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    Riassunto Canto Purgatorio 21 – Dante è ancora preso dallo stupore e dalla curiosità per il terremoto e per l’improvviso risuonare dall’inno di cui ha narrato nel finale del canto precedente.

    All’improvviso, si presenta loro uno spirito, solo e non affitto da pene. Virgilio gli narra di venire dal Limbo e di accompagnare Dante, ancora vivo, all’Eden; poi, chiede informazioni su quanto è accaduto. L’anima spiega che in Purgaotiro non ci sono alterazioni atmosferiche o naturali, e che il monte trema quando un’anima si sente finalmente purificata: allora tutti gli spiriti purganti, per celebrare l’evento, intonano un canto di Gloria. In questo caso, è stato lui ad aver compiuto il proprio percorso: dopo cinquecento e pi anni di pene, si è sentito libero da ogni scoria di peccato. Virgilio allora, gli chiede chi sia.

    Inizia qui la parte di canto analizzata. Si tratta del latino Stazio, autore della Tebaide e dell’Achilleide: egli divenne poeta per la grande ammirazione nutrita per Virgilio, che rimpiange di non aver conosciuto di persona, essendo nato dopo la sua morte. Dante sorride, perché Stazio non sa che Virgilio è proprio lì davanti a lui, e, sebbene la sua guida gli faccia cenno di trattenersi, non ci riesce. Stazio si stupisce di questa reazione e Dante gli rivela l’identità di Virgilio. Per Stazio l’emozione è tale che egli, dimenticando di essere uno spirito senza corpo, si china per abbracciare le gambe del poeta tanto amato: e questi, che fraternamente gli ricorda la loro natura incorporea, si sente rivolgere una sincera dichiarazione di affetto.

    Riassunto Canto Purgatorio 20 – Dante e Virgilio riprendono il cammino in silenzio. Mentre procedono lentamente, sentono delle voci proclamare esempi di povertà. Il primo riguarda la Vergine Mari,a che partorì Gesù nella miseria di una mangitoia. Il secondo riguarda il console romano Caio Fabrizio Luscinio, che non si lasciò corrompere e morì povero. ante si avvicina all’anima che li ha pronunciati: sta ancora proclamando il terzo esempio su san Nicola, che riscattò tre ragazze dalla prostituzione. E’ Ugo Capeto, capostipite della casa reale di Francia. Desideroso che i suoi discendenti degeneri siano puniti, profetizza subito la sconfitta di Filippo IV il bello, re di Francia in quegli anni. Poi racconta di come, morti tutti i membri dell’antica dinastia, tranne uno che si era fatto monaco, egli stesso divenne sovrano. Con l’acquisto della Provenza il casato reale non ebbe più ritegno ad accumulare possedimenti e ricchezze. Poi Carlo, continua a raccontare Ugo, venne in Italia, uccise Corardino, figlio di Federico II, e fece assassinare san Tommaso. A questo punto Ugo profetizza la discesa in Italia di Carlo di Valois, e il tradimento con cui egli si alleò ai Neri di Firenze per scacciare i Bianchi. Il suo tentativo di riconquistare la Sicilia fallirà, mentre Carlo II d’Angiò arriverà a vendere la propria figlia per stringere alleanze politiche Infine, Ugo profetizza l’episodio dello schiaffo di Anagni: papa Bonifacio VIII verrà fatto prigioniero e umiliato dagli emissari di Filippo il Bello, che sarà responsabile anche della soppressione dell’ordine dei Templari. Dopo aver chiesto a Dio di vendicarlo, Ugo spiega a Dante che le anime proclamano durante il giorno gli esempi di virtù: di notte invece quelli di avarizia punita. Essi hanno per protagonisti Pigmalione che uccise il marito della sorella Didone per appropriarsi delle sue ricchezze; Mida, che mutava in oro tutto ciò che toccava; l’ebreo Acàn, che rubò un bottino offerto a Dio; Saffira e il marito, che tentarono di ingannare san Pietro; Eliodoro che voleva rubare nel tempio di Gerusalemme; Polinestore che uccise il cognato Polidoro per avidità. Allontanatisi da Ugo Capeto, Dante e Virgilio interrompono bruscamente il loro cammino: un terremoto scuote la montagna mentre risuona altissimo l’inno Gloria a Dio nell’alto dei cieli.

