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    La comunione ereditaria – Cos’è la comunione ereditaria

    La comunione ereditaria è la situazione che si verifica quando più persone succedono nella qualità di eredi nel patrimonio di una persona defunta.

    Alla comunione ereditaria si applicano le norme sulla comunione in generale. Ogni coerede dispone della propria quota, ma, qualora decidesse di alienarla in tutto o in parte, deve prima offrirla agli altri coeredi, ce sono pertanto titolari di un diritto di prelazione. In qualsiasi momento ogni coerede ha il diritto di chiedere la divisione della comunione, a meno che questa non sia stata espressamente vietata dal testatore, per un periodo però non superiore a cinque anni.

    Il fratello ha il diritto di chiedere la divisione dell’appartamento e gli altri non si possono opporre.

    La divisione ereditaria può essere consensuale o giudiziale. Nel primo caso viene realizzata secondo le condizioni accettate da tutti i coeredi; nel secondo, invece, viene disposta dal giudice, in base alla legge, se i coeredi non trovano un accoro.

    Dato che i suoi fratelli non sono d’accordo sulla divisione, il coerede che la richieste si rivolgerà al giudice, il quale disporrà secondo le norme di legge.

    La successione necessaria – Cos’è la successione necessaria

    La successione necessaria avviene quando determinati soggetti, denominati legittimari, sono ammessi per legge a beneficiare di una quota del patrimonio ereditario, indipendentemente dalle disposizioni contenute nel testamento.

    I legittimari sono:

    il coniuge;

    i figli;

    glia scendenti legittimi.

    Nell’ipotesi in cui l coniuge manchi (ad esempio perché è già defunto) sai figli spettano i due terzi del patrimonio complessivo; se il figlio è uno solo ha diritto alla metà dl patrimonio stesso. Al coniuge spetta la metà se non ci sono figli, mentre se ci sono figli a questi è riservata in parti uguali la metà del patrimonio  al coniuge spetta un quarto: se il figlio è uno solo avrà diritto a un terzo del patrimonio, misura riservata anche al coniuge.

    Gli ascendenti ano diritto ad un terzo dell’eredità se manca il coniuge del defunto.

    Qualora n legittimario si ritenga leso nel proprio diritto può intraprendere l’azione di riduzione, tramite cui chiede la reintegrazione nella parte che gli spetta per legge.

    Sia la figlia sia il marito potranno esercitare l’azione di riduzione che consentirà loro di partecipare all’eredità della defunta nella misura di un terzo ciascuno, quote che saranno tolte dal patrimonio devoluto alla parrocchia.

    Il testamento – Cos’è il testamento

    Il testamento è un atto revocabile con cui un soggetto dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse.

    Il testamento si caratterizza per essere:

    un atto strettamente personale, che non ammette pertanto il ricorso alla rappresentanza;

    un atto revocabile, in quanto il testatore può, in qualunque momento, annullare o modificare le disposizioni precedenti e ogni promessa o patto contrario è nullo;

    un atto formale, in quanto deve essere redatto in una delle forme previste dalla legge, pena la sua invalidità.

    La legge ammette la redazione di un valido testamento nelle seguenti forme:

    il testamento olografo, che è un documento scritto, datato e sottoscritto a meno personalmente dal testatore, con l’indicazione della data di compilazione;

    il testamento pubblico che è un documento scritto da un notaio sulla base delle dichiarazioni a lui rese dal testatore alla presenza di due testimoni e sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio;

    il testamento segreto, che è un documento che può essere scritto dal testatore o da altre persone, facendo anche ricorso a mezzi meccanici, dove poi essere consegnato a un notaio in presenza di due testimoni. Il notaio redige un atto scritto di ricevimento, che deve essere sottoscritto da lui, dal testatore e dai testimoni.

    La legge ammette alcune ipotesi in cui è possibile redigere dei testamenti speciali n considerazione delle particolari circostanze in cui può venirsi a trovare il testatore.

    Queste situazioni sono identificate dal codice civile nel fatto che chi redige il testamento:

    si trovi in un luogo dove domina una malattia contagio;

    sia vittima di un infortunio o di una calamità naturale;

    stia compiendo un viaggio in aereo o in nave;

    stia prestando servizio militare o sia in missioni di guerra.

    La successione testamentaria – Cos’è la successione testamentaria

    La successione testamentaria avviene quando una persona dispone le sue volontà per il periodo successivo alla propria morte tramite testamento.

    Ogni persona capace di agire può, in qualsiasi momento della propria vita, scrivere un testamento, in cui specifica le sue volontà in relazione al destino dei propri beni dopo la morte, nonché altre disposizioni di carattere non economico, come ad esempio il riconoscimento di un figlio.

    La successione legittima – Cos’è la successione legittima

    La successione legittima avviene quando il de cuius non ha redatto un testamento, o ha disposto un testamento solo per una parte dei suoi beni.

