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    Il potere di acquisto – Cos’è il potere di acquisto

    Il potere di acquisto della moneta rappresenta il riferimento più concreto e rilevante del valore della moneta. La moneta, stante il suo carattere inconvertibile e il corso legale, non ha valore di per sé, ma con riferimento alle utilità che posso ricavarne scambiandola. Tanti più beni potrò acquistare con una data quantità di moneta, quanto più elevato sarà il valore di quella moneta.

    Evidentemente, il potere di acquisto della moneta è in relazione inversa con i prezzi dei beni e dei servizi. Se, ad esempio, raddoppia il prezzo della benzina, poniamo da 1 a 2 euro al litro, il valore della moneta si dimezza: adesso non vale più 1 litro di benzina, come prima dell’aumento, ma mezzo litro.

    La domanda di moneta – Cos’è la domanda di moneta

    La domanda di moneta è la quantità di moneta che gli individui detengono mediamente in forma liquida per far fronte alle proprie necessità.

    Non si tratta di stabilire quanta ricchezza i soggetti richiedono, ma quanta essi preferiscono detenere in forma liquida, immediatamente disponibile nel loro portafoglio o in depositi  bancari a vista, anziché in titoli, immobili, depositi bancari vincolati, etc. La questione è economicamente rilevante: tenere in tasca la moneta significa, infatti, non impiegarla in investimenti produttivi, cioè in un attività remunerative.

    L’offerta di moneta – Cos’è l’offerta di moneta

    La quantità complessiva di moneta che circola in un Paese in un determinato momento si definisce offerta di moneta.

    La quantità di moneta in circolazione è un dato capace di influenzare il sistema macroeconomico e, di conseguenza, la possibilità di controllare l’offerta da parte delle autorità monetarie è un importante strumento di politica economica.

    Occorre distinguere tra moneta legale e moneta bancaria.

    Il sistema monetario – Cos’è il sistema monetario

    Si definisce sistema monetario l’insieme delle monete ammesse a circolare in un dato Paese e il complesso delle norme giuridiche e delle istituzioni predisposte per il controllo della loro emissione e circolazione.

    Alla base di ogni sistema vi è l’unità monetaria che in Italia, come in tutti gli altri Paesi facenti parte dell’Unione monetaria europea, è l’euro.

    Attualmente il sistema monetario vigente è quello a carta moneta inconvertibile. Tuttavia, il fenomeno monetario non può essere limitato a una semplice dimensione nazionale. L’intensificarsi degli scambi commerciai internazionali, la nascita di aree monetarie comuni a più Paesi, ha reso indispensabile la costruzione e il potenziamento di un sistema monetario internazionale.

    La moneta elettronica – Cos’è la moneta elettronica

    La moneta elettronica è un surrogato virtuale della moneta legale. In pratica, grazie a determinate procedure, vengono caricati su di una carta a microcircuito o sull’hard disk di un PC, il potere di acquisto, ovvero la moneta da spendere.

    Vi sono due tipi di moneta elettronica.

    Il borsellino elettronico: sarebbe il valore in denaro, che per motivi di sicurezza non può superare un determinato importo, viene caricato, solitamente presso una banca, sotto forma di bit, su una smart card, una carta donata di un microprocessore e priva di banda magnetica.

    La moneta virtuale: essa è costituita da valori monetari registrati nella memoria di un elaboratore. Questo tipo di moneta elettronica si avvale di un procedimento complesso basato su algoritmi di programmazione e su una serie di numeri e di password. In pratica, l’utente titolare di un conto corrente bancario riceve una password che lo abilita a operare su un conto virtuale.

    La moneta commerciale – Cos’è la moneta commerciale

    La moneta commerciale consiste principalmente nelle cambiali.

    Le cambiali sono particolari documenti, titoli di credito, contenenti l’ordine o la promessa di pagare una certa somma di denaro a una data stabilita a favore di colui che presenterà il titolo.

    Chi acquista delle merci, anziché pagare in contanti, può rilasciare al venditore una cambiale con cui promette di pagare l’importo dovuto in un giorno futuro stabilito. Il prenditore della cambiale può attendere la scadenza ed esigere il pagamento del creditore, oppure scontare il titolo presso una banca, ovvero trasferirlo ad altri soggetti apponendo la propria firma sul retro del titolo. Poniamo che il pagamento del computer che abbiamo acquistato si astato rateizzato in 10 rate mensili da 100 euro ciascuna e che il venditore pretenda che gli siano rilasciate 10 cambiali di pari importo. In questo caso il venditore potrebbe attendere le scadenze mensili e presentare il titolo al debitore per il pagamento dei 100 euro; cedere a un altro soggetto, ad esempio ad un fornitore suo creditore, le cambiali mediante una firma apposta sul retro (girata); scontare il titolo presso una banca senza attendere la scadenza del titolo, ricevendo immediatamente una somma in contanti sebbene di importo inferiore.

