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    I beni complementari e succedanei – Cosa sono i beni complementari e succedanei

    I beni o servizi si dicono complementari quando devono essere usati congiuntamente per soddisfare un bisogno o comunque per accrescere considerevolmente il loro grado di utilità.

    Sono, ad esempio, complementari i rullini fotografici, la carta per la stampa delle foto e la macchina fotografica; sono ancora tra loro complementari l’automobile e la benzina, il casco e lo scanner.

    L’aumento del prezzo di uno di tali ben ha come inevitabile effetto quello di far diminuire la domanda del bene complementare, nonostante che il prezzo di quest’ultimo bene rimanga immutato.

    Se, ad esempio, aumenta l prezzo della carta per la stampa delle foto la domanda di rullini inevitabilmente diminuirà e viceversa. Infatti le variazioni di prezzo del bene complementare incidono sul sacrificio complessivo che il consumatore deve sopportare per soddisfare il bisogno.

    La quantità domandata di un bene è funzione inversa del prezzo dei beni complementari.

    I beni o i servizi succedanei sono quelli che soddisfano lo stesso bisogno seppure con gradi di soddisfacimento differenti per il consumatore.

    Sono succedanei o sostituibili dei nostri rullini per le foto, ad esempio i rullini per diapositive o, per le macchine fotografiche usa e getta; sono ancora tra loro succedanei lo zucchero e i dolcificanti, il burro e la margarina, lo spettacolo cinematografico e il noleggio della videocassetta.

    L’aumento del prezzo del bene succedaneo fa diminuire la domanda i questo bene, secondo il principio della legge della domanda; infatti il consumatore accrescerà il suo interesse per il bene principale. Nel caso contrario, ossia in quella di una riduzione del prezzo del bene succedaneo, il consumatore diminuirà la sua richiesta del bene principale.

    La quantità domandata di un bene è in funzione diretta del prezzo dei beni succedanei.

    La formula è Da = f (Psa).

    I beni succedanei – Cosa sono i beni succedanei

    I beni o i servizi succedanei sono quelli che soddisfano lo stesso bisogno seppure con gradi di soddisfacimento differenti per il consumatore.

    Sono succedanei o sostituibili dei nostri rullini per le foto, ad esempio i rullini per diapositive o, per le macchine fotografiche usa e getta; sono ancora tra loro succedanei lo zucchero e i dolcificanti, il burro e la margarina, lo spettacolo cinematografico e il noleggio della videocassetta.

    L’aumento del prezzo del bene succedaneo fa diminuire la domanda i questo bene, secondo il principio della legge della domanda; infatti il consumatore accrescerà il suo interesse per il bene principale. Nel caso contrario, ossia in quella di una riduzione del prezzo del bene succedaneo, il consumatore diminuirà la sua richiesta del bene principale.

    La quantità domandata di un bene è in funzione diretta del prezzo dei beni succedanei.

    La formula è Da = f (Psa).

    I beni complementari – Cosa sono i beni complementari

    I beni o servizi si dicono complementari quando devono essere usati congiuntamente per soddisfare un bisogno o comunque per accrescere considerevolmente il loro grado di utilità.

    Sono, ad esempio, complementari i rullini fotografici, la carta per la stampa delle foto e la macchina fotografica; sono ancora tra loro complementari l’automobile e la benzina, il casco e lo scanner.

    L’aumento del prezzo di uno di tali ben ha come inevitabile effetto quello di far diminuire la domanda del bene complementare, nonostante che il prezo di quest’ultimo bene rimanga immutato.

    Se, ad esempio, aumenta l prezzo della carta per la stampa delle foto la domanda di rullini inevitabilmente diminuirà e viceversa. Infatti le variazioni di prezzo del bene complementare incidono sul sacrificio complessivo che il consumatore deve sopportare per soddisfare il bisogno.

    La quantità domandata di un bene è funzione inversa del prezzo dei beni complementari.

    Le eccezioni alla legge della domanda – Quali sono le eccezioni alla legge della domanda

    La legge della domanda subisce delle eccezioni: in talune circostanze accade infatti che la domanda auamenti all’auemntare del prezzo. Ciò avviene per almeno due tipi di beni, dalle caratterstiche opposte: i beni dei poveri e i beni di lusso.

    I beni dei poveri sono quelli di prima necessità che non possono essere consumati, come il pane, le patate, etc. Qualora aumentase il prezzo di tali beni il consumatore dovrebbe rinunciare al consumo di alti beni meno importanti, come ad esempio, la carne, compensando questa mancanza con un incemento di consumo del bene primario. In pratca se aumentasse il prezzo delle patate o del grano, la popolazione diminuirebbe la domanda i carne, in quanto, per sfamarsi i più poveri aumenterebbero proprio il consumo delle patate e del grano. Questo fenomeno, studiato per primo dall’economista scozzese Roberto Griffen, viene indicato come paradosso di Giffen.

    Un’altra eccezione riguarda i beni di lusso. Questi beni assolvono a una funzione di status symbol: con la loro ostentazione il soggetto manifesta la propria colocazione sociale (si pensi a orlogi preziosi, gioielli, auto di lusso, etc.). Per tali beni l’effetto ostentazione è tanto più garantito quanto più elevato è il prezzo, perciò la loro domanda cresce con l’aumentare del prezzo. Tale fenomeno è noto come effetto di Veblen.

    La legge della domanda – Cos’è la legge della domanda

    La domanda di un bene varia in funzione inversa rispetto al suo prezzo: al crescere del prezzo la domanda diminuisce e viceversa; questa è la legge della domanda.