    Riassunto Canto Purgatorio 19 – E’ ll’ora prima dell’alba. Dante, ancora addormentato, sogna una donna balbuziente, storpia, pallida e con le mani deformi. Nel sogno egli la guarda senza accorgersi dei suoi difetti fisici: la donna risponde ai suoi sguardo parlando e cantando: dice di essere una sirena che trattiene e seduce i marinai in mezzo al are. Giunge un’altra donna, dell’aspetto santo, a richiamare l’attenzione di Virgilo: ella, stracciando le vesti della femmina balbuziente, ne mostra finalmente l’orrido aspetto. A questo punt Dante si sveglia. Il soleè alto nel cielo. Una angelo indica ai due poeti il varco per la quinta cornice; scuotendo leggermente le ali, emana un leggero soffio e proclama la beatitudine dedicata a coloro che piangono.

    Lasciato l’angelo, Dante ripensa al suo sogno. Virgilio gli spiega che l’incantatrice apparsagli rappresenta la seduzione che i beni terreni esercitano sull’uomo. Incoraggiato dalla sua guida, Dante riprende a camminare rapidamente. I due giungono alla quinta cornice: le anime, giacendo bocconi per terra, piangono e pronunciano un versetto dei Salmi che inizia con le parole Adhaesil pavimento.

    Virgilio chiede indicazioni sul percorso e uno dei penitenti risponde dicendo loro di tenere sempre la destra. Dante gli chiede di presentarsi. E’ Adriano V, papa nel 1276, per poco più di un mese. Desideroso di glorie e potere, egli si rese conto tardi del suo peccato e della falsità dei beni terreni. Come in vita gli avari ebbero gli occhi fissi sulle cose mondane, così ora essi hanno il volto fisso a terra: come da vivi non operarono bene così adesso hanno mani e piedi legati. Colpito da queste parole Dante fa per inginocchiarsi. Adriano lo ferma: tutti sono ugualmente servi di Dio nell’aldilà, dove non esistono gerarchie o differenze sociali. Infine, il papa dice a Dante di andar via per lasciarlo piangere, e di chiedere a sua nipote Alagia di pregare per lui.

    Riassunto Canto Purgatorio 18 – Dante e Virgilio proseguono la loro conversazione dottrinaria. Dante chiede alla sua guida di spiegargli cosa sia l’amore e il modo in cui esso dia origine al bene e al male. Il poeta latino lo definisce come un’inclinazione che sorge naturalmente nell’animo e che lo piega verso ciò che gli piace; tale inclinazione si trasforma in desiderio, che c’è per placarsi solo quando è appagato. Non è detto, precisa Virgilio, che l’amore si realizzi in forme positive. L’anima è naturalmente disposta al bene, ma l’uomo è dotato della facoltà di giudizio, che è del tutto libera. Pur ammettendo che gli amori potenzialmente rivolti al male sorgano spontaneamente e liberi nell’animo, sta all’individuo ricorrere alla propria capacità di giudizio e respingerli. Intanto è quasi mezzanotte. Giunge, correndo con ardore, un gruppo di anime: sono gli accidiosi che in vita furono lenti nell’amore rivolto al bene; essi ricordano due esempi di sollecitudine di virtù opposta all’accidia. Il primo riguarda Maria, che, non appena seppe della gravidanza della cugina Elisabetta, si affrettò ad andare a trovarla. L’altro esempio è tratto dalle imprese militari di Cesare, che conquistò fulmineamente la Spagna.

