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    L’arricchimento senza causa – Cos’è l’arricchimento senza causa

    L’arricchimento senza causa secondo l’articolo 2041 del codice civile avviene nell’ipotesi in cui un soggetto si arricchisca ingiustamente a danno di un altro.

    I presupposti dell’arricchimento senza causa sono:

    l’arricchimento di una persona;

    la diminuzione patrimoniale di un’altra;

    il nesso di causalità tra arricchimento e diminuzione patrimoniale;

    la mancanza di un motivo che legittimi lo spostamento patrimoniale da un soggetto a un altro.

    Quando si verificano questi requisiti il danneggiato può richiedere la restituzione in natura se l’arricchimento ha avuto per oggetto una cosa determinata, altrimenti un indennizzo economico, corrispondente al valore dell’arricchimento.

    Esempio: chi ha costruito una casetta di legno ha il diritto di farsela restituire (se è facilmente rimovibile), oppure di farsene pagare il valore economico dal proprietario del fondo.

    La richiesta di indennizzo ha carattere sussidiario, in quanto può essere legittimamente avanzata solo se il danneggiato non può esercitare altre azioni (ad esempio, per la perdita del diritto a causa di prescrizione) per tutelare la sua sfera patrimoniale secondo l’articolo 2042 del codice civile.

    L’indebito oggettivo e soggettivo- Cos’è l’indebito oggettivo e soggettivo

    L’indebito avviene quando si effettua u pagamento non dovuto oppure un pagamento dovuto ma a persona diversa dal creditore. Si ha invece indebito soggettivo nel caso in cui un soggetto diverso dal debitore esegua il pagamento di un debito altrui verso il creditore.

    Nel caso dell’indebito oggettivo, se una persona paga un debito insistente ha l diritto di esercitare l’azione di ripetizione, con cui chiede al giudice la restituzione di quanto ha erroneamente pagato. Tale azione si prescrive in dieci anni.

    Se invece u soggetto paga un debito che esiste, ma a persona diversa dal creditore, il pagamento libera il debitore solo in presenza di alcuni presupposti:

    il pagamento deve essere stato effettuato in buona fede a un soggetto che, in base a circostanze oggettive, appariva legittimato a riceverlo;il creditore deve avere manifestato la volontà di accettare il pagamento o averne approfittato.

    Nel caso di indebito soggettivo, chi ha pagato un debito altrui può esercitare l’azione di ripetizione se ricorrono i seguenti presupposti:

    il pagamento è stato effettuato in base a un errore scusabile;

    il creditore non si sia privato in buona fede del titolo o delle garanzie del credito.

    La gestione di affari altrui – Cos’è la gestione di affari altrui

    La gestione di affari altrui avviene quando una persona, detta gestione, compie di propria iniziativa uno o più atti nell’interesse di un’altra.

    L’ammissibilità di questa figura giuridica è subordinata ad alcuni condizioni:

    il gestore deve essere capace di agire;

    la persona per cui si agisce deve trovarsi nell’impossibilità, anche temporanea, di provvedere ai propri interessi;

    la gestione deve essere utilmente iniziata: è dunque sufficiente che essa risultasse utile nel movimento in cui fu intrapresa, anche se poi, successivamente, non si è introdotta in una specifica utilità per il destinatario;

    l’attività intrapresa dal gestore deve avere carattere lecito;

    l’interessato non deve avere espressamente vietato la gestione dei propri affari ad altre persone.

    La gestione di affari altrui produce effetti obbligatori nei confronti di entrambe le parti. Chi inizia a gestire un affare altrui ha l’obbligo di continuarlo e di condurlo a termine, finché ‘interessato non sia in grado di provvedervi da solo; tale obbligo sussiste anche se l’interessato muore prima che l’affare sia terminato, fino al momento in cui l’erede possa provvedervi secondo ‘articolo 2028 del codice civile. Il gestore d’affari ha gli stessi obblighi di un mandatario.

    I titoli di credito – Cosa sono i titoli di credito

    I titoli di credito sono documenti nei quali un soggetto promette o ordina di pagare un determinato importo a favore di un altro.

    Un titolo di credito molto utilizzato è, ad esempio, l’assegno bancario tramite il quale un correntista ordina alla propria banca di pagare una certa somma di denaro alla persona che ha indicato sul documento. Un altro esempio di titolo di credito è la cambiale.

     

    La promessa al pubblico – Cos’è la promessa al pubblico

    La promessa al pubblico corrisponde alla promessa di una prestazione a favore i chi compia una determinata prestazione o di chi si trovi in una certa situazione.

