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    Il divorzio – Cos’è il divorzio

    Il divorzio è una causa di scioglimento del matrimonio civile o degli effetti civili del matrimonio religioso.

    Anche se nella maggior parte dei casi il divorzio segue la separazione legale dei coniugi, in alcune circostanze può essere richiesto anche senza questo passaggio.

    Ciò è possibile nell’ipotesi in cui un coniuge venga condannato definitivamente per determinati reati, oppure per mancata consumazione del matrimonio

    Nella sentenza con cui pronuncia il divorzio il giudice deve stabilire l’affidamento dei figli a uno dei coniugi, valutando ‘interesse morale e materiale dei minori.

    In base alla legge dell’8 Febbraio 2006 l’affidamento è disposto, se possibile, secondo il principio della condivisione: questo prevede che in caso di separazione e divorzio i figli vengano affidati a entrambi i genitori.

    In caso di affidamento condiviso la potestà è esercitata da entrambi i genitori e ognuno deve ritagliarsi i proprio ruolo all’interno di un progetto educativo dei figli o del figlio concordato insieme al giudice. I genitori hanno il dovere di mettersi d’accordo nel superiore interesse dei figli, superando possibili conflitti, eventualmente rivolgersi a centri specifici di mediazione familiare.

    Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. L’affidamento condiviso risponde in pieno alle finalità dell’articolo 155 del codice civile che prevede: Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore a il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

    La separazione giudiziale – Cos’è la separazione giudiziale

    La separazione giudiziale viene invece disposta dal giudice su richiesta di uno di entrambi i coniugi, qualora questi non siano riusciti ad accordarsi sugli aspetti della separazione.

    Il tribunale, in particolare, deve dichiarare a quale dei coniugi vengono affidati i figli, stabilendo anche la misura in cui l’altro coniuge debba provvedere al mantenimento, all’istruzione e all’educazione di essi.

    Il giudice, quando pronuncia la separazione, può anche disporre a favore di un coniuge un assegno di mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.

    La separazione consensuale – Cos’è la separazione consensuale

    La separazione consensuale, che è la più diffusa, avviene quando i coniugi si accordano su tutti gli aspetti della separazione e si recano davanti aun Tribunale per conseguire il riconoscimento ufficiale.

    Dal momento in cui il Tribunale emette la sentenza di separazione decorrono i tre anni di tempo necessari per ottenere il divorzio.

    Il Tribunale riconosce come valide tutte le decisioni adottate dai coniugi, ma può modificare quelle relative all’affidamento e al mantenimenti dei figli se lo ritiene in contrasto con l’interesse di questi.

    La comunione dei beni – Cos’è la comunione dei beni

    Da un punto di vista dei rapporti patrimoniali tra i coniugi, il regime previsto dalla legge secondo l’articolo 159 del codice civile è quello della comunione dei beni.

    Quando due persone si sposano, in assenza di diverso accordo, entrano nel regime legale della comunione dei beni, nel senso che i beni acquistati da essi dopo la celebrazione del matrimonio appartengono a entrambi nella misura de 50% ciascuno, indipendentemente dalla loro provenienza. Pertanto, nell’ipotesi in cui il marito svolga un’attività lavorativa esterna e la moglie si dedichi alla cura della casa e dei figli, metà del patrimonio accumulato dopo il matrimonio appartiene al marito, l’altra metà invece alla moglie.

    Alcuni beni non rientrano nel regime di comunione; ne sono infatti esclusi i beni di carattere strettamente personale (ad esempio i capi di vestiario), i beni che appartenevano a ciascun coniuge prima del matrimonio, i beni ricevuti in donazione o in eredità da ognuno di essi.

    L’amministrazione dei beni in comune spetta a entrambi i coniugi, che possono agire disgiuntamente per gli atti di ordinaria amministrazione, mentre devono agire congiuntamente per quelli di straordinaria amministrazione.

    Il regime della comunione dei beni , introdotto in Italia per tutelare la parte debole del rapporto matrimoniale, non è obbligatorio, essendo riconosciuta alle parti la possibilità di stipulare un accordo, prima o dopo il matrimonio, per scegliere un regime convenzionale in deroga a quello legale, in particolare il regime della separazione dei beni o quello della comunione convenzionale.

    Il primo rappresenta il regime patrimoniale più semplice, ed è quello più frequentemente scelto in sede di celebrazione del matrimonio.

    Attraverso la comunione convenzionale, invece, i coniugi pattuiscono quali beni sottoporre a comunione e quali no. Al pari della separazione dei beni, tale accordo richiede, a pena di nullità, la forma dell’atto pubblico.