    Virgilio chiede ai penitenti di indicare il punto per accedere alla cornice superiore. Risponde l’abate di san Zeno di Verona. Egli predice che di lì a poco morirà un uomo che sconterà il peccato compiuto contro quella abbazia. Si tratta di Alberto della Scala, signore di Verona, morto nel 1301; egli impose come abate il proprio figlio naturale Giuseppe. Si avvinano intanto due anime che proclamano esempi di accidia punita. Il primo riguarda gli Ebrei, che perirono perché stanchi di camminare verso la terra promessa, si ribellarono a Mosé: il secondo riguarda invece i Troiani al seguito di Enea, che si fermarono in Sicilia e non proseguirono il viaggio con il condottiero per evitare fatiche e rischi. Allontanatesi queste due anime, Dante si lascia andare ai pensieri e si addormenta.

    Riassunto Canto Purgatorio 17 – Il sole sta tramontando. Dante e Virgilio sono appena usciti dalla densa nube di fumo entro cui stanno gli iracondi. Dante ha immediatamente delle visioni in cui gli appaiono gli esempi di ira punita. Il primo, tratto dalla mitologia classica, riguarda Progne: avendo suo marito Toreo usato violenza alla sorella Filomela, la donna si vendicò dando in pasto all’uomo le carni del figlioletto; gli dei, poi, la mutarono in usignolo. Il secondo esempio, come consueto, è biblico: Aman, ministro del re di Persia Assuero, tenta di fare crocifiggere il giusto Mardocheo per poi sterminare gli altri Ebrei. Il re, scoperto il piano grazie a Ester, moglie di Mardocheo, si vendica crocifiggendo l’esempio ministro. Il terzo esempio è tratto dall’Eneide, la regina Amata, madre di Lavinia, promessa in sposa ad Enea, si uccide in preda al furore vedendo arrivare le truppe dei Troiani si era infatti disperatamente opposta al matrimonio. Dante immagina che a parlare, davanti alla madre morta, sia Lavinia.

    Un forte bagliore ridesta il poeta: è l’angelo ce li aspetta al passaggio alla cornice successiva. Sul primo gradino Dante avverte un soffio sul viso (viene così cancellata un’altra P incisa sulla sua fronte); mentre alle sue spalle risuona il motto della settima beatitudine, che celebra i pacifici.

    Sta calando la notte. Date sente che gli vengono meno le forze per proseguire, poiché come aveva avvertito in precedenza Sordello, sul Purgatorio non è possible procedere con il buio. Volgendosi a Virgilio, il poeta gli chiede dove precisamente si trovino. Sono nella cornice degli accidiosi, che furono lenti a compiere il bene. Virgilio va avanti nella spiegazione. Il Creatore e tutte le creature sono dotate d’amore. Nelle creature proviene o dall’istinto (amore naturale), che è dato da Dio, o da libera scelta (amore d’animo): Il primo tipo non sbaglia mai, perché è ispirato dal cielo; il secondo, invece, è soggetto all’errore perché libero e perché soggetto alla volontà umana. Finché esso è diretto in primo luogo a Dio e poi, secondo la giusta misura, ai beni terreni, non può condurre al peccato. Ma se si volge al male oppure al ben con una sollecitudine minore o maggiore di quella richiesta, allora l’uomo pecca contro Dio. I peccati nascono, dunque, da un amore errato. Poiché è impossibile che le creature odino il Creatore o se stesse, l’unico male che esse possono amare si rivolge al prossimo, ed è di tre specie. La prima d luogo alla superbia, la seconda all’invidia, la terza all’ira, colpe che vengono espiate nelle prime tre cornici del Purgatorio. Se l’amore che spinge l’uomo verso Dio è lento si cade nel peccato di accidia, punito nella quarta cornice. Infine, l’amore eccessivo verso beni imperfetti è purificato nelle ultime tre cornici della montagna: la quinta, la sesta e la settima, dedicate rispettivamente agli avari e prodighi, ai golosi, ai lussuriosi.