    Il baratto – Cos’è il baratto

    Il baratto è stato la prima forma di scambio tra soggetti economici, e consiste nella cessione di un bene in cambio di un altro tipo diverso.

    Ad esempio, le popolazioni che vivevano vicino al mare cedevano agli abitanti della montagna il sale, di cui disponevano in abbondanza, in cambio della selvaggina, di cui erano sprovvisti.

    Questa forma primordiale di scambio presenta i seguenti notevoli inconvenienti.

    Ogni trasferimento di merce può avvenire solamente quando si incontrano due soggetti con esigenze contrapposte. In altre parole, occorre la coincidenza fra bisogni dei consumatori e bisogni dei venditori. Se, ad esempio, il calzolaio ha bisogno di un vestito, la sola speranza di coprirsi è legata all’eventualità che il sarto abbia, nello stesso momento, necessità di un paio di scarpe.

    L’indivisibilità dei beni e, quindi, la difficoltà di scambiare prodotti con diverso valore unitario. Se il tempo impiegato per realizzare il vestito è il doppio di quello richiesto per la produzione di un paio di scarpe, il sarto è costretto, suo malgrado, ad accettare due paia di scarpe, non potendo certo cedere mezzo vestito.

    La deperibilità delle merci che ne rende difficile la conservazione e l’accumulo.

    Il baratto poteva funzionare in un’economia primordiale, in cui le relazioni tra i diversi soggetti economici erano rare e scarsamente rilevanti. Con l’intensificarsi dei apporti commerciali e la progressiva specializzazione del lavoro questi inconvenienti si esasperarono e indussero a individuare mezzi di scambio convenzionalmente accettati da tutti. Si cercarono cioè dei beni che fossero in grado di misurare il valore di qualunque altro bene (unità di conto) e fossero accettati indistintamente da tutti i soggetti come mezzi di pagamento.

    La moneta nasce proprio con questa duplice finalità di unità di conto e mezzo di pagamento.

    La distribuzione settoriale – Cos’è la distribuzione settoriale

    La distribuzione settoriale mostra, il differente contributo dei settori economici (primario, secondario e terziario) alla formazione del reddito nazionale. Una tale analisi rappresenta un indice significativo dello stadio evolutivo raggiunto da un Paese.

    Infatti, il eprcorso seguito dai sistemi economici passa da uno stadio iniziale, in cui il reddito viene prevalentemente prodotto dal settore agricolo primario, per passare a uno intermedio, in cui il settore industriale è predominante e concludersi poi, nella fase finale tipica dei sistemi economici più sviluppati, con la prevalenza del settore dei servizi.

    La distribuzione territoriale – Cos’è la distribuzione territoriale

    I dati della distribuzione territoriale vengono solitamente considerati distinguendo un reddito prodotto e reddito distribuito. In tal modo è possibile constatare che non tutto il reddito prodotto in una determinata zona  viene percepito dalla popolazione residente.

    E’ il caso,a d esempio, di quelle aree economicamente sviluppate dove lavorano molti immigrati di regioni o nazionalità diverse che inviano una parte della loro retribuzione alle famiglie nelle zone di origine.

    La distribuzione personale – Cos’è la distribuzione personale

    La distribuzione personale si interessa all’aspetto quantitativo, quindi alla produzione di ricchezza effettivamente assegnata a ciascun soggetto, a ciascuna famiglia, qualunque sia il tipo di reddito percepito.

    L’indagine della distribuzione personale fa emergere il grado di ineguaglianza nella ripartizione della ricchezza tra i componenti di una determinata collettività, e costituisce un valido strumento conoscitivo per gli interventi perequativi di politica economica.

    Grazie all’analisi sulla distribuzione personale si comprendono i livelli di povertà e di benessere della popolazione e si individuano le categorie dei soggetti più o meno svantaggiati in relazione a svariati parametri, quali l’età, il numero di componenti del nucleo familiare, la zona di residenza, il titolo di studio posseduto, etc.