    Quando una persona muore senza lasciate testamento, la legge individua nei suoi familiari i soggetti più idonei a ricevere l’eredità, partendo dal presupposto che questa sia anche la volontà del defunto.

    Il codice civile indica nell’articolo 565 le categorie dei successori legittimi:

    il coniuge;

    i discendenti;

    gli ascendenti;

    i fratelli e le sorelle;

    gli altri parenti in linea collaterale fino al sesto grado;

    lo Stato.

    Al defunto succede la prima di tutti il coniuge, che concorre nell’eredità con i discendenti, gli ascendenti, i fratelli e le sorelle escludendo gli altri parenti e lo Stato.

    Seguono poi i discendenti, ovvero i figli, nipoti e pronipoti che escludono tutte le altre categorie di successibili: i figli, in particolare, escludono i discendenti di gradi successivi.

    Gli ascendenti, ovvero i genitori, i nonni e i bisnonni, i fratelli e le sorelle concorrono, nella misura indicata dal codice civile, con il coniuge, sempre che non esistano discendenti.

    Esempio: l’eredità di Irene C. dovrà essere divisa in parti uguali tra i quattro figli, mentre le due sorelle non possono vantare alcun diritto sull’eredità, dato che la presenza dei figli del de cuius esclude ogni altro successibile.

    La successione – Cos’è la successione

    L successione comporta il subentro di una o più persone nella posizione giuridica di altri.

    Essa può avvenire, oltre che per atti tra vivi, per causa di morte (successione mortis causa).

    La successione a causa di morte, in cui la persona definitiva viene giuridicamente identificata come de cuius (espressione latina che indica la persona della cui eredità si tratta), si distingue in relazione al titolo in:

    successione legittima;

    successione testamentaria;

    successione necessaria.

    Possono succedere ad altri per causa di morte le persone fisiche nate o concepite nel momento dell’apertura della successione, nonché in determinati asi, i nascituri.

    La capacità di succedere è inoltre riconosciuta alle organizzazioni collettive.

    Sono esclusi dalla successione coloro che abbiano commesso atti gravi contro il de cuius o i suoi parenti prossimi. Tra gli atti gravi sono inclusi l’omicidio, il tentato omicidio e la calunnia e l’istigazione al suicidio.Le persone riconosciute indegne alla successione possono essere riabilitate tramite una dichiarazione del de cuius contenuta nel testamento o  resa con atto pubblico.

    La successione si apre alla morte della persona nel luogo del suo ultimo domicilio.

    Con l’apertura della successione si apre la fase della delazione ereditaria, che consiste nell’offerta dell’eredità a uno o più soggetti definiti chiamati.

    La successione a causa di morte può essere a titolo universale, conferendo la qualità di erede, o a titolo particolare, che attribuisce la qualità di legatario. L’erede subentra nell’intero patrimonio del de cuius o in una quota di esso. Si assume la qualità di erede con l’accettazione dell’eredità, che comporta anche l’esposizione ai debiti del defunto.

    Il legatario subentra solo nella titolarità di alcuni beni, o di alcuni diritti patrimoniali del de cuius. Può ad esempio succedere che una persona lasci alla figlia erede tutto il suo patrimonio, tranne una raccolta di quadri d’autore che lascia al proprio Comune legatario.

    L’affidamento familiare – Cos’è l’affidamento familiare

    L’affidamento familiare si propone allo scopo di favorire la crescita e l’educazione di un minore che si trovi in una situazione di abbandono temporaneo.

    Possono verificarsi ipotesi in cui un minore, pur non trovandosi nello stato bandono previsto dalla legge sull’adozione, viva una situazione di temporanea mancanza di un ambiente familiare idoneo; questo può succedere quando nella famiglia siano presenti situazioni di difficoltà personale, sociale o economica che incidano negativamente sulla condizione del minore.

    Pensiamo ad esempio all’ipotesi di un bambino i cui genitori siano tossicodipendenti, quindi bisognosi di cure, e non abbia altri familiari che possano provvedere a lui.

    In questi casi può essere disposto l’affidamento, come l’ipotesi in cui i genitori si oppongono, è il Tribunale dei minori che ordina l’affidamento.

    Vengono nominati affidatari preferibilmente famiglie che abbiano figli minori, oppure persone singole che siano ritenute idonee ad assicurare al minore un sano percorso educativo. Se ciò non risulta possibile, si provvede ad assegnare il minore a comunità di tipo familiare.

    L’affidatario assume gli stessi obblighi dei genitori verso i figli minori, sia sotto l’aspetto materiale che sotto quello morale e formativo.

    Quando la situazione di temporaneo abbandono viene a cessare, finisce anche l’affidamento.