    Riassunto Canto Purgatorio 16 – Dante e Virgilio si trovano nella terza cornice. Essa  immersa in un’oscurità più fitta di quella infernale o di quella di una notte nuvolosa e senza stelle. I due poeti procedono nel buio, come ciechi. Dante non si stacca dalla sua guida. Si sentono delle voci che cantano l’inno Agnus Dei: poi un’anima, accortasi della presenza dei due pellegrini, li interroga.

    Dante spiega che, ancora vivo, sta compiendo il suo viaggio per volontà di Dio, e chiede a sua volta notizie al penitente. E’ Marco Lombardo, uomo di corte dell’Italia settentrionale, che si presenta come amante della virtù che il presente sembra aver dimenticato. Dante gli chiede le ragioni della corruzione del mondo. Gli uomini, risponde Marco, attribuiscono la ragione delle cose unicamente agli influssi celesti. Ma se fosse realmente così, non esisterebbe il libero arbitrio, cioè la facoltà di scegliere concessa da Dio agli uomini e non avrebbe senso ricevere in premio la felicità per il bene computo, e la dannazione per il male. Gli astri danno solo un impulso iniziale all’uomo: ma questi, dotato della ragione per distinguere il bene e il male, rimane libero. La sua anima esce dalle mani del Creatore semplice e pura, priva di idee e di esperienze; così segue ciò che le dà piacere e facilmente si inganna. Per questo sono necessari la legge e un governo terreno. Ma sebbene le leggi esistono, nessuno le applica. Dovrebbe farlo l’autorità imperiale, che però si mostra assente e distratta. Non è la natura umana ad essere corrotta, ma è la mancanza di una guida terrena a rovinare il mondo. L’autorità papale ha soffocato quella imperiale, assumendosi anche il potere temporale. Marco chiede il suo discorso rievocando l’antica Lombardia delle corti e i suoi rappresentanti migliori: Corrado dei Conti di Palazzo da Brescia, Guido da Castello, un certo buon Gherardo. Alla domanda di Dante, che chiede maggiori notizie di quest’ultimo, l’anima si interrompe, dicendosi stupita che Dante non ne abbia mai sentito parlare. I poeti sono ormai giunti al limite della cornice e Marco deve tornare indietro.

    Riassunto Canto Purgatorio 15 – Sono le tre del pomeriggio. Dane prosegue il suo cammino con Virgilio, quando un riflesso di luce abbagliante lo costringe a ripararsi gli occhi. Il poeta latino gli spiega che quella luce proviene dall’angelo che li condurrà alla terza cornice. Una vola raggiunta, la creatura celeste indica una salita tagliata nel monte e i due poeti sentono giungere dalle loro spalle un canto che inneggia alla misericordia, ricordata come la quinta beatitudine nel discorso della montagna di Gesù.

    Poi, su richiesta di Dante, Virgilio spiega che l’invidia è provocata dall’attaccamento ai beni terreni, mentre il desiderio di beni spirituali si trasforma in amore. Più numerosi sono coloro che si volgono a Dio e ai beni spirituali, maggiore sarà la loro beatitudine.

    A questo punto Dante ha delle visioni, in cui gli si mostrano degli esempi i mansuetudine, virtù opposta all’ira, le cui pene sono espiate nella terza cornice. La prima ha per oggetto un episodio narrato nel Vangelo di Luca Gesù, dodicenne, viene smarrito tra la folla di Gerusalemme dai genitori, che lo ritrovano dopo tre giorni al tempio mentre parla con autorità ai dottori della legge. Sua madre, la Vergine, anziché rimproverarlo si rivolge a lui con dolcezza. Nella seconda visione, appaiono a Dante una donna e un uomo: sono Pisistrato, tiranno di Atene, e sua moglie che, piena di rabbia e sdegno, chiede al marito di uccidere un giovane che per strada aveva baciato la figlia. Pirstrato le chiede allora cosa dovrebbero fare ai loro nemici, se riservano la morte a quelli che li amano. L’ultima visione è dominata da una folla in preda all’ira che uccide un giovane lapidandolo: è il martirio di santo Stefano, che in punto di morte continuava a pregare il Signore perché perdonasse i suoi assassini. Dante si risveglia confuso. Virgilio lo riscuote e, quando il poeta tenta di spiegargli cosa abbia visto, lo previene spiegandogli che egli ne conosce già il contenuto. Da lontano i due scorgono una fitta coltre di fumo.