    Per esempio: Luigi si reca in un negozio con l’idea di acquistare dei rullini per la macchina fotografica. In base al prezzo a cui li troverà in vendita, Luigi deciderà la quantità da acquistare. Così ad esempio se costassero 4 euro ciascuno sarebbe disposto ad acquistarne uno solo; se invece costassero 2,50 euro, potrebbe comprarne due.

    La funzione della domanda – Cos’è la funzione della domanda

    In relazione tra la domanda e i fattori che la influenzano prende i nome di funzione della domanda.

    Anticipando quello che sarà meglio analizzato nei prossimi paragrafi, diciamo che la domanda individuale di un determinato bene o servizio che chiameremo A (Da) è in funzione (f) dei seguenti elementi:

    del suo prezzo (Pa);

    del prezzo dei beni o servizi complementari di A (Pca);

    dl prezzo dei beni o servizi succedanei di A (Psa);

    del reddito del soggetto acquirente (Y);

    di elementi soggettivi, come i gusti, l’influenza della pubblicità, la moda, le motivazioni psicologiche e sociologiche, etc. (G).

    Pertanto la funzione della domanda può essere espressa nel seguente modo:

    Da = f (Pa), f (Pca), f (Psa), f (Y), f (G).

    Ciascun elemento influenza in maniera differente la domanda.

    La domanda è in funzione diretta, o direttamente proporzionale, se le loro variazioni n aumento o in dominuzione provocano una modifica dello stesso segno nella domanda; per altri invece la funzione  inversa, o inversamente proporzionale, se le corrispondenze sono di segno contrario.

    La domanda individuale e collettiva – Cos’è la domanda individuale e collettiva

    Per domanda individuale si intende la quantità di una determinata merce (bene o servizio) che un soggetto è disposto ad acquistare a un certo prezzo in un dato momento storico.

    La domanda individuale quindi non indica i beni o i servizi effettivamente acquistati, ma quelli che il consumatore ha intenzione di acquistare a un prezzo determinato.

    Essa varia da soggetto a soggetto, in relazione ai gusti, agli interessi e alle necessità di ognuno e al periodo storico cui si riferisce.

    La somma delle domande individuali costituisce la domanda collettiva.

    L’equilibrio del consumatore – Cos’è l’equilibrio del consumatore

    Secondo il principio razionalistico del tornaconto, come sappiamo, il consumatore con le risorse di cui dispone, mira a ottenere la massima soddisfazione dei suoi bisogni. E’ questo il suo punto di equilibrio.

    Possiamo facilmente esprimere questo stesso concetto utilizzando le curve d’indifferenza e la retta di bilancio.

    Il consumatore sceglierà una delle combinazioni di beni che si trovano contemporaneamente sulla retta di bilancio, limite estremo invalicabile, dove tutto il reddito viene consumato, e sulla curva di indifferenza più lontana dall’origine dove l’utilità è maggiore.

    E’ facile comprendere che questo punto in comune tra la retta di bilancio e la curva di indifferenza più distante dall’origine è il punto di tangenza tra le due linee.

    Esso rappresenta, nell’analisi ordinalista, l’equilibrio del consumatore.

    Con strumenti diversi, ma mossi dalla stessa esigenza, anche gli economisti ordinalisti elaborano dunque la loro legge e individuarono il punto di equilibrio del consumatore. Le conclusioni rispetto alla teoria cardinalista non sono dissimili, sono solo espresse in maniera diversa. Sarebbe possibile, anzi, dare la prova matematica che la combinazione dei nni del punto di tangenza corrisponde al paniere di beni nel momento in cui le utilità marginali ponderate dei beni sono uguali.

    La retta di bilancio – Cos’è la retta di bilancio

    Non tutte le infinite curve di indifferenza sono accessibili. Esiste un imite alle scelte del consumatore, un confine all’interno della famiglia di curve ce non può essere valicato e che è rappresentato dalla retta di bilancio. Per disegnare tale retta occorrre introdurre due nuovi elementi:

    il prezzo delle dosi dei beni;

    il reddito a disposizione del consumatore;

    Supponiamo ce il consumatore del nostro esempio disponga di un reddito di 120 euro e ce i prezzo del bene A (gelato) sia di 12 uro, mentre quello del bene B (pizza) sia 10 euro.

    Se il consumatore volesse spendere tutto il suo reddito nell’acquisto di un solo bene, potrebbe procurarsi al massimo 10 gelati (120/12) oppure 12 pizze. (120/10).

    Possiamo esprimere questo concetto con una funzione:

    Y = Pa x A + Pb x B

    dove Y è il reddito disponibile, Pa e Pb sono i prezzi dei due anni, A e B le rispettive quantità.

    Se il consumatore acquista solo il bene A, allora B = 0, di conseguenza A = 120/12; A = 10. Se invece acquista solo il bene B, allora A = 0; ne deriva che B = 120/10; B = 12.

    Il saggio marginale di sostituzione – Cos’è il saggio marginale di sostituzione

    II saggio marginale di sostituzione è il rapporto tra la diminuzione di un bene e l’incremento dell’altro.

    Esempio: per ottenere un gelato in più il consumatore è disposto a cedere 2 pizze, il tasso marginale di sostituzione è 2. Il saggio marginale di sostituzione misura la pendenza della curva di indifferenza.

    Tra l’altro le curve più distanti dall’origine degli assi sono quelle che rappresentano le combinazioni di beni a utilità più elevata. Evidentemente ciascun consumatore cercherà, nei limiti dei suoi mezzi, di spingersi il più possibile verso le combinazioni che risiedono sulle curve più distanti.

    Osserviamo che le curve non si intersecano mai. Esse sono perfettamente parallele. Infatti l’ipotetico punto di incontro tra due curve esprimerebbe il paradosso di un giudizio di indifferenza tra combinazioni formate da quantità maggiori e minori di entrambi i beni.