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    Le obbligazioni naturali – Cosa sono le obbligazioni naturali

    Le obbligazioni naturali corrispondono a doveri di carattere morale o sociale, senza essere veri obblighi giuridici.

    Tra le obbligazioni naturali rientrano i debiti che derivano da un gioco o da una scommessa, i debiti già scaduti, il pagamento di alimenti a favore di famigliari che non abbiano alcun diritto di pretenderli. Nell’ipotesi in cui il debitore non “onori” un’obbligazione naturale, dato che essa non ha creato rapporti obbligatori, il creditore non può rivolgersi all’autorità giudiziaria per ottenere l’adempimento. Se però fa fronte all’adempimento in modo spontaneo, il debitore non può pretendere la restituzione di quanto ha pagato. Se dunque, ad esempio, una persona perde al gioco 2000 euro, si possono verificare due ipotesi al livello giuridico:

    non paga e il creditore non può avvalersi dei mezzi processuali;

    paga e in tal caso non potrà poi rivolgersi a un giudice per farsi restituire i soldi, anche se derivassero da gioco d’azzardo.

    IN pratica nelle obbligazioni naturali il diritto non ritiene necessaria un’attuazione forzata, ma preferisce affidarsi alla coscienza dei singoli, che dovrebbe spronarli all’adempimento di un obbligo morale.

    Le obbligazioni parziarie – Cosa sono le obbligazioni parziarie

    Le obbligazioni parziarie sono le obbligazioni in cui ciascuno dei creditori di uno stesso debitore può esigere da questi solo la sua parte di credito (parziarietà attiva), ovvero quelle in cui ciascuno dei debitore di uno stesso creditore può essere costretto a pagare solo la sua parte (parziarietà passiva).

    Quando ci sono più creditori si presume, per legge, la parziarietà del rapporto obbligatorio, a meno che non risulti una diversa volontà delle parti.

    Una particolare categoria di obbligazioni è quella delle obbligazioni naturali, ossia obbligazioni che, pur non comportando rapporti obbligatori tra le parti, producono effetti giuridici.

    Le obbligazioni solidali – Cosa sono le obbligazioni solidali

    Le obbligazioni solidali sono quelle obbligazioni in cui, esistendo più debitori, il creditore può rivolgersi a uno solo di essi per ottenere l’adempimento.

    Colui che ha “pagato” per tutti potrà poi rivolgersi agli altri condebitori per ottenere da ciascuno la parte dovuta. L’esercizio di tale diritto si definisce giuridicamente azione di regresso.

    L’aggettivo “solidale” indica l’esistenza di un vincolo in forza del quale ciascun debitore può essere costretto a pagare tutto il debito contratto insieme ad altri debitori; deriva dal significato più comune del termine solidarietà, che è il sentimento di aiuto reciproco che lega i membri di una collettività.

    La norma tutela ovviamente il creditore, facilitandolo nella riscossione della prestazione: ciò risponde all’esigenza di tutelare lo sviluppo commerciale e di far quindi prevalere l’interesse generale rispetto a quelli particolari.

    Il codice civile detta la presunzione relativa di solidarietà, ovvero che in presenza di una pluralità di debitori, si deve presumere che uno solo possa essere chiamato a rispondere per tutti, a meno che sia stato disposto diversamente tra le parti (ammissibilità di prova contraria).

    Le fonti delle obbligazioni  - Quali sono le fonti dell’obbligazione

    Si dicono fonti delle obbligazioni gli atti e i fatti da cui nasce un rapporto giuridico obbligatorio.

    In base all’articolo 1173 c.c. le fonti delle obbligazioni sono:

    il contratto, cioè l’accordo tra due o più persone volto a costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale;

    il fatto illecito, cioè l’atto che procura ad altri un danno ingiusto: chiunque compia un’azione da cui derivano dei danni li deve poi risarcire;

    ogni altro atto o fatto idoneo a produrre obbligazioni. La figura più rilevante di fronte delle obbligazioni diversa dal contratto e dal fatto illecito è rappresentata dai titoli di credito, che sono documenti in cui è incorporato il diritto di ottenere una determinata prestazione.

    Gli elementi dell’obbligazione – Quali sono gli elementi dell’obbligazione

    Gli elementi dell’obbligazione sono:

    i soggetti (il debitore e il creditore);

    la prestazione;

    il vincolo giuridico tra le parti.

    Il debitore è il soggetto passivo del rapporto e spetta a lui tenere un dato comportamento per soddisfare un interesse altrui.

    Il creditore è il soggetto attivo, che può pretendere un comportamento altrui nel proprio interesse.

    La prestazione  è il comportamento che deve essere tenuto dal debitore a vantaggio del creditore.

    In forza del vincolo giuridico il debitore è tenuto a eseguire la prestazione a favore del creditore, che ha il diritto di ottenerne l’esecuzione.

    L’obbligazione – Cos’è l’obbligazione

    L’obbligazione è un rapporto giuridico in base al quale un soggetto, debitore, deve tenere un determinato comportamento, chiamato prestazione, a favore di un altro soggetto, creditore.

    I diritti che nascono da un obbligazione si distinguono dai diritti reali per le seguenti caratteristiche:

    la loro relatività, contrapposta all’assolutezza dei diritti reali; essi infatti possono essere fatti valere solo nei confronti di uno o più soggetti determinati:

    per il loro oggetto; mentre i diritti reali si riferiscono a beni materiali, i diritti obbligatori si riferiscono a comportamenti personali;

    per la loro mediatezza; per essere realizzati, infatti, hanno bisogno della collaborazione di qualcuno, cioè del debitore, oltre che della legge;

    per la mancanza del carattere della tipicità; sono infatti ammesse tutte le obbligazioni che la volontà delle parti è in grado di costituire, con il solo limite del rispetto della legge.

