Materie Scolastiche

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    Visualizza gli articoli pubblicati in data ottobre 13, 2013

    L’uso degli articoli in italiano – Nell’italiano dei tempi di Dante, gli articoli erano usati secondo regole diverse da quelle di oggi. Per noi conta la relazione di suono tra l’articolo e la parola che lo segue: perciò diciamo “il sacco”, ma “io sciame”, “i sacchi”, ma gli sciami e perciò è un errore dire il gnocco o il zaino, come accade per influsso di alcuni dialetti. Anticamente, contava invece la posizione dell’articolo all’interno della frase. Per questo Dante scrivo lo tuo volume anziché il tuo volume. Il bello stile anzichè il bello stile, per lo tuo me anziché per il tuo meglio.

    Sono usi scomparsi, e che sopravvivono eccezionalmente. In pochi casi fossili.

    Il significato di Noia – La parola noia arriva dall’italiano del provenzale enoja, che la conia dalla luczione latina in odia, “avere in odio”. Il suo significato originario è quindi “fastidio, pena” (si conserva ancora oggi nel vermacolo toscano, in espressioni come dare noia, il cui significato è infastidire). Solo in seguito ha prevalso il senso attuale di tedio.

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    Dante nella Selva – Riassunto di Dante nella Selva Oscura

    Senza sapere come, Dante si è smarrito in una selva oscura. Di lì, scorge un colle illuminato dal sole. Fa per raggiungerlo, quando si frappongono al suo cammino prima una lonza, poi un leone, infine una lupa amelica. Spaventato, indietreggia, ma improvvisamente appare un’ombra: è l’anima del poeta latino Virgilio, che Dante ha sempre ammirato come proprio maestro e di cui ora invoca l’aiuto. Virgilio spiega che per vincere la lupa (allegoria come le altre due fiere, dei peccati che impediscono all’uomo di raggiungere la salvezza eterna) occorrerà un veltro (cioè un cane da caccia, oscura allegoria di un fautore di rinnovamento politico e morale). Ma ora, Virgilio condurrà Dante attraverso l’Inferno e il Purgatorio, per affidarlo poi a un’anima beata che lo guiderà in Paradiso: solo conoscendo il mondo ultraterreno egli potrà purificarsi e salvarsi. I due poeti inizieranno così il loro viaggio.

    La Legge del Contrappasso – La Legge del Contrappasso nell’ordinamento morale dell’inferno e del Purgatorio viene stabilita da Dante che stabilisce le pene dei dannati e delle anime espianti secondo la legge del contrappasso. Essa costituisce in parte un’applicazione del principio giuridico della legge del taglione, che si trova anunciata nell’Antico Testamento – Il celebre motto “occhio per occhio, dente per dente”, che implica, all’interno della Commedia, i peccati commessi in vita vengano puntii nell’aldilà con pene adeguate e proporzionate alla colpa. Il diritto medioevale prevedeva questa forma di punizione e rappresaglia vendicativa, esercitata sia dalle istituzioni statali sia dai singoli individui. Ma Dante, a differenza del principio biblico e della sua applicazione giuridica, elmina la componente di paura vendtta; ogni anima è nell’aldilà ciò  che decise di essere in vita; ciascuna prosegue il percorso morale che intraprese nel moondo durante la propria esistenza storica, in base alle proprie libere scelte ma anche alle condizioni oggettive nelle quali si trovò a vivere. Il principio del contrappasso è spiegato chiaramente dal trovatore Bertrand de Born, punito nella nona bolgia dell’ottavo cerchio dell’inferno, tra i seminatori di discordia.

    Il contrappasso generalmente, viene applicato da Dante in due modi per analogia e per contrasto. Si ha analogia quando la pena ricalca gli effetti del peccato: è il caso, ad esempio, ei lussuriosi, che vengono trascinati dalla violenta bufera infernale proprio come in vita si lasciarono trascinare dalla violeza del peccato ha carattere metaforico. Gli indovini invece, piti nella quarta bolgia dell’otttavo cerchio, ebbere la presunzione in vita di guardare avanti nel futuro: nekll’aldilà secondo un contrappasso per contrasto, sono costretti a camminare a ritroso con il viso girato indietro veso la schiena.

    Nel Purgatorio il contrappasso funziona unicamente per contrasto: le anime si sono già pentite e devono espiare la loro disposizione al peccato, contrastandola. Esse accolgono con gioia la pena, perché sanno ce essa li avvicinerà alla beatitudine.