    Riassunto Canto Purgatorio 14 – Dante e Virgilio proseguono il loro cammino nella seconda cornice. Il canto si apre con le battute di due anime che si interrogano sull’identità di Dante e sull’eccezionalità della sua presenza in Purgatorio, poiché egli è ancora vivo. Uno dei due penitenti si rivolge direttamente al poeta chiedendogli chi sia. Il poeta risponde dicendo semplicemente che viene dalla Toscana; gli usa una parafrasi per indicare Firenze, sua città di origine, omettendo però sia il nome di essa, sia quello dell’Arno. Uno dei due spiriti si chiede perché egli abbia taciuto il nome del fiume, e l’altro coglie l’occasione per pronunciare una lunga invettiva contro le popolazioni della Val d’Arno. La parola Arno merita di essere dimenticata, tanto sono corrotte le genti che stanno nei suoi pressi. Gli abitanti del Gasentino sono detti brutti porci; gli aretini sono chiamati botoli, cioè cani di piccola taglia: i fiorentini sono lupi: i pisani volpi. Poi l’anima accanto, profetizza che suo nipote diventerà persecutore dei Fiorentini: allude a Fulcieri da Calliboli che nominato podestà di Firenze nel 1302, fece strage tra i Bianchi, perseguitandoli e uccidendoli, dietro compenso da parte dei Neri. A questo punto lo spirito rivela di essere Guido del Duca, signore romagnolo, e che con lui c’è Rinieri da Càlboli.  Comincia qui la rassegna degli antichi signori di Romagna, noti per valore e generosità, virtù ormai scomparse nei loro discendenti degeneri. Guido ha una tale nostalgia per quel mondo cortese, e prova un tale dolore per la sua scomparsa, che è costretto a interrompere il discorso fra le lacrime.

    Dante e Virgilio, allora, si congedano e si allontanano. Sentono, a questo punto, due voci: sono gli esempi di invidia puniti da Dio. La prima voce, che dice: Mi ucciderà chiunque i troverà, e quella di Caino, figlio di Adamo ed Eva, che assassinò il fratello Abele: la seconda è la voce di Aglauro: figlia del re di Datene, era così ostile all’amore tra Mercurio e sua sorella Erse, che il dio la tramutò in statua. Il canto si chiude con le parole di Virgilio, che depreca l’indifferenza degli uomini verso il bene che Dio ha loro destinato.

    Riassunto Canto Purgatorio 13 – Dante e Virgilio giungono alla seconda cornice del Purgatorio. Non vi sono figure scolpite sulla roccia: la parete e la via, di un colore livido, appaiono spoglie. Virgilio rivolge una preghiera al sole, guida del cammino dei pellegrini, affinché indichi con i suoi raggi il percorso da seguire. I due poeti proseguono rapidi per un miglio, quando sentono delle voci di spiriti invisibili. La prima voce è quella della Vergine Maria quando alle nozze di Cana, accortasi che era finito il vino, lo comunicò a Gesù affinché provvedesse. La seconda voce è quella di Pilade, amico fraterno di Oreste, figlio di Agamennone: egli si fece avanti per offrire la propria vita per quella dell’amico in pericolo di morte. La terza voce ripete la legge evangelica annunciata da Cristo, Amate i vostri nemici.