    La promessa al pubblico assume carattere vincolante dal omento in cui viene resa pubblica. E’ possibile che essa contenga un termine; se però esso non è previsto, la promessa perde efficacia qualora, entro un anno da quando è stata resa pubblica, la persona che ha fatto la promessa non riceva la comunicazione che la prestazione si astata effettuata o la situazione si sia verificata.

    Ai sensi dell’articolo 1990 del codice civile, chi effettua una promessa al pubblico può revocarla per giusta causa.

    La ricognizione di un debito – Cos’è la ricognizione di un debito

    La ricognizione di un debito è la dichiarazione con cui una persona riconosce di essere debitrice di una determinata prestazione a favore di un altro soggetto.

    Questa situazione si verifica, ad esempio, se un imprenditore dichiara di essere debitore di 4000 euro nei confronti di un suo fornitore.

    In presenza di una promessa di pagamento o di una riorganizzazione di debito non è il creditore a dover dimostrare la fondatezza del proprio credito, ma è il debitore, cioè chi ha fatto la promessa o ha riconosciuto il debito, che deve eventualmente dimostrare l’invalidità o l’inesistenza della promessa.

    Si parla, in tal caso, di inversione dell’onere della prova, per il fatto che, normalmente, è chi agisce in giudizio per ottenere l’adempimento di un’obbligazione a doverne dimostrare il fondamento.

    Le promesse unilaterali – Cosa sono le promesse unilaterali

    Le promesse unilaterali sono dichiarazioni di volontà con cui un soggetto promette una determinata prestazione a favore di altri.

    Le promesse unilaterali sono tipiche, in quanto producono effetti obbligatori solo nei casi stabiliti dalla legge. Recita infatti l’articolo 1987 del codice civile che la promessa unilaterale di una prestazione non produce effetti obbligatori fuori dei casi ammessi dalla legge. Il nostro diritto riconosce validità alla promessa di pagamento, alla ricognizione del debito, alla promessa al pubblico e ai titoli di credito.

    Il danno biologico – Cos’è il danno biologico

    Il danno biologico consiste nella lesione del diritto dell’integrità fisica e psichica ella persona.

    Chi subisce tale danno ha il diritto di ottenere il risarcimento in termini monetari, indipendentemente dalla perdita di un guadagno, sula base di un giudizio equitativo dell’autorità giudiziaria.

    Il risarcimento del danno biologico risponde al principio costituzionale della tutela della salute, enunciato, dall’articolo 32 della Costituzione: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

    Nel danno biologico rientra qualsiasi tipo di invalidità, anche a solo carattere temporaneo. Il giudice, ai fini della determinazione del danno in termini economici, deve tenere conto di molteplici elementi, tra cui il tipo di lesione, gli effetti che ha prodotto, l’età del danneggiato.

    Chiunque subisca danni da atto illecito ha diritto, oltre al risarcimento, all’esercizio della cosiddetta azione inibitoria, attraverso la quale chiede all’autorità giudiziaria di vietare a una persona di tenere un comportamento lesivo del proprio diritto: questa circostanza si verifica soprattutto quando il danneggiato ha fondato timore che possa essere ripetuto nei suoi confronti il comportamento dannoso.

    Il caso fortuito – Cos’è il caso fortuito

    Ciascuno è responsabile del danno derivante dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito (cioè dovuto al caso): il proprietario di un animale o chi se ne serve, per il temo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito secondo l’articolo 2052 del codice civile.

    La responsabilità oggettiva – Cos’è la responsabilità oggettiva

    La responsabilità oggettiva avviene quando un soggetto deve risarcire i danni causati a terzi indipendentemente da propri comportamenti dolosi o colposi.

    E’ responsabile, in solido con il conducente, il proprietario di un veicolo senza guida di rotaie, indipendentemente da atteggiamenti di colpa. L’unica possibilità per il proprietario di esonerarsi dalla responsabilità solidale consiste nel provare che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la propria volontà: ciò potrebbe verificarsi nell’ipotesi in cui il veicolo gli sia stato rubato.

    Il titolare dell’impresa dei trasporti è quindi responsabile in solido con il conducente del camion.

    Chi è proprietario di un edificio o di altra costruzione, secondo l’articolo 2053 del codice civile, è responsabile dei danni provocati dalla loro rovina, a meno che non riesca a provare che questa non è dovuta a difetto di manutenzione o al  vizio di costruzione. Se, ad esempio, il proprietario di un edificio improvvisamente crollato riesce a dimostrare che il crollo è dipeso dagli effetti di una fuga di gas provocata da un inquilino, non è oggettivamente responsabile dei danni derivati dal crollo.

    Chiunque cagione danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzo adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno.

    Ciascuno è responsabile del danno derivante dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito (cioè dovuto al caso): il proprietario di un animale o chi se ne serve, per il temo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito secondo l’articolo 2052 del codice civile.