    Cos’è il Peccato – Cos’è il Peccato e la definizione di Peccato

    Il concetto di peccato è strettamente connesso a quelli di male e di colpa. Originariamente, nelle religioni arcaniche, il peccato ora concepito come una sorta di forza o addirittura di materia impura che si diffondeva tra gli individui di una comunità della quale occorreva purificarsi attraverso riti specifici. Questa impurità si manifestava attraverso l’infrazione di tabù che speso avevano a che fare con la sessualità. Nel momento in cui si sviluppa il concetto di fede, il peccato viene messo in relazione direttamente con la divinità; esso diventa una forma di negligenza o di trasgressione consumata ai danni degli dei, che richiede il castigo e l’esplazione solo in una fase succcessiva, con lo sviluppo della moneta religiosa, sono considerati peccati anche quelle azioni delittuose commesse da un uomo ai danni di un altro uomo, e non più esclusivamente ai danni della divinità.

    Nella religione greca antica non esiste un concetto vero e proprio di peccato, così come non esiste un’idea di fede religiosa. None ssendo fondata su un insieme di verità rivelate, la religione greca presupponeva l’osservanza di pratiche e riti. Più che peccatori, coloro che non osservano tali riti erano definiti empi. In un sistema simile dunque, erano centrali le nozioni di purità e impurità, che vanno intese non in senso morale ma in senso materiale e sociale. Affini alla nozione d peccato sono, invece, i concetti di hybris e d amatia. Il primo va inteso come oltrepassamento di un limite stabilito; il secondo significa invece errore.

    Si tratta di due nozioni centrali nella tragedia greco.

    Un altro aspetto significativo presente nell’Antico Testamento, che è divenuto fondante per il cristianesimo, è l’universalizzazione del concetto di peccato: l’umanità vive in una perenne condizione di peccato, dominata da una sorta di disposizione innata al male.

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    Il Viaggio di Dante – Il Viaggio di Dante inizia prima dell’alba del giorno 8 Aprile 1300, venerdì santo, e si conclude il 13 Aprile. Accompagna il poeta nella discesa agli inferi e poi fino sulla vetta della montagna del Purgatorio il latino di Virgilio, autore dell’Eneide, che qui è anche figura della ragione umana.

    Il nostro pianeta è concepito come un corpo sferico diviso in due parti: l’emisfero delle acque e quello delle terre emerse, dove si trovavano tutte le zone abitabili dall’uomo. Al centro dell’emisfero delle terre sorge la città di Gerusalemme e nei suoi pressi si trova l’accesso all’Inferno. Questo è immaginato come un’enorme voragine a forma di cono rovesciato con il vertice al centro del pianeta. Le sue pareti, per lo più rocciose, si restringono verso il basso formano nove gradoni di dimensioni irregolari (oltre  una zona preliminare detta Antinferno); che per la loro forma Dante chiama cerchi o gironi, destinati ad accogliere i dannati secondo i peccati da loro commessi.

    Le pene vengono attribuite in virtù della legge del contrappasso che stabilisce una relazione con il tipo di peccato o per analogia o per opposizione. Come spiega Virgilio nell’XI canto, la classificazione dei peccati è ispirata all’Etica Nicochea di Aristotele. Il primo cerchio, o Limbo, riunisce le anime dei bambini morti senza essere stati battezzati e dei grandi uomini del mondo pagano. Non patiscono alcuna pena fisica, ma è loro preclusa la vista di Dio. I cerchi che vanno dal secondo al quinto sono destinati agli incontinenti, coloro cioè che non hanno saputo dominare i loro istinti (lussuriosi, golosi, avari e prodighi, iracondi e accidiosi). Al confine con il sesto cerchio, si trovano la palude Stigia e, presidiate da chiedere di diavoli, le mura della città di Dite: esse cingono gli ultimi quattro gironi. Nel sesto si trovano gli eretici, nel settimo i violenti, nell’ottavo i fraudolenti (cioè coloro che hanno usato l’inganno), nel nono i traditori. L’ottavo cerchio è il più complesso: si divide in dieci bolge, cioè sacche (da qui il nome Malebolge), fssati nella roccia riservati rispettivamente a seduttori, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordie, falsari. Dopo l’ottavo cerchio si trova il pozzo dei giganti, che si ergono come torri. Il nono e ultimo cerchio, interamente ghiacciato, corrisponde al fondo dell’Inferno ed è suddiviso in quattro zone: Caina, in cui sono puniti i traditori dei parenti, gli ospiti, Giudecca, in cui sono i traditori dei benefattori. Qui, conficcato nel ghiaccio del lago Cocito, sta Lucifero, che ha tre volti e maciulla continuamente nelle sue tre bocche Giuda, traditore di Cristo, fondatore della Chiesa, Bruto e Gassio, traditori di Giulio Cesare, fondatore dell’Impero. E’ questo il centro della terra, duque il luogo più lontano da Dio. Uno stretto cunicolo, la natural burella, permette di uscire dall’Inferno e di raggiungere il Purgatorio.