    I diritti e i doveri del matrimonio – Quali sono i diritti e i doveri del matrimonio

    Una volta celebrato il matrimonio, da esso nascono determinati diritti e doveri per i coniugi secondo l’articolo 143, i quali sono posti su un piano di assoluta parità, contrariamente al passato prima della riforma del diritto di famiglia avvenuta nel 1975), quando il marito rivestiva un ruolo di netta superiorità rispetto alla moglie.

    Entrambi gli sposi acquistano l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

    Se viene violato uno di questi obblighi non vengono applicate specifiche sanzioni,, ma l’altro coniuge può chiedere al giudice la separazione.

    La moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito, mente in passato lo perdeva per acquistare quello del coniuge; anche questo è un importante segnale di riconoscimento del rapporto di parità tra uomo e donna nel matrimonio.

    Il matrimonio civile e concordatario – Cos’è il matrimonio civile e concordatario

    Il matrimonio civile viene celebrato in Comune per opera del sindaco o di un delegato.

    Il matrimonio concordatario viene celebrato in Chiesa davanti ad un ministro del culto cattolico.

    Dal matrimonio concordatario, introdotto dai Patti Lateranensi stipulati tra lo Stato e la Chiesa cattolica nel 1929, derivano sia gli effetti religiosi sia quelli civili, nel senso che i coniugi risultano sposati, oltre che per la Chiesa, anche per lo Stato.

    Se intendono sposarsi persone che praticano una religione diversa da quella cattolica, esse potranno ottenere gli effetti religiosi, ricorrendo alla cerimonia prevista dalla loro fede, mentre, per ottenere gli effetti civili, dovranno ricorrere solo al matrimonio civile.

    La celebrazione del matrimonio con il rito ortodosso può produrre solo effetti religiosi.

    Per ottenere gli effetti civili le due persone dovranno contrarre ance matrimonio civile.

    Questa diversità di trattamento tra la religione cattolica e le altre religioni si giustifica considerando che la maggioranza dei cittadini italiani è di tradizione e fede cattolica. Analogicamente, se due persone intendono sposarsi secondo il rito della Chiesa cattolica, ma non seguono le procedure previste per il matrimonio concordatario, il loro matrimonio avrà effetti solo religiosi.

    L’affinità – Cos’è l’affinità

    L’affinità è il vincolo tra una persona e i parenti del su coniuge secondo l’articolo 78 del codice 1 e del codice civile.

    Un persona è affine a uno dei coniugi nella stessa linea e nello stesso grado in cui è parente dell’altro coniuge.

    La legge impone a parenti e affini l’obbligo di prendersi cura di un soggetto che si trovi i stato di bisogno, in particolare sancendo l’obbligo di versare a quest’ultimo gli alimenti. Essi vanno assegnati in proporzione al bisogno di chi li domanda e alle condizioni economiche di chi è tenuto a concederli e non devono superare quanto sia necessario per il mantenimento del bisogno (vestiario, alloggio, cure mediche, vitto), avuto però riguardo alla sua posizione sciale secondo l’articolo 438 del codice civile.

    La parentela in diritto – Cos’è la parentela in diritto

    La parentela in diritto è il rapporto che unisce due o più persone per vincoli di sangue, in quanto discendono da una stessa persona, denominata stipite secondo l’articolo 74 del codice civile.

    La parentela può essere:

    in linea retta, se i parenti discendono gli uni dagli altri, come genitori e figli pure nonni e nipoti;

    in linea collaterale, se i parenti, pur avendo uno stipite comune, non discendono gli uni dagli altri, come due sorelle oppure due cugini.

    La parentela si misura per gradi. Nella linea retta si computano tanti gradi per quante sono le generazioni, escluso lo stipite. Ad esempio, la parentela tra un nonno e un nipote è di secondo grado perché esistono, escludendo lo stipite, due generazioni: quella dei nipoti e quella dei genitori. Nella linea collaterale i gradi si computano salendo a uno ei parenti fino allo stipite comune e da questo discendendo all’altro parente, sempre escludendo lo stipite.

    La legge non riconosce il vincolo di parentela oltre al sesto grado, salvo che per alcuni effetti determinati.

    Il coniugio – Cos’è il coniugio

    Il coniugio è il rapporto che si instaura tra due persone, di sesso diverso, unite tra loro dal vincolo del matrimonio.

    La famiglia legittima e la famiglia di fatto – Cos’è la famiglia legittima e la famiglia di fatto

    La famiglia che nasce dall’unione di due persone unite in matrimonio si definisce famiglia legittima.

    Nella società, però, sono diffuse anche le famiglie di fatto, che sorgono dalla convivenza di due persone non legate dal vincolo matrimoniale e dei figli che eventualmente nascono dalla loro unione. Queste famiglie non hanno la stessa tutela delle famiglie legittime, ma godono comunque di un’ampia protezione giuridica.

    I legami familiari tra persone non unite in matrimonio danno vita alla famiglia di fatto.