    Può però verificarsi che il disagio temporaneo si trasformi in abbandono definitivo, il che renderà possibile l’avvio del procedimento di adozione.

    L’adozione – Cos’è l’adozione

    L’adozione è una procedura legale che serve a riconoscere come figlio una persona nata in un’altra famiglia.

    L’adozione di minori è consentita solo ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni (Ma il periodo dei tre anni può essere raggiunto computando anche un eventuale periodo di convivenza prematrimoniale) e che siano riconosciuti dal tribunale in grado di educare, mantenere e istruire i bambini o i ragazzi che intendono adottare.

    L’età degli adottati deve superare di almeno diciotto e di non altre quarantacinque anni l’età dell minore da adottare.

    Il percorso legale per adottare un minore prevede tre fasi:

    la dichiarazione dello stato di adottabilità;

    l’affidamento preadottivo;

    l’adozione vera e propria.

    o stato di adottabilità viene dichiarato dal Tribunale dei minorenni per quei minori che si trovano in uno stato di abbandono, perché privi di assistenza morale e mentale da parte dei genitori o dei parenti.

    Le situazioni di abbandono dei minori possono essere segnalate da chiunque all’autorità pubblica. I pubblici ufficiali, gli esercenti un servizi di pubblica necessità o gli incaricati di un pubblico servizio devono poi, al più presto, riferire al procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni sulle situazioni di abbandono in cui vengano a conoscenza in relazione al loro ufficio.

    Scaduto il termine di un anno, se il Tribunale valuta positivamente l’inserimento del minore nella nuova famiglia, ne dispone l’adozione definitiva, che fa cessare qualsiasi rapporto giudico con la famiglia di origine. L’adottato assume a questo punto lo status di figlio legittimo degli adottanti, dei quali assume il cognome.

    I figli naturali – Chi sono i figli naturali

    I figli naturali son quelli nati da persone tra loro non coniugate e possono essere riconosciuti da uno o da entrambi i genitori.

    Il rapporto di filiazione naturale nasce con l’atto di riconoscimento che può essere compiuto da uno o da entrambi i genitori. Si tratta di un atto solenne e irrevocabile, di natura personalissima, che può essere compiuto con l’atto di nascita (denuncia ce può essere fatta all’ufficio anagrafico del Comune o direttamente in ospedale), oppure tramite testamento o con una dichiarazione resa a un pubblico ufficiale.

    Ai sensi dell’articolo 261 del codice civile, con il riconoscimento il genitore assume nei confronti del figlio gli stessi obblighi e gli stessi  diritti che egli ha nei confronti dei figli legittimi.

    I figli naturali che siano riconosciuti da entrambi i genitori acquistano il cognome del padre, altrimenti acquistano il cognome del genitore che li ha riconosciuti per primo.

    I figli naturali, equiparati dalla legge ai figli legittimi, possono acquistare lo status di figli legittimi attraverso la legittimazione, che può avvenire tramite il matrimonio dei genitori o per provvedimento dell’autorità giudiziaria.

    Dopo il matrimonio dei suoi genitori il bambino acquista la posizione di figlio legittimo.

    La legittimazione giudiziale può operare nel caso in cui sia impossibile matrimonio dei genitori, come nel caso in cui di loro sia morto.

    Il figlio che non sia stato riconosciuto, purché maggiorenne, può in qualsiasi momento chiede ad un giudice la dichiarazione di paternità e di maternità naturale, fornendo qualsiasi elemento di prova che possa rivelarsi utile.

    I figli legittimi – Chi sono i figli legittimi

    I figli legittimi sono quelli nati da due persone sposate tra loro.

    In relazione alla definizione di figlio legittimo la legge fa riferimento al momento del concepimento, ritenendo legittimo il figlio di due persone che erano sposate al momento del suo concepimento.

    Dato che il momento del concepimento non è certo, il codice civile stabilisce, nell’articolo 232 che si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato quando sono trascorsi centottanta giorni dalla celebrazione del matrimonio e non sono ancora trascorsi trecento giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. Si tratta di una presunzione assoluta.

    La legge presume inoltre, con ammissibilità di prova contraria, che l padre del figlio concepito durante il matrimonio sia il marito della madre. In questo caso siamo di fronte a una presunzione relativa: il marito può infatti fornire la prova che il figlio non è suo attraverso l’azione di disconoscimento di paternità, ovvero che è stata consentita solo in tre casi:

    se i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso tra il trecentesimo e il centottantesimo giorno prima della nascita;

    se durante tale periodo il marito era affetto da impotenza, anche se soltanto di generare;

    se in quel periodo la moglie ha commesso adulterio o ha tenuto nascosta al marito la gravidanza o la nascita del figlio.

    In questi casi il marito ha la facoltà di provare che il figlio ha caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con le proprie, oppure ogni altro fatto che porti a escludere la paternità.