    Virgilio spiega a Dante che nella cornice sono puniti gli invidiosi e che quelli che hanno appena udito sono gli esempi di carità, virtù ai quali i penitenti devono ispirarsi poiché contrapposta al loro vizio; poi, invita Dante a osservare bene le anime addossate sulla parete della roccia. Quella vista si rivela straziante: le ombre, che pregano pronunciando le litanie dei santi, hanno mantello dello stesso colore scuro della roccia, e indossano miseri panni, appoggiandosi l’una alle spalle dell’altra. Dante li paragona a dei mendicanti ciechi: infatti, questi penitenti non vedono perché hanno le palpebre cucite con il fil di ferro, ma dai loro occhi scorrono ugualmente abbondanti lacrime. Commosso e turbato, Dante decide di manifestarsi alle anime, che non possono vederlo; chiede dunque se c’è qualcuno di origine italiana. Un’anima subito gli risponde, precisando che lì in purgatorio tutti sono cittadini di una stessa patria. A parlare è la nobildonna senese Sapia, della famiglia dei Salvani, che confessa a Dante il suo peccato: ostile ai suoi concittadini, in occasione della sconfitta inflitta ai Senesi dai Fiorentini nel 1269. Sapia gioì a tal punti della sventura altrui da rivolgersi a Dio in maniera blasfema. Pentirsi alla fine della vita, si trova già in Purgatorio grazie alle preghiere pronunciate per lei da Pier Pettinaio, francesano senese venerato come santo per l’onestà e la bontà della sua condotta. Su richiesta della donna, Dante spiega di essere vivo. L’anima, infine, gli chiede di riferire ai suoi parenti che è salva in Purgatorio.

    Riassunto Canto Purgatorio 12 – Lasciato Oderisi da Gubbio, Dante e Virgilio proseguono ne loro cammino. Virgilio invita Dante a volgere lo sguardo verso il basso: nuovi bassorilievi scolpiti alla via raffigurano esempi di superbia punita. Ne sono descritti tredici: Lucifero precipitato dai cieli; il gigante Briareo, che si ribellò a Giove e per questo venne fulminato; gli altri giganti uccisi e fatti a pezzi da Apollo, Minerva e Marte; Nombrot che costruì la torre di Babele; Nuobe, i cui quattordici figli furono uccisi per la superbia con cui si era vantata della sua numerosa prole; Saul primo re d’Israele, che, sconfitto in battaglia, si suicidò; la tessitrice Aracne che osò sfidare Minerva e che perciò fu da lei trasformata in ragno; Robamo, re d’Israele, costretto a fuggire dalle tribù che gli si erano ribellate contro; Alcmeone, fulminata per aver rivelato il nascondiglio del marito, l’indovino Anfiarano, in cambio di un gioiello prezioso; Sennacherìb, re di Assiria, ucciso dai figli,, che ne punirono l’atteggiamento spezzante nei confronti di Dio: Ciro, re di Persia, che, incurante delle ire di Tamiri, regina degli Sciti, ne aveva fatto uccidere il figlio e da lei venne decapitato; Oloferne, generale degli Assiri, mozzato del capo dalla coraggiosa ebrea Giuditta; la città di Troia, incendiata e raa al suolo dai greci.

    Virgilio richiama l’attenzione di Dante, assorto ad ammirare i bassorilievi: un angelo vestito di bianco, infatti, sta andando incontro ai due poeti. Condotti Dante e Virgilio attraverso un passaggio ricavato nella roccia, l’angelo batte le ali sulla fronte di Dante. I due poeti, quindi, riprendono il cammino. Da dietro giunge una voce angelica che canta Beati pouperes spiritu. Dante si sente improvvisamente più leggero; Virgilio gli spiega che l’angelo ha cancellato dalla sua fronte la prima delle sette P, quella riferita al peccato della superbia: procedendo nella salita egli si sentirà sempre più leggero.