi dalle imprese, dalla Pubblica amministrazione e dalle famiglie) sia all’interno sia all’estero.

    Il PNL è la somma dei valori monetari: infatti, poiché la produzione di un Paese riguarda i beni e servizi eterogenei che risulterebbe impossibile aggregare, il calcolo del PNL si fa sommando i rispettivi valori monetari, misurabili moltiplicando il prezzo unitario di vendita per la quantità venduta.

    Ad esempio, la produzione nazionale di automobili è pari al numero di auto vendute per il prezzo di vendita di ogni auto, la produzione nazionale di angurie è pari al numero di frutti venduti per il loro prezzo, e via di seguito per tutti i beni e servizi; il prodotto nazionale si ottiene sommando tutti i valori monetari così calcolati.

    Per i beni e i servizi prodotti dallo Stato, che non hanno un prezzo di mercato in quanto sono offerti gratuitamente ai cittadini, il valore viene determinato con un espediente elaborato dalla contabilità nazionale, considerandolo uguale alla somma degli stipendi pagati ai dipendenti pubblici impegnati nella produzione.

    Il PNL è la somma dei valori monetari di tutti i beni e servizi finali: nel prodotto nazionale non vengono considerati i cosiddetti beni intermedi, quelli cioè destinati a entrare nel processo produttivo di altri beni, come le materie prime, i semilavorati, le energie, ma solo quelli utilizzati per scopi di consumo o comunque non produttivi.

    La pressione tributaria – Cos’è la pressione tributaria

    La pressione tributaria indica l’incidenza sul reddito nazionale del prelievo effettuato dallo Stato ai privati con i tributi (ad eccezione dei contributi).

    E’ misurata dal seguente rapporto che di solito viene espresso in percentuale:

    P = T / PIL

    dove T rappresenta i tributi e PIL il Prodotto interno lordo.

    Con l’espressione pressione fiscale si vuole invece intendere il rapporto percentuale tra il complesso dei tributi e dei contributi e il PIL.

    I contributi – Cosa sono i contributi

    I contributi sono prelevamenti coattivi di denaro a carico di determinati soggetti che, anche se non ne fanno richiesta, beneficiano in modo particolare di un bene o di un servizio pubblico.

    Sono contributi, ad esempio, quelli per il Sistema sanitario nazionale, per le pensioni, etc.

    I contributo è richiesto a una determinata ategoria di persone che gode di benefici particolari perché usufruisce di un servizio pubblico di interesse collettivo. Si possono distinguere come segue.

    Contributi di miglioria, pagati per opere pubbliche come strade, canali, opere di sistemazione fluviale, che recano un vantaggio diretto ai proprietari dei terreni o fabbricati ubicati nelle vicinanze. Vanno ricordati, in particolare, i contributi o oneri di urbanizzazione che devono essere pagati ai Comuni.

    Contributi previdenziali, pagati per il servizio di previdenza per la vecchiaia e per l’assistenza.

    Le tasse – Cosa sono le tasse

    Le tasse sono prelevamenti attuati dallo Stato solo se il cittadino usufruisce di un dato servizio, pubblico o divisibile. Nella tassa c’è un legame diretto tra prestazione e controprestazione (ad esempio, le tasse scolastiche per la scuola non dell’obbligo, se frequnta la scuola si pagano, altrimenti no).

    La tassa è il corrispettivo obbligatorio da pagare se richiediamo un servizio pubblico divisibile.

    Esistono vari tipi di tasse: giudiziarie, amministrative, scolastiche. Esse possono essere a riscossione diretta quando vengono versate direttamente nelle casse dello Stato (a mezzo conto corrente postale); a riscossione indiretta quando possono essere riscosse  mediante bollo.