    Gli elementi dell’obbligazione sono:

    i soggetti (il debitore e il creditore);

    la prestazione;

    il vincolo giuridico tra le parti.

    Il debitore è il soggetto passivo del rapporto e spetta a lui tenere un dato comportamento per soddisfare un interesse altrui.

    Il creditore è il soggetto attivo, che può pretendere un comportamento altrui nel proprio interesse.

    La prestazione  è il comportamento che deve essere tenuto dal debitore a vantaggio del creditore.

    In forza del vincolo giuridico il debitore è tenuto a eseguire la prestazione a favore del creditore, che ha il diritto di ottenerne l’esecuzione.

    La servitù prediale – Cos’è la servitù prediale

    La servitù prediale consente nel peso imposto sopra un fondo per l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario.

    Presupposto di acquisto diritto reale è l’esistenza di due fondi appartenenti a proprietari diversi, non necessariamente vicini, ma tali da poter risultare legati da un rapporto di utilità. Su uno dei due fondi (chiamato fondo servente) viene imposto un peso che comporta un vantaggio per l’altro fondo (detto fondo dominante). Questo peso può consistere nel dovere di tollerare una determinata attività dell’altro proprietario.

    Il peso proprio della servitù può consistere nell’astenersi dal fare qualcosa che, in altre circostanze, si avrebbe diritto di effettuare (ad esempio, non sopraelevare la propria abitazione). Non può invece corrispondere a un obbligo di fare imposto al proprietario: in questa ipotesi si tratterebbe, infatti, di una obbligazione, non di un diritto reale, perché riguarderebbe la persona anziché un bene materiale.

    Le servitù sono classificate in diverse tipologie, che comportano effetti pratici diversi per ciascuna di esse:

    si dicono affermative le servitù in cui il proprietario del fondo servente deve tollerare azioni da parte del proprietario dominante; si dicono invece negative quelle in cui il peso consiste nel non fare determinate cose;

    sono continue le servitù che, una volta costituite, non richiedono ulteriori attività relative al loro esercizio. Sono discontinue quelle che comportano ogni volta attività specifiche.

    Sono apparenti le servitù la cui esistenza è riconoscibile attraverso determinate opere; sono servitù non apparenti le altre.

    La superficie in diritto – Cos’è la superficie in diritto

    La superficie è il diritto di fare o di mantenere una costruzione sopra o sotto il suolo altrui, acquistando solo la proprietà della costruzione.

    La titolare dell’edicola, pertanto, ha un diritto di superficie sul terreno di proprietà comunale.

    Le ragioni che giustificano il diritto di superficie sono prevalentemente di natura economica; esso infatti consente a determinati soggetti di acquistare la proprietà di beni, di per sé destinati a una durata limitata nel tempo, senza dover sostenere spese eccessivamente elevate, visto che non è dovuto il valore del fondo su cui sorgono.

    Il diritto reale di superficie, chiamato anche proprietà superficiaria, può essere costituito a tempo determinato in perpetuo, e può essere liberamente ceduto dal titolare. Esso può estinguersi per scadenza del termina, per non uso ventennale, per consolidazione e per rinuncia del titolare.

    L’usufrutto – Cos’è l’usufrutto

    L’usufrutto è il diritto di godere di una cosa altrui, traendo da essa ogni utilità, con l’obbligo però di rispettarne la destinazione economica.

    Quando esiste una situazione di usufrutto, per evidenziare le forti limitazioni cui è sottoposto il diritto di proprietà, si parla di nuda proprietà.

    In pratica, il proprietario privato del diritto di godimento, conserva solo quello disposizione del bene, vale a dire la possibilità di venderlo o di donarlo. Proprio per il fatto di costituire una limitazione molto forte al diritto di proprietà, l’usufrutto ha una durata massima, corrispondente alla vita dell’usufruttuario, se questi è una persona fisica, ovvero a trenta anni, se si tratta di un ente collettivo.

    L’usufrutto può essere costituito:

    per contratto, quando il proprietario di un bene cede ad altri l’usufrutto su di esso, oppure vende il bene riservando a sé l’usufrutto. Quest’ultimo caso può verificarsi ad esempio, quando una persona anziana con basso reddito vende la nuda proprietà della casa riservandosi il diritto di abitarci fino alla morte;

    per testamento, quando una persona riserva a un soggetto il diritto di usufrutto su un bene che lascia in eredità ad altri;

    per usucapione, quando acquista l’usufrutto su un bene chi ne abbia esercitato gli specifici poteri per un certo periodo di tempo senza opposizione del proprietario;

    per disposizione di legge, quando la legge dispone che a determinati soggetti spetti l’usufrutto su beni altrui. Nel caso dei minorenni, ad esempio, i genitori sono usufruttuari, per legge, dei beni dei figli. Ciò è stato disposto per consentire loro di esercitare adeguatamente la potestà.

    Il contratto di multiproprietà – Cos’è il contratto di multiproprietà

    Il contratto di multiproprietà deve essere redatto in forma scritta a piena di nullità e si deve assicurare all’acquirente il diritto di ripensamento, vale a dire la facoltà di recedere dal contratto, purché esercitata entro un determinato tempo (normalmente dieci giorni) dalla stipulazione dell’accordo. SI prevede inoltre la nullità di eventuali patti in cui sia prevista la rinuncia di uno o più comproprietari ai diritti previsti dalla legge. La ripartizione delle spese è proporzionale alla scelta e alla durata del periodo.